Rodolfo—Esitereste forse?
Leone—Non èsito: ma qui, ora...
Rodolfo—Qui, ora dovete darle la mano, e giurarle fede; e dobbiamo annunziare il matrimonio di là alla conversazione. Questa è la condizione prima che io pongo alla vostra salvezza.
Leone—Ed io lo farò.
Giulia—(Va al letto dov'è la creduta Laura, e scoprendola e alzandola, la conduce sul davanti. Veduto che è la vecchia, Rodolfo e la Giulia danno in una risata; Leone si copre il volto colle mani.)
Caterina—Signora, avesse sentito che parolíne dolci mi diceva il mio Leoncíno!
Laura—(esce dallo stanzino) Eccomi qua io a spiegare tutta questa faccenda: io ho fatto quel che ho fatto, per dare una lezione al signor cavaliere, il quale, al modo tenuto meco, doveva avermi preso per qualche civetta; ed ho voluto fargli vedere che sono una ragazza onesta, e che tutte le cameriere non sono pari a quelle che forse egli ha trovato sin qui.
Rodolfo—Vedete, signor Leone, anche una fanciulla vi dà lezioni di morale e di creanza. Spero che, se l'amavate prima, come le giuravate, adesso l'amerete anche più... e farete il vostro dovere. Lo sfregio aveste intenzione di farlo a lei, ed a lei dovete fare giusta ammenda.
Laura—Ho inteso ogni cosa; e so di che si tratta: ma io ringrazio tanto e poi tanto. Per ora amo di restar fanciulla, e non abbandonerò la mia buona signora; ma, se dovessi rompermi il collo...
Rodolfo—Lo vorresti fare con un po' più di sugo, è vero? Brava Laura. Sentite, Leone, la Laura rifiuta le vostre grazie: dunque di ciò non si parli più. (Leone è nella massima confusione.) Oh, senti, Giulia, tu va di là in sala; e così voialtre due (alla Laura e alla Caterina) uscite per un momento di qui; che debbo dir due parole all'Ispettore, col quale verrò tosto di là anch'io, e finiremo allegramente la serata. (Tutte le donne vanno via.)