Rontino—No, è quel signore là.
Compilatore—Sì, son io: che volete?
Còla—Io sono Còla: e vengo a dolermi con lei, perchè la m'ha messo in quel suo librone, dove sono tanti spropòsiti.
Compilatore—Che modo di parlare è codesto? Portate rispetto, o sarà peggio per voi. Non lo sapete in che luogo siete?
Còla—Lo so: e non ho paura. Come c'entro io nel Vocabolario? E chi le dà facoltà a lei di darmi del balordo? Poi la mi sbattezza, perchè io veramente mi chiamo Giancòla: e poi la mi fa nascere un secolo e più innanzi, intendendo come Dio vuole un verso del Bellincioni. Dunque, o mi levi, o le darò una querela per libello famoso, per diffamazione e per ingiurie.
Rontino—(Ride sotto i baffi)
Compilatore—Impertinente! Rontino, cacciate fuori questo figuro.
Còla—Figuro a me? Ah lei vuol insultare, e poi tratta male chi si risente?... (Fa l'atto di andargli incontro: Rontino entra di mezzo; e mentre, ridendo ambedue, si sospingono, entra Colombina)
Scena Ottava.
Colombina e detti.