Arlecchino—Bellíno! Tu se' un servitoraccio come me; e per di più sei un accattabrighe e un malanno.

Brighella—Malanno a me? (Gli s'avventa, e Arlecchino gli dà quattro steccate)

Compilatore—O pover a me! che impiccio è questo? Buoni, buoni, figliuoli miei; questo è luogo sacro: rispettate le ombre degli Infarinati e degli Inferigni. Su via, Arlecchino, che cosa volete?

Arlecchino—Lei ha detto nel Vocabolario che io sono un semplicione, e che sono il contrapposto di Brighella, che è un furbo spiritoso: poi ha detto che ho il vestito a scacchi di più colori. Queste son due bugíe, e voglio che siano levate dal Vocabolario. Il mio vestito non è, come vede, a scacchi, ma a toppe di più colori, e di tutte le figure geometriche; circa il semplicione, gli so dire che a furbería rivendo lei e tutti i suoi colleghi; e quanto all'esser contrapposto di questo pezzo d'animale...

Brighella—A me pezzo d'animale? (Si azzuffano da capo, e Arlecchino, lavorando di stecca, ne regala qualcheduna al Compilatore, il quale con gran fatica riesce a ficcargli fuori dell'uscio, ajutato da Rontino, corso al rumore)

Compilatore—Ringraziato Dio! Rontino, bada bene: chiunque venga, io non ci sono. (In questo entra un uomo bizzarramente vestito.)

Scena Settima.

Còla e detti.

Còla—È questa la Crusca? Siete voi (a Rontino) il Cruscajo che fa quel librone?...