I Normanni non meno degli altri prendevano delle scomuniche spavento e terrore; poichè venuti di fresco alla religione cattolica, ed essendo di somma pietà e zelo verso la medesima, come lo dimostrano le frequenti loro peregrinazioni ne' più celebri Santuari di Occidente e d'Oriente ancora, e divotissimi della Sede appostolica più che ogni altra Nazione, come si vide da' trattamenti che fecero a Papa Lione; mal volentieri volevano esporsi a questi fulmini, di cui essi aveano il più gran terrore. Animato da ciò Niccolò II, volle provarvisi, e riputando in questa maniera, ciò che Lione non avea potuto con eserciti armati, di poter ottener egli colle censure, scomunicò solennemente Roberto co' suoi Normanni.

Furono però questi fulmini lanciati a voto; poichè i Normanni, non men ch'essi, si sapevano molto bene conservare ciò che co' loro sudori in mezzo a mille perigli aveansi acquistato, e lor pareva somma viltà cedere quel che acquistato con tanti travagli possedevano; e per riverenti che fossero de' Pontefici, e della Sede appostolica, nulladimanco quando si trattava di lasciar ciò che avean preso, seguendo gli esempi degli stessi Pontefici, non così volentieri si persuadevano a farlo; ed ancorchè delle censure scagliate contro di loro n'avessero sommo spavento e terrore, con tutto ciò non era tanto, che riputandole per questo fatto ingiuste, si dovessero disporre a lasciare niente di ciò che aveano preso.

Essendosi adunque portate le cose a questo stato, nel quale non vi poteva esser riposo e quiete tra l'una parte e l'altra: ciascuna venne seriamente a pensare, come potessero uscir da tanti sospetti ed inquietudini per mezzo d'un accordo, che fosse per ambedue vantaggioso.

Roberto fra se medesimo considerava, che se bene stesse sicuro di non potere colla forza da' Pontefici romani esser costretto lasciar le sue conquiste, nelle quali s'era per tante vie stabilito; nulladimanco che non bisognava avergli inimici, poichè quantunque secondo lo stato presente delle cose non potessero ricever aiuti dagl'Imperadori d'Occidente, nè da altri Principi convicini; nulladimanco erasi per lunga esperienza veduto, che non sarebbon loro mancate occasioni, quando l'opportunità d'altro tempo lo portava, di turbargli: che le maggiori inquietudini ed ostacoli la sua Nazione gli avea sofferti da' Papi, più che dai Greci stessi. Lo spaventavano le censure, e più gli eventi infelici, che aveano sovente portato agli altri Principi: che presso i Popoli, a cui eran in sommo orrore, non potesse nascere qualche sollevazione, e particolarmente appo i Pugliesi, che non ben s'erano rassodati: che i suoi acquisti eran recenti in paesi stranieri, ove bisognava più tosto farsi degli amici, che degl'inimici: che i tumulti nati per Bacelardo suo nipote potrebbero esser fomentati di nuovo, con porre in su quel partito, nel che i Papi solevano usare ogni accortezza, tanto maggiormente che si portava opinione essergli da lui stata usurpata la successione: finalmente che bisognava aver amico il Papa, non solo per ciò che s'era acquistato, ma molto più per quel che rimaneva a conquistare nell'altre province, affinchè per l'autorità che s'aveano i Papi presa, potesse confermarlo nella possessione di ciò che sperava di avere.

Dall'altra parte il Papa considerava, che co' Normanni erano inutili le scomuniche; ch'essi non erano gente da lasciare niente, se non s'adoperassero quei medesimi mezzi, che avean tenuto per conquistarle; che queste forze non eran da sperare dagli Stati della Chiesa, o dagli altri Principi vicini, e molto meno dagl'Imperadori d'Occidente, i quali essendosi da loro alienati per cagione dell'investiture e per l'elezione de' Pontefici, ancorchè Niccolò in un Concilio tenuto poc'anz'in Roma avesse proccurato soddisfare ad Errico; nulladimeno per l'avversione de' Romani erano vicine le cose a prorompere in aperte dissensioni e guerre crudeli: che per poter sostenere la causa del Clero, e del Popolo romano, e de' Sommi Pontefici contro gl'Imperadori, bisognava pensare da ora ad appoggiarsi ad un Principe forte e valoroso, perchè altrimenti sarebbe riuscita vana ogni loro impresa: ch'egli non poteva far miglior elezione di Roberto, il quale colle sue forze avrebbe potuto opporsi efficacemente, e restituire alla Chiesa romana quella prerogativa, che gl'Imperadori s'aveano usurpata: che finalmente vi poteva esser modo, col quale la Sede appostolica accordandosi con Roberto più tosto ne ritrarrebbe vantaggio, che nocumento.

Erano per queste considerazioni gli animi ben disposti per mezzo d'un accordo di far terminare ogni contesa, e far nascere la pace in mezzo a tanti sconvolgimenti. Roberto volle prevenire il Papa, ed essendosi ritirato in Calabria, inviogli un Ambasciadore con offerte generose di voler egli soddisfarlo in tutto ciò che desiderava, e che per tal effetto lo invitava ad un congresso, di cui gli prometteva, che avrebbe gran soggetto d'essere soddisfatto[280].

Il Papa, che non desiderava altro, e che avea ancora i suoi disegni, ne fu contentissimo, e ricevuta quest'offerta, coll'occasione di dover tenere un Concilio per riformare in qualche parte i detestabili costumi degli Ecclesiastici, gli mandò a dire, ch'egli quel Concilio l'avrebbe intimato in Melfi, dove sarebbesi portato in persona, ed ove uniti insieme avrebbero con soddisfazione comune composta ogni contesa.

La corruttela de' costumi ch'era nell'Ordine ecclesiastico in questi tempi, era in eccesso: e sopra tutto, tolta ogni vergogna, non aveano nè tampoco difficoltà tener le concubine pubblicamente nelle proprie case, ed i figliuoli nati da quelle, come con dolore narra Pier Damiani. Niccolò nel Concilio romano diede contro tali Concubinari, qualche provvidenza; ma in queste nostre province avea questo vizio poste sì profonde radici, che non v'era nè Vescovo, nè Prete, nè Diacono, nè minimo Cherico, che non se ne provedesse: Niccolò perciò in quest'anno 1059 nella città di Melfi tenne Concilio, ove condannò e detestò l'abuso, ponendo molte pene contro i concubinari, e depose ancora il Vescovo di Trani. Ma non perciò potè svellersi la mala radice; pareva quasi che impossibile, che i Preti potessero distaccarsene, e quindi è che ne' Concili tenuti da poi, non si vide inculcar altro, che di toglierle a' Preti, ma sempre invano; anzi in queste nostre province era così pubblico questo uso delle concubine, ed il numero fu tale, che arrivarono sino a pretendere l'esenzione dal Foro secolare, e di non star sottoposte alle pene, che i Principi secolari contro i concubinari avean stabilite, dicendo, ch'essendo della famiglia de' Preti, doveano non meno che questi godere del privilegio del Foro. Ed è cosa maravigliosa il sentire, che Carlo II d'Angiò ordinasse ne' suoi tempi, che le concubine de' Preti non stassero sottoposte alla pena della perdita del quarto, come l'altre de' secolari, ancorchè non gli piacesse esentarle dal Foro, come i Preti pretendevano.

Essendo adunque il Papa al Concilio in Melfi, sopraggiunse ivi il famoso Roberto, che portò seco il Principe Riccardo con tutta la Nobiltà normanna; le allegrezze e l'accoglienze furono grandi; ma si venne da poi a quel che più importava.

I Normanni per assicurar meglio i loro Stati, proccuravano impegnare i Papi nella loro difesa, particolarmente contro gl'Imperadori, i quali avean ragione di ricuperargli, poichè ad essi si toglievano: la Puglia e la Calabria era cosa fuori di controversia, che agli Imperadori d'Oriente si toglievano, non già a' Pontefici romani, i quali non v'aveano alcun diritto. Dall'altra parte gl'Imperadori d'Occidente pretendevano, che ciò che I Normanni possedevano in queste nostre province, lo tenessero da loro in Feudo, avendogli investito Errico II, e che come vassalli dell'Imperio dovessero riconoscergli per Sovrani: Riccardo che avea involato il Principato di Capua a Landolfo, dovesse riputarsi come lor vassallo, non altramente che vi furono gli altri Principi di Capua longobardi suoi predecessori, essendo quel Principato sottoposto agl'Imperadori d'Occidente come Re d'Italia; pretendevano queste istesse ragioni sopra i Principati di Benevento e di Salerno, che Roberto intendeva d'invadere. Doveano adunque impegnarsi i Papi contro questi due potenti nemici, sopra i cui Stati finalmente si raggirava l'accordo.