Giovanni e detti, poi il Segretario.
Giovanni—Signor Padrone, c'è il segretario.
Fabrizio—Passi. (Il servitore va via, e volto agli altri:) Io firmo gli affari: tu intanto, Giulia, conduci Rodolfo a vedere il nostro bambino. Vedrai (a Rodolfo): non perchè sia mio, ma è un vero angelo di paradiso. (E alla Giulia) Tu guarda anche che tutto vada in regola, e cerca di essere sbrigata quando arriva l'Ispettore: siamo a tocca e non tocca. Io mi spiccio in pochi minuti. (Entra il segretario: Rodolfo e la Giulia salutano e partono).
Segretario—Signor Sindaco, buon giorno a lei.
Fabrizio—Buon giorno. Scusi, sa, se l'ho incomodata a farla venir qui. Che vuole? Oggi son tutto sottosopra; e venire al Municipio mi sarebbe stato impossibile.
Segretario—Ma le pare, signor Sindaco! ella può comandare.
Fabrizio—È pronto ogni cosa?
Segretario—Ogni cosa. Guardi, la non ha a fare altro che firmare. (Gli mette davanti tutte le carte, e il Sindaco comincia a firmare).
Fabrizio—(Dopo aver firmate varie lettere) Centomila lire!? Che cosa sono? Ah! quel famoso accollo... Eh gua', è inutile, caro Segretario, in questa faccenda non ci vedo chiaro. Centomila lire per una bríccica a quel modo! Ma... il Consiglio ha approvato... (firma).
Segretario—Non dica tanto bríccica, signor Sindaco! E poi le spese son mai tante...