UNA GITA DEGLI ALPINISTI SUL MEDIO EVO
Anni sono si fece un gran ridere di quel tale che, studiando attentamente una carta geografica, domandato che cosa cercasse, rispose: Cerco il Medio evo, del quale parlano spesso le storie; e come egli è ancor vivo e verde, tutti, ed egli lo sa, lo mostrano a dito per ciò, e gli amici suoi spesso spesso ne lo mettono in canzonella. Accadde non molto tempo fa che al nostro Carlíno (colui dal Medio Evo) capitò tra mano la Guida della Montagna pistojese di quel talentaccio dell'illustre e venerando prete Tigri, cittadino pistojese; leggendo la quale s'imbattè a pagina 143 nel seguente periodo: «Su questo poggio rimangono ancora le antiche torri, avanzo di tali arnesi di guerra del medio evo, alto sul livello del mare metri 822.»
Lette tali parole, fece un salto dall'allegrezza; e fregandosi le mani, esclamò: «Lo vedete se avevo ragione? E quei ciuchi mi canzonavano!» Il nostro Carlíno era della società degli Alpinisti, come erano que' suoi amici che spesso lo canzonavano; e però la sera medesima si mise in tasca la sua brava Guida del Tigri, e andato là, quando vide che vi erano tutti: «Dite un po', amici carissimi, non siete voi quelli che mi canzonate sempre del Medio evo? Guardate qui;» e fece leggere ad uno per uno quel periodo, che parla del Medio evo alto sopra il livello del mare. E letto che ebbero: «Che vi pare, continuò, avevo ragione di cercare il Medio evo sulla carta? Imparate a far il dottore, ed a schernire quelle cose, che la vostra ignoranza vi fa credere errori. Ecco qui: il Medio evo, signori riveriti, è uno dei più graziosi monti dell'Appennino pistojese; e non ve lo dico io, ma ve lo dice il più illustre fra' pistojesi scrittori, il veneranda prete Tigri. Ridete ora di lui, se avete coraggio.» Quegli Alpinisti si guardarono sbalorditamente in viso l'un l'altro, non sapendo raccapezzarsi come stesse quella cosa del Medio evo alto sopra il livello del mare 822 metri: e come tra loro i più non erano áquile per la dottrina, tennero vere le parole di Carlíno e del venerando Tigri; e proposero di andar a fare una gita su questo Medio evo, per la quale assegnarono il giorno del prossimo giovedì. Fra que' buoni diavoli vi era un capo armonico, il quale più e più volte aveva riso alle spalle del Tigri per questo singolare error di sintassi, e per gli altri suoi sformati spropòsiti di ogni genere: a costui, che si chiamava Pietro, venne in mente di pigliarsi un poco di spasso de' suoi colleghi e del prete Tigri ad un tempo; e però, affinchè il loro abbáglio non si dileguasse per istrada col domandare che facessero di questo Medio evo; egli disse che altra volta vi era stato, e si profferse loro per guida. Venuto il giovedì, la mattina a brúzzico erano tutti in punto, e sfilarono gloriosi e trionfanti su per Capo di strada, scortati da quattro muli carichi d'ogni ben di Dio.
Pietro aveva detto loro che il Medio evo era un grazioso poggio a levante di Popíglio; e però sarebbe stato opportuno il fermarsi a fare uno spuntino a Popíglio, per poi andare con maggior lena al termine della loro gita, e quivi sulla sera fare un buon pasto. I valorosi Alpinisti, cominciata che fu l'erta, salivano potentemente e allegramente su per quei monti, di sorte che arrivaron lassù a Popíglio senza punto sentirsi stanchi; dove rinfrescátisi, e trattenútisi un'oretta o così, ripresero via per quella piaggia deserta, nè penarono molto ad offrirsi dinanzi a' loro occhi alcune torri diroccate, alla vista delle quali Pietro esclamò: «Compagni, èccoli là quegli arnesi del venerando prete Tigri: gli arnesi di guerra che là vedete sono gli avanzi di quel Medio evo, che nel tempo dei tempi fu ricetto inespugnabile de' baroni di S. Marcello; e la cui memoria ha rinfrescata l'illustre guidajuolo della nostra montagna. Lassù moviamo il passo animosanmente: lassù ammireremo e mangeremo.» E tutti mossero animosamente i loro passi, gridando: Viva il Medio evo, Viva il Tigri!
Quella orribile pettata[45] per altro parve loro molto faticosa, ed arrivaron lassù mezzi trafelati; ma non senza ammirare la òrrida bellezza del luogo, non senza una lieta compiacenza di aver superato in sì piccolo tempo una vetta sì ardua. Calmátosi lo stupore, si risentì l'appetito; e si cominciò a discorrere di mangiare. Si svaligiarono i muli: si distese la tovaglia su un bel prato, e tutti cominciarono a mangiare, dandoci dentro di santa ragione, e trincando come tanti Lanzi. Prima di alzarsi furono fatti brindisi, cantate canzoni simposíache, dette, come suol farsi, un mondo di barzellette: all'ultimo Pietro fece un brindisi al Tigri di questo tenore: «Beviamo alla salute dell'illustre e venerando abate Tigri, stupendo cantore delle castagne e dei necci, nel suo gran poema Le Selve: duce e lucerna di queste montagne nella sua Guida e nella sua celeberrima Selvaggia: scopritore novello del Medio evo, dove ora ci rallegriamo. Beviamo alla salute del gran letterato, onore di Pistoja e delle Cortine[46].» E qui si gridarono furiosi Evviva; si votarono parecchj bicchieri: poi tutti si alzarono, e passo passo ritornarono a Popíglio, dove passarono la nottata, per tornare a Pistoja la mattina appresso, come veramente fecero. Pietro aveva parlato con un suo amico della celia che voleva fare a quegli Alpinisti ignoranti, e indettátosi con esso per farla essere più solenne: di fatto, quando i rèduci dal Medio evo furono verso la porta al Borgo, si fece loro incontro una brigata di giovanotti, che gli accolsero a risate ed a fischj. Pietro, che era di balla, si fece avanti, ed a nome di tutti i compagni, rampognò acerbamente il villano procedere di quei giovani, verso persone benemerite della scienza alpinista. Allora uno di essi giovani, a nome di tutti rispose beffardamente: «Bellina quella scienza, che va a cercare il Medio evo sulla montagna! Asini che non siete altro!» Qui ci fu un gran battibecco[47]; gli Alpinisti citavano l'autorità del prete Tigri; quegli altri rispondevano parole di scherno; e si sarebbe certo venuti alle mani, se Pietro, chiamato da parte il capo di que' giovani schernitori, il quale era appunto l'amico con cui si era indettato, non si fossero trovati d'accordo a cessar per allora la lite, e rimettere la cosa al giudizio di persone competenti. Si prese dunque il partito di ritrovarsi il giorno di poi, quattro di ciascuna parte, alle Stanze[48]: quivi si sceglierebbero di comune accordo i giúdici; e poi quel che dicessero essi, si avesse per rato e per fermo. E così fu fatto. Scelti i giúdici, fu disteso il quesito nella forma seguente: prima si raccontò per filo e per segno come la cosa era andata, cominciando da quel passo della Guida della Montagna pistojese, della quale si mandava a' giúdici una copia, affinchè lo vedessero lì al luogo suo; e poi si domandava: «C'è ragione sufficiente da schernire gli Alpinisti, che sono andati al Medio evo, quando il più illustre letterato di Pistoja mette il Medio evo sulla Montagna pistojese?»
La commissione giudicatrice, studiato e ristudiato il passo della Guida, ponderato, ventilato, stacciato e abburattato ogni cosa, rispose con questa sentenza: «Secondo le regole della sintassi, nel luogo della Guida, quello che è alto 822 metri sopra il livello del mare non può essere se non il Medio evo; e questa intelligenza è confermata dalle parole avanzi di tali arnesi di guerra del Medio evo, come quelle che sembrano dire, quegli arnesi essere già stati le fortificazioni di un tal paese, e non di un tal tempo. Il lettore erudito per altro, il quale sa che il Medio evo non è se non un periodo di tempo, cerca a che cosa mai può essere riferibile quell'alto sopra il livello del mare; e vedendo in cima al periodo le voci questo poggio, si accorge che lo scrittore, ignorante delle regole elementari di sintassi, non si è saputo fare intendere; ma che ha voluto proprio riferire alla voce poggio quell'alto sopra il livello. Ma noi parliamo di lettori eruditi. Chi per altro non va tanto in là con la erudizione, e non intende se non ciò che suonano la parole, e ciò che la sintassi consente, intende necessariamente che il Medio evo è alto sopra il livello del mare, e che per conseguenza è un luogo, non un tempo: il perchè giudichiamo che i signori Alpinisti non sieno da schernire, se l'hanno inteso così, e, se mossi dalla grande autorità dell'illustre Tigri, hanno fatto la loro gita al Medio evo. Tutta quanta la colpa pertanto vuol recarsi alla ignoranza dell'illustre Tigri: se qualcuno merita riprensioni e beffe, è lui solo e non altri.»
A tal sentenza le parti si acquietarono: si rifecero le paci; e la sera fecero tutti insieme una bella ribòtta, mangiando, bevendo e ridendo allegramente.