Robertum donat Nicolaus honore Ducali,

Unde sibi Calaber concessus, et Appulus omnis.

E per Riccardo abbracciava solamente il Principato di Capua. Ma v'erano semi tali, che ben poteva comprendersi, che il medesimo si sarebbe fatto per tutte le altre province, che insino a questo tempo non erano ancora passate sotto la dominazione de' Normanni: fu investito Roberto anche della Sicilia, che dovea ancora togliersi a' Greci ed a' Saraceni che la tenevano invasa. L'istesso certamente dovea credersi del Principato di Salerno, dell'altro di Benevento, d'Amalfi, di Napoli, di Bari, di Gaeta, e di tutto ciò che oggi compone il Regno, siccome l'esito lo comprovò; perchè conquistati che furono da' Normanni, e discacciati interamente i Greci ed i Principi longobardi, vollero anche da' Pontefici esserne investiti, i quali di buon gusto lo facevano, niente a lor costando, anzi il vantaggio era per essi assai maggiore, che di coloro che lo desideravano.

I Normanni all'incontro non molto si curavano di farlo, perchè oltre que' vantaggi, che si sono poc'anzi notati, essi per allora niente di danno ne sentivano; poichè toltane quella piccola ricognizione del censo, appresso loro rimanevano le supreme regalie, governando i loro Stati con assoluto e libero imperio, come supremi ed indipendenti, e si riputavano piuttosto tributarj della Sede Appostolica, che veri Feudatarj; poichè in questi tempi l'essere uomo ligio, non era preso in quel senso, che ora si prende presso i nostri Feudisti, ma denotava una sorta di confederazione, e lega che l'inferiore con astringersi a giurargli fedeltà, prometteva al superiore di soccorrerlo in guerra, ovvero pagargli ogni anno certo tributo o censo[284]. Ciò che tra' Principi istessi era solito praticarsi, siccome fece Roberto Conte di Namur con Odoardo III Re d'Inghilterra[285], il Duca Gueldrio con Carlo Re di Francia, ed in fra di loro Filippo di Valois Re di Francia, ed Alfonso Re di Castiglia[286].

Co' Pontefici romani per le cagioni di sopra rapportate era più frequente il costume. I Re d'Inghilterra s'obbligarono alla Sede appostolica pagare il tributo, il quale sopra quel Regno sino a' tempi d'Errico VIII fu esatto, chiamato il denaro di S. Pietro; anzi non vi fu quasi Principe d'Europa, che non sottoponessero a tributo i loro Regni alla Chiesa romana; tanto che Cujacio parlando di questo costume renduto a questi tempi frequentissimo, ebbe a dire, et qui non Reges olim? I Pontefici romani in questi principj si contentavano del solo censo per render soave il giogo, ma tanto bastò, che in decorso di tempo potessero per la loro accortezza aprirsi il campo a pretensioni maggiori, come lo seppero ben fare nell'opportunità, che si noteranno più innanzi nel decorso di questa Istoria.

CAPITOLO I. Il Ducato di Bari passa sotto la dominazione de' Normanni.

Terminato in Melfi in cotal guisa il Congresso con soddisfazione d'amendue le parti, il Papa tornossene in Roma, e Roberto in Calabria, per finir di ridurre alcune altre Piazze, che erano ancor rimase in potere de' Greci. Tosto se ne rese padrone; e scorgendo che il Conte Ruggiero suo fratello in quell'imprese s'era portato con estraordinaria fortezza e valore, lasciò il medesimo in Calabria per finire quel che restava, come fece valorosamente, ed egli intanto in Puglia ritornato, pensò nuovi modi per istabilirsi meglio le conquiste, e nell'istesso tempo aprirsi altre vie per maggiori acquisti.

Pensò per tanto d'acquistarsi alleanze e parentadi co' Principi longobardi, ed avendo scorto, che il Principe di Salerno per tanti Stati s'era sopra tutti gli altri avanzato, mandò Ambasciadori a Gisulfo II, che a Guaimaro IV suo padre era in quel Principato succeduto, a chiedergli la sorella per isposa. Il partito se bene non dovea rifiutarsi da Gisulfo, pure vi trovava qualche difficoltà, così perchè conoscendo il genio della Nazione, che pur troppo sapeva profittare sopra i Stati altrui, temeva non por questo parentado gli venisse qualche danno, come ancora perchè nell'istesso tempo che Roberto gli chiedeva sua sorella, egli avea Alverada per moglie, dalla quale avea generato il famoso Boemondo. Ma replicando egli che aveala ripudiata, e credeva averlo potuto fare per essere sua parente, al che allora si stimava non potersi rimediare colle dispense del Papa, le quali non erano così frequenti: per non disgustarsi con lui sì apertamente, Gisulfo non osò di rifiutarlo; laonde diegli in maritaggio la primogenita delle sue sorelle appellata Sicelgaita[287]. E nel medesimo tempo sposò un'altra sua sorella minore, Gaidelgrima nomata, ad un altro Principe normanno, dandole in dote Nola, Marigliano Palma, Sarno, ed altri luoghi convicini, i quali non furon mai sottoposti a' Principi di Capua, ma a' Principi di Salerno[288]. Questi fu Giordano I figliuolo di Riccardo Conte d'Aversa, il quale dopo aver tolto a Landolfo ultimo de' Principi longobardi il Principato di Capua, ne avea fatto Principe Giordano suo figliuolo. Avealo ancora fatto Duca di Gaeta, come lui; non è però che Gaeta non avesse anche sotto questi due Principi i suoi Duchi particolari; ebbe Goffredo, ovvero Loffredo Ridello nell'anno 1072 ed altri; ma si diceano così, non altrimente, che si disse Pandulfo Conte di Capua, al quale Giovanni VIII l'avea conceduta, con tutto che vi fosse Docibile Duca, che a Pandolfo era sottoposto, sicom'era ora Goffredo ai Principi di Capua normanni.

Roberto intanto facendo ritorno in Calabria con questa novella sposa, s'accinse alla magnanima impresa della Sicilia[289], e dopo aver quivi col suo fratello Roggiero fatte molte conquiste, che si diranno in più opportuno luogo, in Calabria fece ritorno; e poichè i Greci ancora si mantenevano in Bari, in Otranto, ed in alcune altre Piazze dell'antica Calabria, a discacciargli da quest'angolo, e principalmente da Bari, ove tenevano raccolte tutte le loro forze, drizzò tutte le sue cure ed ogni suo pensiero.

Ma pria che s'accingesse a quest'impresa bisognò che dissipasse una nuova congiura, che Goffredo e Gocelino principali Cavalieri normanni, col pretesto di riporre Bacelardo figliuolo d'Umfredo nel Contado di Puglia, del quale n'era stato spogliato da Roberto, aveano ordita. Tosto che questo valoroso Campione n'ebbe notizia, dissipò in maniera i Congiurati, che molti ne imprigionò, e fece punire con estremo rigore, disperdendo il resto: Gocelino per asilo si ritirò appo de' Greci in Costantinopoli; Goffredo in una fortezza; e l'infelice Principe Bacelardo salvossi in Bari, donde dopo alcun tempo portossi in Costantinopoli a dimandar soccorso all'Imperadore Costantino Duca, che nell'anno 1060 ad Isaacio era succeduto, per impegnarlo contro Roberto a riporlo ne' suoi Stati.