Giulia—Rodolfo, senza volere, ha veduto e udito ogni cosa, e me lo ha detto. Anzi credo che tutto questo rimpaciamento tra il Direttore e il Cavaliere sia maneggio di Rodolfo stesso, il quale ha voluto che ogni amarezza e ogni dispiacere si diléguino dall'animo dell'Ispettore, affinchè non abbandoni per essi, o ci vada meno caloroso, l'affare della Laura. E di fatto par che, non solamente duri nel suo propòsito, ma che ci si sia riscaldato; perchè, scontrátala nell'uscir da pranzo, le ha detto non so che negli orecchj, e credendo di non esser veduto, le ha fatto anche pa[61].
Fabrizio—O sciocco che non è altro! Ma senti: Giulia; queste son cose che non istanno bene, e tu mi scandalizzi a pigliarle in burla come fai.
Giulia—È tutta farina di Rodolfo: egli vuol fare al signor Leone, sua vecchia conoscenza, una burla solenne, nella quale non ci sarà ombra di scandalo; e dalla quale anzi nascerà un gran bene.
Fabrizio—Quel Rodolfo mi pare un po' troppo spericolato, e non vorrei trovarmi a qualche pasticcio.
Giulia—Per codesto sta' pur sicuro... Ma sentiamo la Laura stessa. (Suona il campanello e viene un servitore) Dite alla Laura che venga qui. Sentiamo un po' meglio da lei, per potersi governare anche noi. Oh, tanto meglio, ecco anche Rodolfo.
Scena Terza.
Rodolfo e poi la Laura.
Rodolfo—Ma di là siamo tante mosche senza capo: venite via.
Giulia—Senti, bisogna prima intendersi su questa faccenda dell'Ispettore.