Giulia—Signor Cavaliere, noi andiamo di qua nella sala del pianoforte; e aspettiamo lei per prendere il thè.

Leone—(Leva fuori l'orologio). Una mezz'oretta mi basterà. Guardi, sono le otto e un quarto; prima delle nove sarò da loro.

Varie voci—Dunque l'aspettiamo: faccia presto.

Leone—Ma lor signori son troppo cortesi verso di me. A rivederli a or' ora (passando vicino all'Elvira:) Signora Elvira, mi ha perdonato, eh? Mi raccomando a lei. (L'Elvira fa un atto di assentimento col riso sulle labbra; e Leone esce).

Rodolfo—(alla Giulia e al Sindaco). Non si può negare che sia un gran buffone. Ora vedremo quel che sa fare.

Fabrizio—Rodolfo, mi raccomando; bada che non accada qualche scandalo. Giulia, anche te...

Giulia—Sta di buon animo: finirà tutto allegramente. (E volta agli invitati:) Signori, passiamo di qua, dove si starà più comodi; e intanto la signora Elvira ci farà sentire qualche nuovo pezzo di musica sul pianoforte.

Elvira—Volentierissimo, giacchè la signora si contenta di così poco.

(Escono ordinatamente, e co' soliti convenevoli).