Il principio di questo duodecimo secolo, nel quale siamo, fu luttuosissimo non solo per la morte del Gran Conte Ruggiero, ma di molti altri Principi che lo seguirono. Morì poco da poi nel mese di gennaro dell'anno 1106. Riccardo II Principe di Capua dopo la cui morte non lasciando di se figliuoli, gli succedè al Principato Roberto suo fratello, che lo tenne insino al 1120 nel qual anno morì[373]. Nell'istesso anno 1106 nel mese d'agosto finì ancora i giorni suoi l'Imperador Errico III a cui succedette Errico IV suo figliuolo, il quale non meno che il padre, quasi ereditando co' Stati l'odio contro i Pontefici romani, fu assai più acerbo con Pascale II e co' suoi successori di ciò ch'era stato suo padre con Gregorio VII. Egli volendo sostenere con maggior vigore le ragioni delle investiture, minacciava di voler calare con potente armata in Italia contro Pascale. Questo Pontefice per occorrere ad un tanto periglio, venne a Capua per sollecitare il Principe Roberto, ed il Duca Ruggiero, perchè l'aiutassero contro gli sforzi d'Errico; ma Errico venuto in Italia con valido esercito, e giunto in Roma, ove il Papa era ritornato, ed eragli (credendo così reprimere il suo orgoglio) col Clero e 'l Popolo romano andato incontro per riceverlo, lo fece conducere con tutti i suoi dentro i suoi alloggiamenti, come prigioniero, ove per forza gli estorse le ragioni dell'investitura, e lo costrinse di vantaggio secondo il solito rito e cerimonie a farsi incoronare Imperadore[374]. Ma subito che Errico partì d'Italia, Pascale in un Concilio tenuto da poi in Laterano, annullò, e cassò tutti quegli atti, avendo intanto poco prima sollecitato il Duca di Calabria, ed il Principe di Capua con gli altri Normanni, e l'istesso Boemondo, perchè unite le loro armate soccorressero la Chiesa romana contra le persecuzioni, che, come diceva, sofferiva da Errico.
Ma la morte di questi due Principi Boemondo e Ruggiero accaduta l'una poco dopo l'altra, frastornò tutti i suoi disegni. Morì Boemondo in quest'anno 1110 in Antiochia, ed il suo cadavere trasportato in Italia, fu fatto seppellire a Canosa nella Chiesa di S. Sabino. Lasciò di se un figliuolo nomato pur Boemondo, che al Principato d'Antiochia, ed agli altri suoi Stati successe. Lasciò ancora un'altra sua figliuola, ed amendue raccomandò a Tancredi suo nipote.
Ma più deplorabile fu a queste nostre province la morte accaduta in Salerno nel mese di febbraio dell'anno 1111 del famoso Duca Ruggiero[375]. Fu egli con gran pompa, e molte lagrime sepolto nella maggior chiesa di Salerno, edificata dal Duca Guiscardo suo padre: nè lasciò di se altra stirpe virile, se non Guglielmo, natogli dalla Duchessa Ala sua seconda moglie, il quale, morto suo padre, al Ducato di Puglia ed agli altri suoi Stati succedette.
Il Duca Guglielmo, non meno che suo padre volle continuar col Papa l'istessa amicizia e corrispondenza, nè mancò di soccorrerlo nelle contese che con più ardore si proseguivano con Errico. Eransi a questi tempi cotanto esacerbate queste contenzioni, che l'Imperador Alessio Comneno pensò profittarne, scrivendo a Pascale II che se voleva riconoscer lui per Imperadore d'Occidente, l'avrebbe prestati contro Errico validi aiuti[376]. Ed intanto avendo Guglielmo stabilito in più perfetta forma lo Stato, non mancò di chiedere al Papa la conferma dell'investitura del Ducato di Puglia, e di Calabria, come i suoi predecessori aveano ricevuta. Nè Pascale mancò tosto di concedergliela, come fece nell'anno 1114 mentre era in Cepperano a celebrar un Concilio, ove Guglielmo portossi per riceverla[377]. Ma mentre questo Pontefice era tutto inteso per reprimere gli sforzi d'Errico oppresso da gravi, e noiose cure ammalossi in questo anno 1118 nel quale a' 12 gennaro finì di vivere[378].
Morì ancora nel mese d'agosto del medesimo anno Alessio Imperadore d'Oriente, a cui nell'Imperio successe Giovanni Porfirogenito suo figliuolo. Ben tosto ci libereremo dalla cura di tener conto degl'Imperadori d'Oriente; poich'essi avendo perduto tutto ciò, che possedevano in queste nostre province, con poca speranza di più riacquistarlo, non vi fu occasione di più pensare, ed intrigarsi negl'interessi di queste regioni. Niente più era loro rimaso che un'ombra di sovranità, che ancor ritenevano sopra il picciolo Ducato napoletano, il quale non guari si vedrà passare altresì sotto la dominazione del famoso Ruggiero I Re di Sicilia e di Puglia. Si governava ancora questo Ducato sotto forma di Repubblica per suoi Duchi e Consoli, ed in questi Tempi n'era Duca Giovanni, il quale morto non molto tempo da poi, mentre regnava in Oriente Porfirogenito, fece luogo a Sergio, ultimo Duca che fu de' Napoletani. Poichè passata da poi Napoli sotto Ruggiero, ancorchè non immutasse la forma del suo governo, vi creava egli nondimeno i Duchi a suo arbitrio e vi costituì Duca, Anfuso uno de' suoi figliuoli, come si dirà a più opportuno luogo.
CAPITOLO IX. Litigi, ch'ebbe l'Imperador Errico IV con Papa Gelasio II. Investiture date da questo Pontefice a' nostri Principi normanni; e scisma fra Calisto II e Gregorio VIII.
Intanto dopo la morte di Pascale, il Clero ed il Popolo romano elessero per suo successore Giovanni Gaetano Monaco Cassinense, che Gelasio II chiamossi[379]. Tosto che l'Imperador Errico seppe l'elezione calò in Italia, mandando intanto suoi Legati a Gelasio, con ambasciata, che se egli era disposto ad accordargli ciò che Pascale aveagli prima conceduto intorno alle investiture, egli era per riconoscerlo per Pontefice, in altro caso, avrebbe posto un altro Papa nella Chiesa. Ma repugnando Gelasio, e vedendo che l'Imperadore s'approssimava con potente armata a Roma, uscì da questa città, ed accompagnato da molti Vescovi e Cardinali, dal Prefetto di Roma e da molti Nobili di quella, in Gaeta sua patria ricovrossi: quivi ordinato Prete, essendo ancor Diacono, fu da quei Vescovi e Cardinali che seco avea, e dagli Arcivescovi di Capua, di Benevento, di Salerno e di Napoli, in presenza di molti Principi ed Abati, consecrato Pontefice romano.
I nostri Principi normanni, e sopra gli altri Guglielmo Duca di Puglia, Roberto Principe di Capua, Riccardo dell'Aquila, e moltissimi altri Baroni di queste Province, accorsero tutti a Gaeta offerendogli ogni lor aiuto[380]. Guglielmo, ed il Principe di Capua prestarono i giuramenti di fedeltà come ligi della Sede appostolica ch'erano, ricevendo essi la conferma dell'investiture in quella guisa che i loro predecessori aveanle ricevute dagli altri Pontefici. Ed è da notare che i Principi di Capua in questi tempi prestavan l'omagio al Papa, nell'istesso tempo, ch'erano ligi al Duca di Puglia.
Ma non è qui da tralasciare ancora, che Guglielmo non bastandogli aver avuta l'investitura da Pascale, la volle anche da Gelasio, dal quale non potè ottener altro, che una conferma ristretta sempre al Ducato di Puglia e di Calabria, guardandosi bene di stenderla al Principato di Salerno ed Amalfi, ed a tutti quegli altri Stati, ch'erano già passati sotto la dominazione de' Duchi di Puglia. Così leggiamo nella formola di questa investitura rapportata dall'Abate della Noce[381], che Gelasio la diede a Guglielmo: Quemadmodum Gregorius Papa tradidit illam Roberto Guiscardo Avo tuo; et sicut Urbanus Papa eam Rogerio Patri tuo prius, et postea tibi tradidit; sic et ego trado tibi eandem Terram cum honore Ducatus per illud idem donum, et consensum. Ma è da notare l'errore occorso in questa formola, e mancare in essa dopo la parola postea il nome di Pascalis; poichè Guglielmo non mai da Urbano ricevè investitura, come quegli che premorì a Ruggiero suo padre, e Guglielmo succedè al padre nel Ponteficato di Pascale, dal quale, e non da Urbano la ricevette, come rapporta Pietro Diacono.
Intanto s'esacerbarono le contese tra il Papa e l'Imperadore: questi tosto che seppe essersi Gelasio partito da Roma, fece elegger Maurizio Arcivescovo di Braga, che si fece chiamare Gregorio VIII. Dall'altra parte Gelasio venuto a Capua scomunicò l'Imperadore, l'Antipapa, e tutti i complici ed operò che Roberto Principe di Capua ragunasse le sue truppe per opporle ad Errico, affinchè introducesse lui in Roma. Roberto, unita una considerabile armata, prende il cammino verso il monastero Cassinense, per quindi passar in Roma insieme col Papa, come aveagli promesso; ma avendo inteso che l'Imperadore non era molto lontano con forze superiori, non volle partirsi da Cassino, ed avendo quivi ricevuti gli Ambasciadori d'Errico, che lo consigliavano a ritirarsi, egli abbandonando l'impresa a Capua tornossene. Quindi Gelasio, dopo varie vicende di fortuna, abbandonato dai Normanni, finalmente non potendo resistere a tante forze, pensò andarsene con alquanti Vescovi e Cardinali in Francia, e giunto nel monastero di Clugnì, stanco finalmente per tante cure moleste e per tanti incomodi sofferti in quel penoso viaggio, quivi infermatosi finì la sua vita il dì 29 di gennaio dell'anno 1119 dopo aver non più che un'anno e cinque giorni con tanti travagli, e patimenti tenuta quella sede.