Ma infra gli altri, che resero illustre la Scuola salernitana, fu Costantino affricano. Questi oriondo di Cartagine, per le sue peregrinazioni in molte parti dell'Asia e dell'Affrica avea appreso da quelle Nazioni varie scienze; ma sopra tutto si diede alla medicina ed alla filosofia. Egli navigò in Babilonia ove apprese la grammatica, la dialettica, la geometria, l'aritmetica, la matematica, l'astronomia e la fisica de' Caldei, degli Arabi, de' Persi, de' Saraceni, degli Egizj e degl'Indi; e dopo aver nel corso di 39 anni quivi finiti questi studj, tornossene in Affrica. Ma gli Affricani che mal soffrivano d'esser da lui oscurati per l'eccesso di tanta dottrina, pensarono d'ammazzarlo. Il che avendo penetrato Costantino, imbarcatosi di notte tempo su d'una nave, in Salerno si portò: ove per qualche tempo in forma di mendico stette nascosto[424].
Era, come altre volte si è detto nel corso di quest'Istoria, la città di Salerno frequentata da' Popoli di queste Nazioni, onde non passò guari che vi capitasse il fratello del Re di Babilonia, tirato forse dalla curiosità di veder questa città, la quale da Roberto Guiscardo era stata innalzata a metropoli, ed ove avea trasferita la sua residenza, e la quale pel continuo traffico e commercio d'infinite Nazioni a quel Porto, erasi resa l'emporio d'Occidente. Da questo Principe fu Costantino scoverto, e celebrando al Duca Roberto le sue eccelse prerogative, fece sì che Guiscardo lo accogliesse con somma cortesia, e gli rendesse tutto quell'onore, che ad uomo di quella qualità si conveniva. Si trattenne perciò egli in Salerno, ove ebbe campo di maggiormente promovere gli studj di filosofia, e sopra tutto di medicina, nella quale sopra tutte le altre facoltà era eminente; dopo essersi per molti anni trattenuto in Salerno, ritirossi a Monte Cassino, ed ivi si fece Monaco; ed in tutto il tempo che dimorò in quel monastero, non attese ad altro, che a tradurre varj libri di diverse lingue, ed a comporre molti trattati di medicina, de' quali Pietro Diacono[425] tessè un lungo catalogo.
Crebbe perciò la fama della Scuola salernitana, la quale in gran parte la deve a' Monaci Cassinensi, i quali la promossero per gli studj assidui, che facevano sopra la medicina. Sin da' tempi di Papa Giovanni VIII questi Monaci eransi dati a tali studj; e Bassacio loro Abate, di medicina espertissimo, ne compose anche alcuni libri[426], dove dell'utilità ed uso di molti medicamenti trattava, non riputandosi a que' tempi, come si è detto, cosa disdicevole, che i Cherici ed i Monaci professassero medicina. Quindi presso di noi nella città di Salerno, ed altrove non si sdegnavano di professarla i più insigni e nobili personaggi. Alfano Arcivescovo di Salerno, narra Lione Ostiense[427], ch'era espertissimo in medicina, e che la sua maggior applicazione era di curare gl'infermi. Romualdo Guarna pur Arcivescovo di quella città, non isdegnava di professarla, siccome tutti i Nobili salernitani riputavano sommo lor pregio d'esserne instrutti, e di praticarla; e questo costume durò in Salerno per molti anni appresso: ond'è che alcuni non ben intesi di questa usanza, adattando i costumi presenti agli antichi, riputarono esser altri quel Giovanni di Procida, che fu celebre Medico, da quel famoso Giovanni Nobile salernitano autore della celebre congiura del vespro Siciliano, quasi che mal si convenisse ad un Nobile professar medicina.
Rilusse perciò la Scuola di Salerno assai più per tanti insigni personaggi che professavano quivi la medicina, e riputossi a questi tempi la più dotta e la più culta di quante mai ne fiorissero in Europa. Quindi avvenne, che da Salerno si chiamavano i Medici, e che i più grandi personaggi caduti in gravi infermità si portavano ivi per curarsi, siccome fece il celebre Abate Desiderio, il quale come narra Lione, per guarirsi d'una sua malattia, alla quale le molte vigilie ed astinenze l'avean condotto, portossi in Salerno. E ne' tempi che seguirono, pur si narra, che Guglielmo il Malo, ammalatosi in Palermo, e crescendo tuttavia il male, fece venire Romualdo Guarna Arcivescovo di Salerno assai dotto in Medicina per curarsi, il quale benchè gli ordinasse molti rimedi valevoli al suo male, egli nondimeno non poneva in opera, se non quelli che a lui parevano, per la qual cosa s'accelerò la morte[428]. Quindi ancora si legge, che i migliori farmaci erano in Salerno fabbricati; onde si narra, che Sigelgaita da Salerno facesse venire i veleni per attossicare il figliastro ed il suo marito Roberto.
Ma quello, che diede maggior nome a questa Scuola fu l'opera, che compilò Giovanni di Milano, famoso Medico in Salerno, la quale ebbe l'approvazione di tutta la Scuola salernitana, e che sotto il nome della medesima al Re d'Inghilterra fu dedicata. Ciò che intorno a questi medesimi tempi, ne' quali siamo, accadde per un'occasione, che bisogna rapportare, affinchè non paja strano come i Medici salernitani per un Re cotanto lontano, e col quale essi non aveano alcun attacco, avessero voluto pigliarsi tanta pena d'unire in quel libro, dettato in versi lionini, i precetti donde potesse conservarsi in salute, ed a lui dedicarlo.
Ma cesserà ogni maraviglia se si terrà conto di quanto nel precedente libro di quest'Istoria fu narrato intorno alla venuta de' Normanni, e de' figliuoli di Tancredi in queste nostre parti: rampolli tutti di Roberto Duca di Normannia; e se riguarderassi, che negl'istessi tempi, che i nostri Normanni conquistarono la Puglia e la Calabria, ed indi il Principato di Salerno, gli altri Normanni che rimasero nella Neustria, sotto Guglielmo Duca di Normannia invasero l'Inghilterra, e dopo innumerabili vittorie finalmente intorno l'anno 1070 ridussero quel Regno sotto la dominazione del famoso Guglielmo, che perciò fu soprannomato il Conquistatore. Così regnando in Salerno, ed in Inghilterra Principi d'un istesso sangue, e tutti della razza di Rollone primo Duca della Neustria, fu cosa molto connaturale, che fra di loro, e' loro sudditi vi fosse amicizia e buon'alleanza.
Ma a qual Re d'Inghilterra i Medici di Salerno dedicassero in questi tempi quel libro, e con qual occasione è bene che si narri. Guglielmo Duca di Normannia dopo aver conquistato il Regno d'Inghilterra, lasciò di se tre figliuoli, Guglielmo Ruffo, Roberto, ed Errico. A Guglielmo primogenito fu ceduto il Regno d'Inghilterra: ma questi morì senza figliuoli nell'istesso tempo, che Goffredo Buglione insieme con Roberto si trovava nell'espedizione di Gerusalemme. Avea Roberto, cui il padre avea costituito Duca di Normannia, dopo aver ceduto il Regno d'Inghilterra a Guglielmo Ruffo, voluto seguitar, ad esempio degli altri Principi, Goffredo in quella spedizione, e dovendo passare in Palestina venne in Puglia per imbarcarsi con tutti gli altri; ma essendo quivi giunto nel rigor dell'inverno, passò tutta l'invernata dell'anno 1096 presso i Principi normanni della Puglia e di Calabria suoi parenti, da' quali con tutti i segni d'affetto fu ricevuto e accarezzato. Soppraggiunta da poi la primavera tragittò il mare, ed in Palestina col famoso Goffredo all'impresa di Gerusalemme s'accinse. Fu quella finalmente presa, ma nell'istesso tempo fu amareggiata a Roberto tal vittoria per la funesta novella della morte di Guglielmo suo fratello senza figliuoli, al quale egli dovea succedere. Gli fu offerto il Regno di Gerusalemme, ma egli rifiutollo, dovendo ritornare in Inghilterra a prender possesso di quel Reame, di cui egli era più vicino erede. Nel ritorno ebbe a passar di nuovo per queste parti, onde in Salerno fu da quel Principe suo congiunto con ogni stima ed onore accolto. E poichè nell'assedio di Gerusalemme avea ricevuta una ferita nel braccio destro, la quale essendosi mal curata era degenerata in fistola, consultò quivi i Medici di Salerno che dovesse fare per guarirsela. Que' Medici osservando, che quella ferita era proceduta da una freccia avvelenata, gli dissero che non vi era altro modo per guarirsene, se non si facesse succhiare da quella il veleno, che v'era. Non volle a ciò consentire il pietoso Principe per non porre in rischio colui che dovea succhiarla; ma la Principessa sua moglie con raro esempio d'amore, non curò ella esporsi al periglio, e mentre Roberto dormiva, senza che potesse accorgersene fece tanto, e sì spesse volte replicò il succhiare, che tutto trasse il veleno della ferita, e reselo sano.
(Alcuni stimano favoloso questo racconto del succhiamento del veleno. Ed intorno alla successione dei figliuoli di Guglielmo conquistatore del Regno d'Inghilterra, devono vedersi gli accurati Storici inglesi, a' quali dee in ciò prestarsi più fede, che a qualunque altro Scrittore straniere).
Volle da poi Roberto, che que' Medici gli prescrivessero una norma e ragion di vitto, perchè potesse conservarsi in quella salute, nella quale l'aveano restituito. Fu per ciò con tal occasione composto il libro, il quale se bene fosse stato composto da uno di que' Medici, porta però in fronte il nome di tutta la Scuola, non altrimente di ciò, che veggiamo essersi fatto dalla Scuola conimbricense in quella sua opera filosofica. Fu dedicato a Roberto, chiamandolo Re d'Inghilterra: non perchè questo Principe fosse stato da poi in realtà Re di quel Regno, ma perchè tornando dalla Palestina per prenderne il possesso, come a lui dovuto, non potevano aver difficoltà di chiamarlo Re di quel Regno a lui appartenente. Ma il suo fratello Errico, trovandosi egli in Inghilterra quando accadde la morte di Guglielmo Ruffo, valendosi dell'occasione per l'assenza di Roberto, invase il Regno, e per se occupollo, e se ben Roberto fosse giunto ivi con numeroso esercito per ricuperarlo, fu però da Errico disfatto e superato, onde restò escluso di quel Reame. Perchè fosse a quel Principe l'opera più gradita, e potesser meglio que' precetti ridursi a memoria, la composero in versi leonini, nella cui composizione in questa età consisteva tutto il pregio ed eccellenza de' Poeti; e perchè la dedicarono ad un Principe normanno, presso i quali questo genere di versi era il più giocondo e gradito; nè appresso di essi si faceva cosa memorabile, che non fosse dettata in questo metro. Tutti gli elogi, i marmi, e gli epitafi de' loro Principi, si componevano in questi versi; così fu dettato l'epitafio del loro primo Duca Rollone; e così ancora tutti gli altri de' nostri Principi normanni. Fu pubblicata quest'insigne opera nell'anno 1100 la quale divulgata per tutta Europa, è incredibile quanta gloria e fama apportasse a' Medici salernitani. Ebbe molti Chiosatori, e il più antico fu Arnoldo di Villanova famoso Medico di Carlo II d'Angiò. I due Giacomi Curio, e Crellio v'impiegarono pure le loro fatiche, ed ultimamente Renato Moreau, e Zaccaria Silvio la illustrarono colle loro osservazioni. Quindi per molti secoli avvenne, che la Scuola di Salerno per l'eccellenza della medicina fu sopra tutte l'altre chiara e luminosa nell'Occidente.
Così la prima Scuola, che dopo la decadenza dell'Imperio romano, e lo scadimento dell'Accademia di Roma, fosse stata istituita in queste nostre province fu quella di Salerno: ma con tal differenza, che siccome in quella della medicina non si tenne molto conto, così in questa, trascurate l'altre professioni per l'ignoranza del secolo, la medicina che non potè andar disgiunta dalla filosofia fu il principal scopo e soggetto; poichè coloro che ve l'introdussero non d'altre scienze erano vaghi, nè altre professavano con maggior studio e fervore, che la medicina e la filosofia. E perchè dagli Arabi l'appresero, presso i quali solo i libri di Ippocrate, d'Aristotele e di Galeno erano tenuti in sommo pregio, quindi avvenne, che nelle scuole per la medicina Galeno, sopra tutti gli altri, era preposto per maestro, e per la filosofia Aristotele, il quale con fortunati successi ebbe fra noi per molti secoli il pregio d'essere riputato il principe di tutti gli altri Filosofi.