Questi esempj dovrebbero far ricredere a molti esser poco sicura l'opinione di coloro, che scrissero gl'Interdetti generali locali non essere più antichi de' tempi di Gregorio VII, e che questo Pontefice fosse stato il primo, che gli avesse introdotti nella Chiesa, castigando così i Popoli per le scelleratezze de' Principi; poichè se è vero ciò che narra Erchemperto, che fiorì intorno a questi medesimi tempi, o poco da poi, la città di Napoli patì veramente tal disavventura per li perfidi e scellerati costumi del suo Vescovo e Duca, che obbligò i Napoletani a far lega co' Saraceni. Oltre che, tralasciando più antichi esempj d'altri paesi, abbiamo noi un altro esempio illustre nel Principato di Benevento, dove Errico II Imperadore, avendovi posto per reggerlo Pandolfo, perchè i Beneventani non vollero ubbidirlo, l'Imperadore che andava di concerto con Papa Clemente, proccurò l'anno 1010 che il Pontefice scomunicasse i Beneventani; nè furono assoluti, se non dieci anni da poi, quando Lione IX che a Clemente succedè, venuto in Benevento, non togliesse l'Interdetto.

Ma nell'istesso tempo che Carlo s'apparecchiava di calare in Italia per soccorrere il Papa, giunto con picciol numero di truppe in Pavia, dove il Papa venne a trovarlo, ecco che Carlomanno lo previene e calato egli in Italia con potenti eserciti, tentò di scacciarne il Calvo, aspirando all'Imperio ed al Regno d'Italia. Carlo sorpreso di tal mossa, ripigliò il cammino verso la Francia, e giunto all'Alpi, assalito da una febbre, non senza sospetto di veleno, finì quivi i giorni suoi nel dì 6 del mese d'aprile dell'anno 877, in età di 54 anni: il suo corpo fu seppellito a Vercelli, e sette anni da poi fu portato in S. Dionigi.

§. I. Maggiori disordini e calamità in queste nostre province per la morte di Carlo il Calvo, ne' tempi di Carlomanno.

Morto il Calvo, e succeduto in Italia Carlomanno, s'accrebbero i disordini e le calamità; poichè Carlomanno non potendo soccorrere le nostre Province, per essere impiegato in altre imprese, i Saraceni imperversando assai più, misero il tutto in iscompiglio e desolazione.

S'aggiunse ancora la discordia de' nostri Principi stessi; poichè i Capuani per la morte accaduta di Landulfo nell'anno 879 si divisero in fazioni. Lasciò costui più nepoti, i quali accelerarono maggiormente la ruina di questo Contado, perchè fra di loro egualmente se lo divisero. A Pandonulfo Conte di Capua, che gli succedè, toccò Tiano e Casamirta, che altri dicono Caserta. A Landone, Berolassi e Sessa. All'altro Landone, Calinio e Cajazza[522]: e così vennero d'uno Stato a farsene molti divisi in più pezzi, che portò finalmente la ruina de' nostri Principi longobardi, perchè infra di lor divisi le cose terminarono in fazioni e guerre intestine, onde diedesi pronta occasione alle altre Nazioni d'approfittarsi de' loro sconcerti e disordini. Sorse perciò anche quell'antica consuetudine appresso i medesimi, di non preporre il primogenito nelle successioni de' Feudi agli altri fratelli minori, ma ammetter tutti egualmente[523], contro l'istituto de' Franzesi, che per non dividere i Stati, al primogenito gli deferivano; e quindi in questo nostro Regno s'introdusse quella distinzione, che nelle successioni, alcuni Feudi si regolavano secondo il jus de' Longobardi, altri secondo il jus Francorum, che prevalse finalmente come più provvido e saggio, come a più opportuno luogo diremo.

E se bene a Pandonulfo fosse stata da Giovanni VIII conceduta Gaeta, non furono però i Capuani così dolci nel trattar i Gaetani, che perciò non ne sorgessero nuovi sconcerti e ravvolgimenti, siccome in tutto il suo Stato; tanto che dopo tre anni ed otto mesi ne fu Pandonulfo cacciato, ed eletto in suo luogo nell'anno 882 Landone, il quale, governando inettamente Capua, non durò più che due anni a reggerla; poichè datosi con ciò occasione ad Atenulfo suo fratello d'invaderla, fece sì questo valoroso e prode Capitano, che discacciandolo nell'anno 887 ristabilì in miglior forma il Contado di Capua, e portato dal corso della sua fortuna, fu al Principato di Benevento innalzato, venendo con ciò ad unirsi questi due Stati dopo il corso di molti anni, in una medesima persona, come diremo.

Non minori furono i disordini nel Principato di Benevento, perchè Adelghiso, mentre tutto festante ritorna in Benevento dopo la presa del castello Trabetense, che alcuni dicono essere Trivento, per una congiura fu da' suoi nepoti ed amici crudelmente ucciso nell'anno 878, dopo aver dominato in Benevento anni 24 e mezzo: quindi di questo Principe non si legge alcun tumulo, come degli altri appresso Pellegrino. Si legge però presso il medesimo un suo Capitolare, ove molte leggi stabilì, alcune conformi alle antiche dei Re longobardi, altre difformi alle medesime.

Nacquero perciò disordini gravissimi nello Stato, perchè succedutogli nel Principato Gaideri suo nipote, figliuolo di Radelgario, che per forza d'ambizione ne escluse Radelchi figliuolo primogenito dell'ucciso Adelghiso, i Beneventani dopo due anni e mezzo lo deposero e mandarono prigione in Francia, portando al soglio Radelchi figliuolo, come si disse, d'Adelghiso; ma non tardò guari, che Gaideri fuggito di Francia, si ritirò in Bari, sotto la protezione de' Greci; poichè questa città, la qual era prima governata da' Castaldi che vi mandavano i Principi di Benevento, perchè si vide sovente in mano de' Saraceni, considerando che i Beneventani per più volte l'aveano perduta e che non potevano difenderla contro le spesse incursioni de' medesimi, era in questi tempi passata sotto il dominio de' Greci, perchè i Baresi, come fu detto, si diedero a Gregorio Straticò, che chiamarono da Otranto, città che pure era ritornata sotto la dominazione de' Greci[524]. E portatosi per ciò Gaideri in Costantinopoli all'Imperador Basilio, fu da costui ricevuto cortesemente, concedendogli il governo per tutto il tempo di sua vita della città d'Oria, donde non cessò mai di molestare i Beneventani, che da quel dominio l'aveano scacciato[525].

Nè Radelchi, combattuto da tante altre parti, potè molto godersi del suo Principato, poichè insorta non molto da poi guerra tra Napoletani ed Amalfitani da un canto, e tra Capuani e Beneventani dall'altro, tutto andò in confusione: e dopo il dominio di pochi anni ne fu scacciato nell'anno 883, e posto in suo luogo Ajone suo fratello[526]. Ma nè pure questo Principe potè molto godersi e con tranquillità il suo Stato, poichè preso da Guido Duca di Spoleto, sebbene per opera de' Sipontini, che in questo incontro mostrarono gran fedeltà al lor Signore, fosse stato sprigionato e restituito a Benevento, Gaideri che la città d'Oria teneva, gli mosse contro i Greci, co' quali ebbe spesso a combattere. E morto dopo sette anni di Regno perturbato, succedutogli nell'anno 890 Orso suo figliuolo, che non avea più che dieci anni, si diede l'ultima mano alla ruina de' Principi longobardi in Benevento; e che finalmente presa questa città da' Greci, passasse da' Longobardi, dopo 330 anni che la tennero, sotto la dominazione di Lione Imperadore d'Oriente figliuolo di Basilio; poichè questo Principe fortemente crucciato contro Ajone, e stimolato da Gaideri, nel seguente anno 891 mandò un'armata formidabilissima in queste nostre regioni sotto il comando di Simbaticio Protospatario per debellar Benevento, il quale cinta che l'ebbe di stretto assedio, dopo tre mesi se ne rese Signore insieme con altri luoghi del suo dominio, scacciandone l'infelice Orso, che non più d'un anno l'avea tenuta. Così Benevento dopo 330 anni, da Zotone primo Duca insino ad Orso, passò sotto gl'Imperadori d'Oriente, e venne governata per un anno dall'istesso Simbaticio, che la conquistò; dopo il quale fuvvi mandato dall'Imperadore per successore Giorgio Patrizio, che insino all'anno 895 la governò.

§. II. Calamità nel Principato di Salerno.