Rodolfo—Oh, mi rallegro... E quando, se è lécito?
Direttore—Ora a Pasqua.
Rodolfo—Bravi! Cavaliere, voi siete valoroso poeta, ed anche all'improvviso: su, preparate un sonetto per questi due sposi, che tanto vi onorano e vi stimano.
Leone—Caro Commendatore, volentieri... ma così stans in duobus pedibus.
Fabrizio—(al Direttore sotto voce) O non si dice stans pede in uno.
Direttore—(c. s.) Sì: ma egli ha la licenza di dire a quel modo.
Giulia—Bene: si ritiri nella stanza accanto, e ci pensi su: io sono ambiziosa di poter dire: qui in casa mia scrisse e declamò un sonetto l'illustre Feroci.
Leone—A tanta cortesía non è possibil resistere: mi proverò. (Va via)
Rodolfo—Io non mi son mai trovato a uno spasso come quel di stasera: e tu, Giulia, e lei signora Elvira, e il signor direttore, fate maravigliosamente la vostra parte. Ma quel demonio della Laura, eh?