Leone—Rodolfo, vi siete vendicato troppo crudelmente.
Rodolfo—Troppo cortesemente dovete dire. Ma adagio, ci restano molte cose da fare. Voi avete abusato vilmente della vostra autorità con la villana proposta fatta alla maestra: avete ferito nel cuore il direttore, che è per essere suo sposo: avete violato l'ospitalità di questa casa onorata; e nella scuola avete dato prova della vostra asinità. Acciocchè tutte queste cose rèstino celate, bisogna che voi facciate di tutto per farle dimenticare.
Leone—Ma che cosa?
Rodolfo—Nulla che non sia di stretta giustizia, e secondo la pura verità. Farete un largo rapporto al Ministro, dove farete l'elogio che meritano al sindaco e al direttore per il buon procedere delle scuole; delle quali parimente direte tutto il bene possibile: nè direte bugía, quando gli scolari di esse hanno mostrato di saperne più di voi.
Leone—Ero distratto...
Rodolfo—Síe: eri distratto!—Vi adoprerete con ogni efficacia, ed io verrò in vostro ajuto, perchè la súpplica della signora Elvira sia risoluta favorevolmente, e si possa fare con più allegría il suo prossimo matrimonio. Promettete ogni cosa?
Leone—Prometto.
Rodolfo—Per cancellare poi ogni sospetto dalle menti de' convitati, vi mostrerete lietissimo, farete ogni atto di cortesía al Direttore e alla Elvira; e, come siete poeta, così farete un sonetto per le loro nozze.
Leone—Mi proverò.
Rodolfo—Dunque andiamo; ma prima ascoltate un consiglio. È un po' tardi; ma sarà sempre opportuno. Temperate quella smania di nominanza che vi consuma; tanto, siate pur certo che le lodi accattate, e fatte o per favore, o per amicizia, non sono sufficienti a dar fama durevole; e chi non ha stoffa vera, come suol dirsi, resterà sempre un minchione, anche se lo celebreranno cento lingue e cento penne: anzi quelle lodi gli saranno cagione di scherno appresso le persone che veggon diritto. Temperate la lingua, e datevi anche una risciacquatína al cuore; chè è da vera birba il far l'arte che avete fatto con noi sino ad ora. Non dico altro, perchè m'intendete. Di ciò che avete detto o fatto contro di me non ne faccio verun caso, nè ve ne serbo odio: mi basta la leggiadra vendetta che io ne ho potuto fare qui in casa di mia sorella: e però, dove facciate appuntíno quanto avevate promesso, non dubitate che io sia per nuocervi minimamente.