Li Saraceni egli è certo, che sono venuti da quegli Arabi, che erano discesi da Ismaele figliuolo della fantesca Agar, i quali per questo furono chiamati Ismaeliti ed Agareni; perciò, per coprire questa origine che veniva loro rimproverata, presero un nome più onorevole e si chiamarono Saraceni, come se Ismaele loro padre fosse venuto di Sara moglie d'Abramo: così ne discorre un Autor greco[438], benchè i dotti[439] nella lingua e nell'istoria arabica stimino, che gli Arabi abbian preso questo nome da una delle più nobili parti del loro paese nominato Sarac. Altri dissero, che gli Arabi presero il nome di Saraceni dal modo di vita pastorale e vagante, che menavano in campagna fra le arene infelici della Beriara, i quali secondo l'invito del pascolo mutavano abitazione.

(Ma Adriano Relando, nella sua Palestina illustrata [440], crede che gli Arabi chiamavano Saraceni questi Popoli, perchè abitavano ne' luoghi rivolti ad Oriente, ed Eduardo Pocockio in Notis ad Abulfaraium p. 34 dice lo stesso, che i Saraceni universalmente siano li stessi, che Orientali, onde Ludewig in Vita Justiniani M. C. 8. §. 138 num. 847 pag. 585, confermando lo stesso, scrisse: Sharak Oriens, Saraceni Orientales universim incolae praesertim Arabiae).

Avanti a Maometto erano divisi in molti piccioli Regni, e professavano anche differenti religioni: gli uni avevano abbracciato il Giudaismo, erano gli altri Sammaritani; ve ne fu medesimamente de' Cristiani, e la maggior parte erano Pagani. Ma da poi che nell'anno 623 questo Impostore ebbe pubblicata la sua legge e stabilita a forza d'armi, tutti finalmente la riceverono e si sottomisero al di lui Imperio, riconoscendolo non meno per Padrone che per Profeta.

Dopo la morte di questo famoso Impostore, accaduta nell'anno 632, i Principi arabi di lui successori gettandosi sopra le terre dell'Imperio, si renderono in pochi anni padroni della Palestina, Giudea, Siria, Fenicia e dell'Egitto. Impadronironsi poi della Mesopotamia, di Babilonia e della Persia: indi fatti più potenti e formidabili, v'aggiunsero l'Armenia, donde si diffusero nelle province dell'Asia minore: e fatti anche potenti in mare conquistarono le isole di Cipro e di Rodi; dall'altra parte verso Mezzo giorno, passati dall'Egitto in Affrica, ne scacciarono facilmente i Greci e vi presero in fine Cartagine. Quindi rendutisi Signori di tutto il paese in pochissimo tempo, e rinforzati da quella moltitudine innumerabile di Mori affricani, i quali abbracciarono il Maomettismo, presero l'opportunità, che loro si presentò d'invadere la Spagna.

Passati anche dall'Affrica in Sicilia posero nell'anno 820 in iscompiglio quell'isola, e con incendj e saccheggiamenti menavano in cattività i Cristiani. Distesero le leggi dell'Alcorano sopra tutte le province debellate: da Abubekir, Alì Mortozà, Omar ed Odonan che furono i primi successori di Maometto ed espositori del suo Alcorano, ne uscirono le quattro Sette: l'una fu abbracciata dagli Arabi e Mori; l'altra dai Persiani; la terza da' Turchi; e l'ultima da' Tartari.

Dalla Sicilia sbarcati a Taranto ne discacciarono i Greci, e posero in ispavento e terrore quella regione; ma maggiori furono le calamità, quando per le discordie interne de' nostri Principi furono da essi chiamati per ausiliarj; onde tutto andò in ruina e desolazione come più innanzi narreremo.

Avea intanto l'Imperador Lodovico in una Adunanza generale tenuta in Aquisgrana nell'anno 817 associato all'Imperio Lotario suo primogenito, dichiarandolo anche Re d'Italia; ed a' due altri suoi figliuoli, a Pipino diede l'Aquitania, ed a Lodovico la Baviera. Confermò poi questa divisione nell'anno 821 in un'altra Adunanza tenuta in Nimega; ma entrata, per questa divisione, nella famiglia regale grave discordia, l'Imperio si rese molto indebolito, tanto che a lungo andare, uscito dalle mani de' Franzesi, si vide ristretto in una parte d'Alemagna sotto Principi d'altre nazioni. S'aggiunse ancora, che Lodovico dopo aver divisi i suoi Stati fra i suddetti tre figliuoli natigli da Ermengarda, casatosi con Giuditta sua seconda moglie, n'ebbe da questa un altro nomato Carlo, al quale, a persuasione della medesima, fu assegnata da principio l'Alemagna, la Rezia e la Borgogna; e poichè ciò diminuiva la parte degli altri, eglino se ne mostrarono mal soddisfatti: origine che fu di sì crudeli ed aspre guerre tra costoro contro il proprio padre e la madrigna, che posero sossopra non men la Francia che l'Alemagna. La morte poi di Pipino Re d'Aquitania accaduta nell'anno 838 tornò a sconvolgere l'Imperio, che si vedea alquanto in riposo; poichè avendo questi lasciato due figliuoli Pipino e Carlo, l'Imperadrice Giuditta avea stabilito di privargli del Regno d'Aquitania e di dividerlo fra il suo figliuolo Carlo e Lotario, senza farne parte a Lodovico di Baviera. Ma Lodovico, postosi alla testa delle sue truppe, tentava impedire questi disegni; e dall'altra parte gli Aquitani gridarono per loro Re uno de' figliuoli di Pipino; ed all'incontro l'Imperador Lodovico vi accorse e vi fece riconoscere per Re Carlo in un Adunanza tenuta in Chiaramonte: poi lasciata sua moglie e suo figliuolo Carlo in Poitiers passò in Aquisgrana e di là entrò in Turingia e costrinse Lodovico a riritirarsi in Baviera. Convocò poi un'Adunanza in Vormes, dove infermossi ed essendosi fatto trasportare in un'isola dirimpetto ad Ingelheim vicino a Magonza, finì quivi i suoi giorni a' 20 giugno dell'anno 840, mandando prima di morire a Lotario la corona, la spada e lo scettro, insegne della dignità imperiale, che rinuziava ad esso.

Ci rimangono ancora dell'Imperador Lodovico il Pio, come Re d'Italia, alcuni suoi Capitolari, che volle aggiugnerli a quelli di Carlo M. suo padre ed agli editti degli altri Re d'Italia longobardi suoi predecessori, e si leggono nel mentovato Codice Cavense insieme con quelli di Lotario suo figliuolo e successore nell'Imperio, e nel Regno d'Italia, stabiliti nel Pontificato di Papa Eugenio II. Stefano Baluzio raccolse molti altri Capitolari di Lodovico il Pio, che come Imperadore fece in Aquisgrana, nè si dimenticò di questi, che da lui stabiliti come Re d'Italia fra le leggi longobarde s'annoverano[441].

Intanto i nostri Principi beneventani, ancorchè avessero fermata co' Napoletani quella pace, non durò guari che non si venisse di nuovo a romperla, ed a ritornarsi agli atti ostili. Col pretesto che i Napoletani fossero pigri e lenti a pagargli il tributo si rinnovò coll'istesso Principe Sicone la guerra, la qual continuò fin ch'egli visse. Morì Sicone nell'anno 832, dopo aver regnato in Benevento quindici anni, ed i Beneventani gli ersero un magnifico tumulo, in cui in molti versi esaltarono i suoi gloriosi fatti, che posto avanti la porta della chiesa Cattedrale di Benevento ora si legge presso Camillo Pellegrino fra gli altri tumuli de' Principi longobardi[442].

§. III. Di Sicardo V Principe di Benevento.