Direttore—Mi terrò onorato d'un suo dono: e son certo che da quel libro imparerò assai.

Leone—Veramente alcuni giornali ne hanno parlato anche troppo bene; ma temo di adulazione; e vorrei che qualche uomo leale e spassionato ne dicesse proprio quel che ne pensa su qualche giornale accreditato. Lei, vede, potrebbe darlo questo giudizio; gliene sarei proprio tenuto: e se poi potessi fare qualche cosa per lei...

Direttore—Volentierissimo, signor Cavaliere.

Scena Quinta.

Rodolfo, Giulia, Fabrizio.

(Tutti si alzano)

Giulia—Signori, ci perdónino se gli abbiamo lasciati qui soli. Mio marito doveva sbrigare una faccenda per il Municipio: io e mio fratello abbiam dovuto attendere a preparare un giochetto per più tardi. E per di più è venuta una forte emicránia alla cameriera, che l'ho dovuta accompagnare io stessa in camera sua, e ordinarle che vada a letto.

Leone—(Tra sè) Povera Laurína! è stata di parola. Or ora verrò a consolarti, sai!

Direttore.—Ma le pare, signora! che accadono scuse? Avremmo tutti avuto dispiacere, se, per cagione di noi, avessero trascurato le cose loro.