Fabrizio—Sì, perchè non vorrei pasticci...
Rodolfo—Non dubitare, no. Senti.
Laura—(entra) Mi comanda signora?
Giulia—Oh, bene! due colombi a una fava. O sentiamo un po' che cosa avete almanaccato contro quel valente cavaliere.
Laura—Signor Commendatore, lo dica lei.
Rodolfo—Io dirò quel che si può dire. Del rimanente state pur certi che non nascerà veruno scandalo. La Laura tra poco fingerà di sentirsi poco bene, e ti domanderà di poter ritirarsi in camera sua: il caro Leone, già indettato con lei, domanderà di ritirarsi per qualche momento a scriver lettere, e anderà dalla Laura... Altro non posso dirvi per ora: governerò il tutto io; e tu, Giulia, secóndami, e sii certa che non farei niuna cosa disdicevole a una mia sorella.
Fabrizio—E tu, pazzerella, acconsenti a far questa bella figura?
Laura—La stia pur certo, signor padrone, che la parte che fo io la potrebbe fare una monaca.
Rodolfo—Via, via, non facciamo più chiácchiere. Andiamo di là; che non istà bene questo sparire di tutti i padroni di casa. (Partono)