E volta al cavaliere con atto donnescamente benigno:

— Messere, gli disse, così Dio ammollisca il cuore al padre della Bice, come io ardentemente lo desidero.

E Guglielmo, chiestole, ed ottenutolo, di baciarle la mano per atto di grato animo:

— Madonna, le disse baciandogliela, tanto sono dolci le vostre parole che non possono fallire all'effetto loro; nè può esserci cuore tanto duro che ad esse non si ammollisca; e non può fare che per opera vostra io non sia consolato del tutto, così caro e così buono mi parve il vostro aspetto al primo vedervi, tanto che non dubitai di reputarvi il mio angelo custode.

Quanto soavi sonassero queste parole a suor Anna, non penerà a indovinarlo il lettore, che abbia seguito con attenzione il mio racconto, e sappia per conseguenza qual fosse il cuore della badessa verso Guglielmo; la quale, per non intenerirsi troppo, risposto qualche tronca parola alle gentilissimo di Guglielmo, e dato a tutti cortese commiato, ritornò nella cella più tranquilla e più quieta; ed i quattro compagni, ristoratisi un poco dal prete di S. Niccolò, e montati poscia a cavallo, non restarono finchè furono a Settimello, dove cenato e dormito, la mattina maestro Cecco, frate Marco e Guglielmo cavalcarono a Firenze, e vi giunsero a mezza terza.

CAPITOLO XXIX. IL RITORNO.

Maestro Cecco e Guglielmo andarono diviato al palagio dove il duca e la duchessa gli aspettavano ansiosamente, perchè Cecco aveali per uomo apposta avvisati che il tal dì ci sarebbero e alla tal ora. Le feste che il duca, e la duchessa, e tutti i cavalieri della corte fecero a Guglielmo non potrebbero descriversi a parole. Il duca volle sapere ogni fatto della battaglia sotto Pistoja, e più che altro, rispetto alla qualità della persona di Castruccio, di fronte a cui si era trovato personalmente Guglielmo, il quale cavallerescamente lo celebrò dinanzi a tutti per valentissimo e prode signore. La duchessa non cessava di domandargli come fosse andato il fatto della sua ferita; come essa fu grave; quanto egli soffrì, e come ora si sentiva. A che rispose il cavaliere che della ferita poco calevagli, ma solo era rimasto accorato dell'impresa fallita; che ora si sentiva aitante della persona come mai fosse; e che ardeva solo del desiderio di poter dare a monsignore lo duca novella prova della sua devozione ed affetto: aggiungendo che tutto doveva a maestro Cecco il suo buono stato presente, per amore delle tanto assidue ed amorose cure prestategli.

Sentendo la duchessa attribuire alle assidue cure di Cecco quasi tutto il merito del buono stato del cavaliere, fece un atto di dispetto, e guardò sinistramente esso Cecco, il quale, avendole appunto gli occhi addosso, se ne accorse benissimo, e le disse con atto umile quanto più si può:

— Madonna, la guarigione del nobile cavaliere non si deve attribuire a niuna virtù mia propria, ma alla virtù che le stelle influiscono su certe erbe: io ho il solo pregio di avere studiato ogni via ed ogni modo da servire con tutto amore monsignor lo duca, e voi massimamente, madonna, che tanto efficacemente mi raccomandaste messere Guglielmo.

La duchessa non diede a Cecco veruna risposta; e niuno si accorse dell'atto stizzoso ch'ella fece, perchè nel tempo stesso tutti gli altri cavalieri della corte erano intorno a Guglielmo, opprimendolo di mille domande, informandolo degli apparecchj che si facevano per la prossima guerra, e un monte di altre simili cose.