—Lo vedi, ripiglia Tonio, non sono brizzolate? I merli le hanno nere.
—O brizzolate o non brizzolate, son merli.
—Guarda, ecco qui la lettera di chi me gli manda; guarda: due fiaschi di vino e dodici tordi.
—È uno sproposito; doveva dirci merli.
—E tu dici che se' figliuola d'un cacciatore? Si vede che da tuo padre ci hai imparato poco, perchè questi son tordi tordissimi.
—E séguita a trattar male e a canzonare! È questo il modo di trattare una moglie? Già me L'avevan detto prima di sposarti che tu eri un omaccio! Ora non gli basta impugnare la verità conosciuta, negando che questi son merli; vuole anche maltrattare!
—Ma chi ti maltratta, poco giudizio? Tu maltratti, chè m'hai detto che sono un omaccio. Se avessi dovuto dar retta io alle ciarle, non t'avrei sposato di certo. Ma ora questi discorsi non c'entrano: la questione è su' tordi, e questi son tordi.
—Che ciarle? disse allora la Lena tutta inviperita, e rizzandosi con le mani sui fianchi. Che puoi tu dire, o tu o altri, del fatto mio? Guardate, per una picca, in che ginepraj entra, questo briacone! Se la sbòrnia non ti fa distinguere i merli da' tordi, ci ho colpa io?
Insomma di parola in parola si riscaldò tanto la disputa, che Tonio, il quale aveva un po' bevuto, mise le mani addosso alla Lena, la quale però, benchè tutta lívidi, badava sempre a dire che erano merli. Questa lezione per allora fece buono: si rimpaciarono presto, e de' merli non si fiatò più: ma venuti l'anno dopo al giorno stesso che seguì il litígio, ed essendo Tonio e la Lena a tavola tutti d'amore e d'accordo; la Lena a un tratto:
—Ti rammenti, Tonio?... finisce l'anno.