...... Corse il suo stendardo
Da' piè de' Monti al Mamertino lido.
Narrasi ancora, che ritornato a Benevento, riducesse quella provincia in forma di Ducato, e che ne creasse Duca Zotone, ed a' due celebri Ducati di Friuli e Spoleti v'aggiungesse il terzo, il quale col correre degli anni si rendè tanto superiore agli altri due primi, quanto questi sopravanzavan gli altri Ducati minori d'Italia.
Ma poichè del principio ed instituzione del Ducato beneventano non è di tutti conforme il parere, e questo Ducato dee occupare una gran parte della nostra Istoria, per lo spazio di 500 e più anni, siccome quello, il quale non solamente per la durata, ma per la sua ampiezza, si stese tanto che abbracciò quasi tutto quel ch'è ora Regno di Napoli, non rincrescevol cosa doverà perciò essere, che di esso più partitamente si ragioni.
Il Ducato di Benevento credesi comunemente, che da Autari in questo anno 589 fosse stato la prima volta instituito, e che Zotone ne fosse stato creato Duca da questo stesso Principe. Passa per indubitato presso a tutti gl'Istorici, che questo Zotone fosse il primo Duca di Benevento; ma chi ve l'avesse fatto, ed in quali tempi, non e di tutti concorde il sentimento. Carlo Sigonio[44]; e Volfango Lazio[45], non avendo ben esaminate le parole e la frase usata da Paolo Varnefrido[46], quando di questa instituzione favella, tennero costantemente per la costui autorità, che fosse stato instituito da Autari in questo stesso anno, ch'egli conquistò il Sannio e Benevento, creduto da essi in questi tempi capo di questa provincia; ma dal modo istesso, con cui ne parla Varnefrido, che non con fermezza, ma con un putatur, refertur, fama est, se ne disbriga, e da ciò, che ne viene da lui soggiunto, che Zotone tenne il Ducato di Benevento venti anni: il che non s'accorderebbe colla serie delle cose da poi avvenute, e colla cronologia de' tempi degli altri Duchi che seguirono, se da questo anno 589 si volessero cominciare a numerare i venti anni dal Ducato di Zotone; perciò alcuni altri, fra i quali Scipione Ammirato nelle dissertazioni dei Duchi e Principi di Benevento, ed Antonio Caracciolo[47], hanno cominciato a dubitare, se si dovesse ne' tempi più antichi fissar l'epoca di questo Ducato. Ma ciò, che poi loro fece rifiutar deliberatamente la opinione tenuta dal Sigonio e dal Lazio, fu l'autorità di Lione Ostiense[48], il quale ancorchè fiorisse trecento anni dopo Varnefrido, non con incertezza, ma con molta asseveranza scrisse nella sua Cronaca, secondo l'edizione napoletana, che i Greci ritolsero ai Longobardi Benevento nell'anno 891 dopo trecento venti anni, da che Zotone ne fu Duca; onde secondo l'Ostiense, il principio del Ducato di Zotone dovrebbe riportarsi nell'anno 571 o siccome vuole l'Ammirato all'anno 573 il quale per accordarlo colla serie delle cose accadute da poi, e colla cronologia degli altri Duchi tenuta dall'istesso Varnefrido, emenda il luogo dell'Ostiense, e vuol che si legga, non trecento venti, ma trecento diciotto: in guisa, che secondo il parere di costoro, il Ducato beneventano prima, che Autari conquistasse il Sannio, ed alquanti anni dopo la venuta d'Alboino in Italia, ebbe il suo principio. Altri trovarono l'origine di questo Ducato in tempi più lontani, cioè nell'istesso anno 568 quando Alboino, uscito dalla Pannonia, venne alla conquista d'Italia, e che oltre alla provincia di Venezia, una banda di Longobardi s'inoltrasse infino a Benevento, e quivi fermati, eleggessero Zotone per loro Duca: il che comprovano per un catalogo antico de' Duchi e Principi beneventani fatto da un ignoto Monaco del monastero di S. Sofia di Benevento, che va innanzi all'istoria dell'Anonimo Salernitano, ove questo Scrittore dice[49]: Anno ab Incarnatione Domini quingentesimo sexagesimo octavo, Principes coeperunt principari in Principatu Beneventano, quorum primus vocabatur Zotto, al quale dà egli ventidue anni di Ducato, non venti, come Varnefrido.
Ma non finisce qui la varietà de' pareri, nè si contentano i più diligenti investigatori di questo principio, ma un altro più remoto, ed in tempi più lontani se ne cerca: questo viene addittato da Lione Ostiense medesimo nella sua Cronaca, nella quale se bene, giusta l'edizione napoletana, si legga, che corsero trecento venti anni, da che fu creato Zotone Duca infino all'anno 891, che fu da' Greci riacquistato Benevento; nulladimanco il suo originale, che si conserva nell'Archivio cassinese, è molto discorde dall'edizione napoletana; poichè ivi si legge, che da Zotone insino all'anno 891, non 320 ovvero 318, ma ben 330 anni passarono: conformi a questa lezione sono l'edizioni di Venezia, quella di Parigi, e l'ultima data fuori dall'Abate della Noce: l'una e l'altra molto più appurate, che quella di Napoli intorno al numero degli anni, in guisa che secondo questo conto, bisognerà confessare, che il Ducato di Benevento avesse il suo principio da Zotone nell'anno 561. Ma sembrerà senza alcun dubbio cosa molto strana e assai nuova, che in questo anno si dovesse dire di essersi instituito quel Ducato, quando verrebbe ad aver il suo principio sette anni prima, che i Longobardi usciron dalla Pannonia per l'impresa d'Italia; e quando i Greci dominavano con vigore tutte le province della medesima.
In tanta varietà, a noi giova seguitare il parere del diligentissimo Camillo Pellegrino[50], Scrittore accuratissimo, e che con più diligenza di tutti gli altri trattò di proposito questo soggetto: parere, che vien sostenuto da ciò, che sull'arrivo de' Longobardi in Benevento ci lasciò scritto Costantino Porfirogenito: Autore, ancorchè alquanto favoloso intorno a ciò che scrive della venuta de' Longobardi in Italia; nulladimeno in mezzo delle sue favole riluce pure qualche raggio di vero, che può in cosa tanto difficile e dubbia additarci il cammino per trovare il principio e instituzione di questo Ducato. Narra questo Scrittore[51], che chiamati i Longobardi da Narsete in Italia, questi venissero con le loro famiglie in Benevento, ma che non ammessi da' Beneventani dentro alla città, fuori delle mura si fabbricassero le loro abitazioni, e con ciò venisse a formarsi una picciola città, che fino da' suoi tempi riteneva ancora il nome di Città nova: e che quivi fermati, ne' tempi seguenti loro venisse fatto per inganno d'entrare in Benevento armati, e posta sossopra la città, uccidessero tutti i cittadini, e che preso Benevento scorser da poi per tutta la provincia, e la sottoposero al dominio de' Longobardi, e stendessero il loro Imperio dalla Calabria infino a Pavia, toltone le città d'Otranto, Gallipoli, Rossano, Napoli, Gaeta, Sorrento ed Amalfi.
Ciò che narra costui, che i Longobardi usciti da Benevento stendessero il loro Imperio per tutta Italia, ben si vede esser favoloso, e contrastare a tutta la istoria, dalla quale abbiamo, che usciti dalla Pannonia sotto Alboino, i primi acquisti furono nella provincia di Venezia, e da poi tratto tratto nella Liguria, nell'Emilia, nella Toscana e nell'altre province. Favola eziandio è ciò, che dice della Città nova, la quale molto tempo dopo la venuta d'Alboino in Italia, cioè ducento anni appresso, fu da Arechi per timor de' Franzesi costrutta, come diremo a suo luogo. Ma ciò, che questo Autore narra de' Longobardi, che sotto Narsete si ricovrarono in Benevento, non è certamente favoloso; poichè, da quel che si è di sopra narrato, è costantissimo, che Narsete, prima dell'invito fatto ad Alboino, e della universal loro trasmigrazione, in quasi tutte le sue guerre soleva valersi in Italia de' Longobardi; nè fu questa la prima volta, che furono da lui chiamati: gli ebbe ausiliari nella guerra contro a Totila, e siccome dice Varnefrido, avvegnachè dopo aver riportata quella vittoria, carichi di molti doni, fossero stati rimandati alle proprie stanze, in tutto il tempo però, che possederono la Pannonia, furon sempre in aiuto de' Romani; onde è molto probabile, che quantunque Narsete gli licenziasse, non però tutti ritornassero alle paterne case: ma che intorno all'anno 552 ovvero 553 molti di essi, ritenuti dall'amenità del paese, in Italia si fermassero, ed a guisa di predoni andassero vagando ora in questo, ora in quell'altro luogo, del che Procopio ancora rende testimonianza; e che in fine spontaneamente, o pure per comandamento di Narsete per tenergli in freno, e per impedire que' disordini, che l'andar così dispersi cagionava, fosse stata loro assegnata per abitazione la città di Benevento; e che poi nell'anno 561 l'avessero occupata, nella qual azione avessevi avuta la principal parte Zotone lor Capo. Così da quest'anno potremo dire con l'Ostiense, che cominciassero i Longobardi a dominar Benevento sotto Zotone, perchè infino all'anno 891, nel quale furon discacciati dai Greci, corsero appunto trecento trenta anni: ma non già, che in questi tempi si fosse instituito il Ducato, e che quando la dominazione de' Greci era in questa provincia vigorosa e potente, avessero quei pochi Longobardi potuto ridurre il Sannio in forma di Ducato, e stabilirvi Zotone per Duca. Per accordare poi gli anni del Ducato, che Varnefrido dà a Zotone, colla serie de' fatti, e cronologia degli altri Duchi successori tenuta da quest'istesso Scrittore, bisognerà porre per primo anno di questo Ducato l'anno 571, cioè, quando essendo entrato già Alboino in Italia, e conquistate più province, fatti più audaci que' Longobardi ch'erano in Benevento, scossero apertamente il giogo de' Greci, e ribellandosi da loro, avessero occupata la regione convicina, e n'avessero poi in questo anno 571 creato Zotone della lor propria gente Duca, il quale per così oscuro principio avesse cominciato a governargli. Venuto poscia Autari ad invadere la nostra Cistiberina Italia, ed avendo al suo dominio sottoposta l'intera provincia del Sannio, trovando Benevento occupato da' Longobardi, i quali ubbidivano a Zotone lor Duca, ne confermò a costui il governo, e fattolo tributario, come furono in appresso tutti i Duchi di Benevento a' Re Longobardi, lasciò quel Ducato sotto la sua amministrazione; onde avvenne, che presso a' Scrittori il principio del Ducato di Zotone si prese, non dal tempo, che Autari occupò il Sannio, e ridottolo in forma di Ducato, lo commise al suo governo; ma dal tempo, che Zotone cominciò per quegli oscuri principj, e per questo ordine di cose ad avere il governo di Benevento, e di que' Longobardi, che, come narra Porfirogenito, prima l'aveano occupato.
Il Ducato adunque di Benevento da sì bassi e tenui principj ebbe il suo nascimento: qual narrasi, che sortirono ancora le più celebri Repubbliche, ed i più famosi Principati del Mondo: col correr poi degli anni, non pur agguagliò quello di Spoleti e di Friuli, ma di gran lunga superogli, e lo vedremo un tempo occupare quasi tutta l'Italia Cistiberina, anzi verso Settentrione stendere i suoi confini, più di quel che presentemente verso quella parte si stende il nostro Regno. Incominciò da que' pochi Longobardi, che sotto Narsete in Benevento si fermarono; e sopra sì deboli fondamenti pian piano venne da poi ad introdurvisi quella politia e quella forma di governo, che sotto i Duchi successori di Zotone per più secoli si mantenne. Autari fu il primo, che gli diede più stabile e certa forma, e che cominciò a dilatare i suoi confini; imperocchè tutta la provincia del Sannio sottopose egli a questo Ducato; e come vedremo, gli altri Re longobardi suoi successori per mezzo de' Duchi maravigliosamente l'accrebbero. Benevento ebbe la fortuna d'esser capo e metropoli di un tanto Ducato, non per elezione, nè perchè forse nel Regno d'Autari questa città s'innalzasse tanto sopra tutte le altre città di quelle province, che poi dominò, onde forse per questa sua eminenza avesse avuto d'anteporsi a tante altre: vi erano nel Sannio altre città non meno celebri ed antiche, come Isernia, Boiano ed altre; ed assai più ragguardevoli ve n'erano nella Campagna; all'incontro Benevento quantunque a tempo de' Romani fosse stata una delle più celebri Colonie, che avesse quella Repubblica; nulladimeno per le invasioni dei Goti patì sovente di quelle calamità, che soglion nascere da sì strani ravvolgimenti, nè in tempo di costoro riteneva più quella sua antica dignità, anzi sotto il Regno di Totila per aver fatto demolire questo Principe le sue mura[52], si ridusse in istato pur troppo lagrimevole. Fu dunque per certo fato, e per sua prospera fortuna, che Benevento, costituita sede di questo Ducato, si rendesse da poi capo e metropoli delle province a se vicine; ma questo pregio lo venne ad acquistar molto da poi. Ben ne' tempi, nei quali scrisse Varnefrido, avea questa città innalzata la fronte sopra tutte l'altre; ma questo fu due secoli dopo il Regno d'Autari. Per la qual cosa, quando questo Autore, descrivendo le diciassette province di Italia, e collocando nel Sannio Benevento, nomò questa città capo delle province circonvicine, ciò disse avendo riguardo a' tempi, che scriveva, ne' quali la sede di questo Ducato s'era resa amplissima e ricchissima, e Benevento fu innalzato ad esser capo non pur d'una, ma di molte province, come del Sannio, della Campania, della Puglia, della Lucania e de' Bruzj, o in tutto, ovvero in parte, come appresso diremo. Siccome tutto a rovescio, quando questo Scrittore collocò Benevento nel Sannio, ciò non fece riguardando i tempi, ne' quali dominarono i Longobardi, ma tenne presente la vecchia descrizione d'Italia de' tempi degli antichi Sanniti, poichè secondo l'altra più recente di Augusto, come ce n'assicura Plinio[53], Benevento non nel Sannio, ma nella Puglia era collocato; e nelle altre descrizioni seguite appresso, si vide questa città posta dentro a' confini della Campania; ond'è che negli atti di Gennaro, quel Santo Vescovo di Benevento, oggi primo tutelare di Napoli, osserviamo, che patendo egli il martirio sotto Diocleziano, fu al Preside della Campania, cui appartenevasi, commesso quell'affare. E ritroviamo ancora, che Ausonio favoleggiando di coloro, che mutarono sesso, e narrando che in Benevento non avea molto tempo, che un giovanetto divenne femmina, chiamò Benevento città Campana.
Nec satis antiquum, quod Campana in Benevento