Il primo fra noi, che per concessione de nostri Principi longobardi abbia posseduto castelli e Baronie, fu il monastero di M. Cassino, onde a ragione il suo Abate oggi vanta essere egli primo Barone del Regno, e che ne' Parlamenti generali fra tutti i Baroni gli appartenga il primo luogo[470]. Marino Freccia[471], dando forse credenza alle favole di Pietro Diacono[472], continuatore della Cronaca di Lione Ostiense, scrisse, che Giustiniano Imperadore avesse donato a questo monastero più città e terre del Regno; quando Lione, che nella sua Cronaca par che non avesse avuto altro in pensiero, che far un inventario di tutte le donazioni e concessioni fatte a quel monasterio da varj Principi e Signori, e da persone private ancora, di cose anche di picciol momento, non ne fa alcun motto: tralasciando che Pietro Diacono accenna privilegi non pur di Giustiniano, ma anche di Giustino seniore, che regnò in Oriente, quando i Goti dominavano tutta l'Italia, e quando S. Benedetto non ancora era passato nella nostra Campagna, e gito a Cassino.

(Niccolò Alemanni nelle note ad Historiam Arcan. Procop. c. 6, dove questo Istorico rapporta, che Giustino per non sapere scrivere fecesi formare certo istromento di legno per sottoscrivere i Diplomi, per lo quale potesse esprimere con quattro sole lettere la sua firma, accuratamente ponderò, che i Diplomi di Giustino, che diconsi conservarsi nell'archivio di Monte Cassino, avendo l'intiero suo nome, siano apertamente apocrifi, dicendo: Audieram in Archivio Cassinensi haberi Justini Diplomata ejusdem manu consignata: ex quibus formam illarum quatuor literarum excipere, earumque longitudinem latitudinemque et apicum ipsorum ingenium summa, qua fieri potuisset industria adamussim exprimere, tibique Lector proponere constitueram. Sed perfertur ad me ibi Justini nomen integrum esse. Quare diplomata, quae aliis etiam de causis suspectae fidei olim Baronio visa sunt, ex hoc Procopii loco imposturae jam quisque facile convincat).

Gisulfo Duca di Benevento, come fu detto, fu il primo che di Castelli e Baronie arricchì questo monastero; onde in decorso di tempo per munificenza d'altri Principi si vide signore anche della stessa città di Cassino, e posseder eziandio Feudi in altre province, come in Calabria il Cetraro, nel Contado di Molise S. Pietro di Avellana, nell'Apruzzi Serra dei Monaci e molti altri in altri luoghi, di cui il Registro di Bernardo Abate e la Cronica di Lione sono buoni testimonj. Quindi gli Abati del monastero Cassinense agli Imperadori d'Occidente, da' quali, secondo il costume, si proccuravan le conferme o sian Precetti, chiamati anche Mundeburdj delle precedute concessioni, prestavano il giuramento di fedeltà, siccome fecero con Lotario II Imperadore, riputandosi perciò quel monastero Camera imperiale[473]: e nella divisione seguita del principato di Benevento tra Radelchisio e Siconolfo, fu perciò eccettuato questo monastero, come immediatamente posto sotto la protezione dell'Imperadore: ed Errico VI concedè all'Abate Rofrido privilegio, esentandolo dalla prestazione di soldati, alla quale come Feudatario era obbligato: ciò che poi non fece il Re Guglielmo il Buono: il quale nella spedizione di Terra Santa, ricevè da questo monastero sessanta soldati e ducento servienti[474].

Non meno i monasteri dell'Ordine di S. Benedetto, che tutti gli altri, in decorso di tempo sotto i nostri Principi normanni, si videro Signori di castelli e Baronie. Cacciati intieramente da queste nostre province i Greci, e l'uso de' Feudi disseminato da per tutto, anche i monasteri sotto l'Ordine di S. Basilio, e sotto altre Regole ebbero Feudi. Quello di S. Elia dell'Ordine di S. Basilio ebbe la terra di Carbone intorno al civile. Gli Abati di S. Marco in Lamis, di S. Demetrio e tanti altri: gli Ordini di S. Giovanni gerosolomitano, di S. Stefano e moltissimi altri di diverse religioni, che possono vedersi presso Ughello, tengono Baronie.

Non meno de' monasteri, le nostre Chiese e' Vescovi ne furono ampiamente arricchiti. L'Arcivescovo di Salerno possedè un tempo le terre dell'Olibano e di Monte Corvino: quello di Taranto la terra delle Grottaglie intorno al civile: l'altro di Consa pure nel civile le terre di S. Menajo e di S. Andrea. L'Arcivescovo di Bari ebbe un tempo Bitritto, Cassano, Casamassima, Modugno, Laterza ed altre terre[475]: quello di Brindisi la terra di S. Pangrazio: quello di Reggio ritiene ancor oggi li castelli di Bova e Castellace: e l'altro di Otranto altre terre. Il Vescovo di Lecce S. Pietro in Lama, a Vernotico ed altri Feudi. Il Vescovo di Bojano dominò un tempo la terra di S. Polo: quello di Tricario la terra di Montemuro; e molte altre Chiese, come quella di Cassano, di Teramo, di S Niccolò di Bari ed altri molti Feudi e Castelli possedono; le quali per non tesserne qui un più lungo catalogo, possono vedersi ne' volumi dell'Ughello della sua Italia sacra. Per la qual cosa quantunque nel nostro Regno lo Stato ecclesiastico non faccia Ordine a parte, come in Francia, ne' Parlamenti generali intervengono i Vescovi e gli Abati per mezzo de' loro Proccuratori, ma come dell'Ordine de' Baroni e de' Signori, non già dell'Ordine ecclesiastico.

Questa era la Politia delle Chiese e de' monasteri in questo nono secolo del principato di Benevento, dipendenti come prima dal Patriarca d'Occidente, ed alla Chiesa latina in tutto uniti. Lo Stato monastico si vide sempre più in maggior splendore e grandezza: molti altri monasteri dell'Ordine di S. Benedetto tuttavia in quello vi si andavano ergendo per munificenza de' Principi beneventani e degli Imperadori stessi d'Occidente. Surse nell'anno 872 per Lodovico Imperadore il monastero di S. Clemente nell'isola di Pescara dell'Ordine di S. Benedetto[476]. Nel Gargano e presso Siponto quelli di Calena e di Pulsano, de' quali ora appena serbasi vestigio.

Benevento si vide anche ornata d'un nuovo santuario; poichè i Saraceni avendo occupata la Sicilia, e devastando nel 831 l'isola di Lipari, ove narrasi che fin dall'India fossero state trasferite l'ossa dell'Appostolo Bartolomeo, violarono anche il sacro deposito, e gettate per terra le gloriose ossa, furono per revelazione dello stesso Santo, da un certo Monaco raccolte e da Lipari in Benevento trasportate[477]; il Principe Sicardo le accolse con somma stima e venerazione, e per lungo tempo furon ivi adorate; ed i Beneventani persuasi, che non fossero state poi da Ottone trasferite in Roma, rendono a quelle tuttavia i medesimi onori ed adorazioni.

I. Politia delle Chiese del Ducato napoletano e delle altre città sottoposte all'Imperio greco.

Ancorchè nella Chiesa greca non si osservasse tanta deformità e rilasciamento de' costumi e cotanta ignoranza, quanto nella latina, ne' Preti e ne' Monaci; nè i suoi Vescovi, nè gli Abati si fossero veduti possedere Castelli e Baronie, poichè i Greci non conobbero Feudi; nulladimanco assai maggior discordanza in quella si ravvisava per l'ambizione del Patriarca di Costantinopoli, e per la dottrina che sosteneva difforme in alcuni dogmi a quella che insegnava la Chiesa latina, discordante ancora da quella sopra alcuni punti di disciplina, oltre a' riti varj e diversi; onde la divisione si rendè maggiormente ostinata e irreconciliabile. Impugnavano i Greci il primato del Vescovo di Roma, al quale volevano preferire o per lo meno render uguale quello di Costantinopoli. Insorsero perciò vari contrasti intorno a' confini de' loro Patriarcati, e quello di Costantinopoli invase perciò molte province, che s'appartenevano al Patriarcato di Roma. Fuvvi gran contrasto sopra la Bulgaria, pretendendo i Patriarchi di Oriente, ch'essendo stato quel paese tolto a' Greci, e prima governato da' Vescovi greci, al Patriarca di Costantinopoli doveva esser soggetto: ebbero in ciò anche il favore dell'Imperador Basilio e di Lione suo figliuolo, che avea associato all'Imperio; onde la Bulgaria, non ostante le opposizioni ed i protesti de' Legati del Papa, fu aggiudicata a' Greci e cacciati i Vescovi e' Sacerdoti latini.

L'ambizione de' Patriarchi di Costantinopoli, favoriti dalla potenza degl'Imperadori d'Oriente, tolse al Patriarcato d'Occidente molte altre Chiese, le quali al trono di Costantinopoli furono attribuite; onde nacque, che siccome fu fatta nuova descrizione delle province dell'Imperio d'Oriente, partendolo in più Temi, dei quali Costantino Porfirogenito compilò due libri; e nuova descrizione degli Ufficiali del Palazzo e della Camera costantinopolitana, de' quali Codino[478] e Giovanni Curapalata[479] tesserono lunghi cataloghi; così per ciò che s'attiene alla politia della Chiesa greca e del Trono costantinopolitano, i loro Patriarchi proccurarono dagl'istessi Imperadori d'Oriente, che si facesse nuova descrizione, così delle Chiese sottoposte al Trono costantinopolitano, molte delle quali eransi tolte al Trono romano, come degli Ufficiali della gran Chiesa di Costantinopoli, de' quali similmente Codino e Curapalata ed altri presso Leunclavio[480] rapportano i nomi e gli uffici: affinchè quelle Chiese, che si tolsero al Patriarcato d'Occidente, facendosi per autorità imperiale tal disposizione, ovvero Notizia, rimanessero stabilmente affisse e dipendenti dal suo Trono.