(Girolamo Muzio Chron. Germ. lib. 20 Crusius Annal. Suevie. part. 3 lib. 2 cap. 2 Bodin. de Rep. lib. 2 cap. 3 ciò attribuiscono a Federico II non al I: vedasi Sigonio de Regno Italiae Lib. 13 che rapporta il fatto di Barisone creato Re di Sardegna ad istanza, e con denari de' Genovesi).

L'istesso Imperadore diede titolo di Re al Duca d'Austria; ma a costui avvenne tutto il contrario che a' Re di Danimarca, poichè avendo ottenuto questo titolo con egual riserba della sovranità, volle troppo presto allontanarsi dal suo Sovrano, ed avendo rifiutato d'ubbidirlo, ne fu privato dodici anni da poi di questa qualità di Re, e costretto chiamarsi solamente Duca. Questo medesimo Imperadore diede ancora titolo di Re al Duca di Boemia con la medesima ritenzione di Sovranità: nel che non ci ebbe da poi alcuna mutazione, sì per la picciolezza del suo Reame vicino alla sede imperiale, come perchè questo Re è uno degli Elettori.

Altrove fu notato, che alcuni credettero, l'Inghilterra avere un tempo ancor ella salutato l'Imperadore come Feudataria, come fra gli altri scrisse Cujacio[447], la Francia non giammai. Ma gl'Inglesi glie ne danno una mentita, ed Arturo Duck[448] dice, che Cujacio senza ragione ciò scrisse; poichè nell'istesso secolo, che la Francia scosse la dominazione dell'Imperio, la scosse ancora l'Inghilterra, e che non meno i Franzesi, che i Brittanni sono indipendenti dall'Imperio.

Da queste pretensioni, che il Papa e l'Imperadore tennero di poter creare Re, e che tutti i dominj dipendessero da loro, ne surse da poi presso i nostri Dottori, secondo le fazioni, un ostinato contrasto, e chi sosteneva secondo i sentimenti di Clemente e di Adriano, che l'Imperio e tutti i Regni dipendessero dal Papa: chi all'incontro dall'Imperadore; e Bartolo[449] sostenitore delle ragioni dell'Imperio, s'avanzò tanto in questa opinione, e passò in tale estremità, che non ebbe difficoltà di dire esser eretico chi niega l'Imperadore esser Signore di tutto il Mondo: ciocchè meritò la riprensione di Covarruvia[450], e d'altri Scrittori, che riputarono cotal proposizione degna di riso.

Ma se bene erano fra lor divisi in sostenere le pretensioni, o dell'uno o dell'altro, furono però d'accordo in dire, che tutte le Sovranità del Mondo cristiano dipendessero, o dal Papa o dall'Imperadore. Proposizione quanto falsa, altrettanto repugnante al buon senso, ed a quel che osserviamo negli altri Regni e Monarchie; poichè la Sovranità non procede altronde, che o dalla conquista, o dalla sommessione de' Popoli; nè il Papa, secondo quel che si sarà potuto notare in più luoghi di quest'Istoria, come successore di S. Pietro, o Vicario di Cristo ha ragione di poterlo pretendere, non essendo stata questa la potestà data a S. Pietro da colui, che si dichiarò il Regno suo non esser di questo Mondo, ma quella fu tutta spirituale, e tutta drizzata al Cielo, come a bastanza nel primo libro. quando della politia ecclesiastica ci fu data occasione di ragionare, fu dimostrato. E se oggi lo vediamo Signore di tanti Stati, ed aver sì belle ed insigni prerogative negli Stati altrui, tutto fu o per concessione de' Principi e loro tolleranza, o per consuetudine, che col tempo introdotte, per la loro esquisita diligenza ed accortezza, avendo a lungo andare poste profonde radici, non poteron poi in molte parti più sradicarsi, come ne può esser ben chiaro esempio questo nostro Reame, che per volontaria esibizione de' suoi Principi fu reso a quella Sede feudatario, i quali o per loro concessione o tolleranza molte cose su di esso le permisero: delle quali avremo molte occasioni di notare nel corso di questa Istoria.

E molto meno gl'Imperadori d'Alemagna potean ciò pretendere; poichè se si parla di que' Regni, che da Carlo M. non furono conquistati, come le Spagne, e tanti altri, non vi può cader dubbio alcuno, che rimasero vere Monarchie, e dall'Imperio independenti. Nè restituito l'Imperio d'Occidente nella persona di quell'Augustissimo Principe si fece altro, che siccome egli parte per successione, parte per conquista, si vide ingrandito di tanti Regni e province, onde meritamente potesse darsegli titolo d'Imperadore; così essendosi da poi in tempo de' suoi successori molti Regni e molte province perdute, e sottratte dall'Imperio, ritornarono essi così come erano prima, che Carlo M. assumesse quel titolo; e per conquista, o per sommessione de' Popoli, essendo passati sotto la dominazione d'altri Principi, questi come veri Monarchi e veri Re independenti gli possederono, siccome fu l'Inghilterra, ed il Regno di Francia; ed i Franzesi pretendono, che la Francia non solo non fu unita da Carlo M. all'Imperio, ma vogliono che più tosto l'Imperio, fosse stato membro della Monarchia franzese.

Così Ruggiero, per quel che s'attiene alla Sicilia, come quella che non mai fu da Cario M. conquistata nè all'Imperio d'Occidente sottoposta, ma più tosto a quel d'Oriente, non avea alcun bisogno, volendo ridurla in forma di Regno, come fu anticamente, di ricorrere all'Imperador d'Occidente. E se bene, per quel che riguarda a queste nostre province, v'avessero avuta i medesimi in alcune d'esse la Sovranità, e per Sovrani da' Principi longobardi fossero riputati, come furon quelle, che nel Ducato beneventano, quando era nella sua maggior grandezza, erano comprese; nulladimanco i Normanni le sottrassero da poi totalmente dall'Imperio, così dall'occidentale, come, per quel che riguarda la Puglia e la Calabria, dall'orientale, e come independenti da quest'Imperj le dominarono. E quantunque dagl'Imperadori d'Occidente avessero nel principio ricevute l'investiture della Puglia, nientedimeno, come si è veduto, ciò non ebbe alcun effetto, perchè i Normanni da poi più tosto si contentarono essere Feudatarj della Sede Appostolica, che dell'Imperio. Nè gl'Imperadori d'Occidente molto se ne curarono. Egli è però vero, che così Lotario II come gli altri suoi successori, quando le occasioni loro si presentavano, non si ritennero di movere queste loro pretensioni di Sovranità: così Lotario, quando s'ebbe da investir Ranulfo del Ducato di Puglia e di Calabria contro il nostro Ruggiero, pretese volerlo egli investire, e pretendendo il Papa Innocenzio II all'incontro ciò appartenersi a lui; per non far nascere infra lor discordie, delle quali se n'avrebbe potuto profittar Ruggiero, inimico comune, si convenne che tutti due insieme l'investissero, come fecero investendolo per lo stendardo. E del Principato di Salerno e d'Amalfi, del quale i Papi non si trovavano aver ancora fatta alcuna investitura a' Normanni, vi fu tra Innocenzio II e l'istesso Lotario contrasto; pretendendo Lotario doverlo investir egli: al che s'oppose fortemente il Papa, onde nacquero fra loro quelle discordie, delle quali si seppe ben valere il nostro Ruggiero[451]. E per quest'istesse pretensioni in tempi men a noi lontani Errico VII, il primo Imperadore che fu della illustre Casa di Lucemburgo, citò Roberto Re di Napoli, e Conte di Provenza avanti il suo Tribunale a Pisa, perchè pretendeva che il Regno di Napoli fosse Feudo dell'Imperio: come in fatti lo bandì, e lo depose dal Reame, del quale investì Federico Re di Sicilia, il quale in effetto venne in Calabria per conquistarlo, e prese Reggio, e molte altre Piazze di quella riviera. Ma essendo poco da poi morto Errico, svanì l'impresa ed egli deluso in Sicilia fece ritorno.

Ma essendosi da poi l'Imperio di costoro ristretto nell'Alemagna, ed oggi giorno considerandosi come semplici Principi, senza che possan pretender Sovranità nell'istesso Imperio, dove in effetto quella risiede come ha ben provato Bodino; ed all'incontro essendosi gli altri Principi per lungo corso di anni ben stabiliti ne' loro Stati e Reami con totale independenza dall'Imperio, vantano oggi con ben forte ragione essere i loro Stati vere Monarchie, siccome se ne vanta il nostro Reame, non ostante l'investiture che i nostri Principi ricevano da' Sommi Pontefici; le quali, come vedrassi nel corso di quest'Istoria, non derogano punto all'independenza ed alla sovranità, ed alle supreme regalie, delle quali sono adorni, e per le quali son reputati, come lo sono, veri Monarchi.

Ma ritornando alla coronazione del nostro Ruggiero se bene in questi tempi gl'Imperadori d'Occidente pretendessero Sovranità sopra queste nostre province; nulladimeno i Pontefici romani l'aveano di fatto esclusi e solamente era loro rimasa la pretensione. I Principi normanni non si curavano per ciò aver da essi l'investiture, e niun pensiero se ne prendevano. Ma all'incontro era in ciò, ed a questi tempi così grande l'autorità de' Papi, che i Principi senza di loro stimavano non poter assumer nè titolo di Re, nè altro più spezioso, che vi fosse, e sopra gli altri ne stavano ben persuasi i Principi normanni, e Ruggiero stesso.

Anzi non sono mancati diligenti Autori, che scrissero Ruggiero non mai aver avuto quest'ardimento per se solo d'incoronarsi Re, ed assumere quel titolo senza loro permissione e beneplacito; e che una sola volta fosse stato incoronato da Anacleto nell'anno 1130 non già due, una da se solo nell'anno 1129, l'altra da Anacleto nel seguente anno. Nel che non vogliamo miglior testimonio dell'accuratissimo Pellegrino[452], il quale per l'autorità di Falcone beneventano, e dell'Abate Telesino, sostiene che sol una volta Ruggiero si facesse incoronare, e ciò per autorità d'Anacleto: poich'essendo per la morte d'Onorio, accaduta in febbraio dell'anno 1130 nato lo scisma tra Innocenzio II ed Anacleto II, eletti ambedue nell'istesso giorno da due contrarie fazioni per romani Pontefici, piacque a Ruggiero seguire il partito d'Anacleto, il quale riputando ciò a sua somma ventura, perchè munito di sì valido appoggio potesse resistere al partito d'Innocenzio, proccurava di non negargli cosa che gli cercasse; in fatti venuto Anacleto in Avellino nel mese di ottobre di quest'istesso anno, quivi s'appuntò di coronarlo, siccome nell'istesso mese ritornato in Benevento, in questa città gli spedì la Bolla, che si legge presso il Baronio; ed avendo Anacleto mandato in Sicilia un suo Cardinale perchè lo incoronasse, fu Ruggiero dal medesimo coronato in Palermo nel mese di dicembre dell'istesso anno nel giorno di domenica della Natività di N. S. con quella celebrità ed apparato, che ci descrive l'Abate Telesino Scrittor contemporaneo, che vi fu presente, e che fu molto famigliare, e cotanto caro a Ruggiero. Falcone Beneventano, Pietro Diacono[453], ma sopra tutti più minutamente l'Abate Telesino[454], e tutti gli antichi parlando di questa coronazione la narrano come la prima e l'unica, nè fanno memoria alcuna d'altra coronazione che Ruggiero per se stesso avessesi proccurata nell'anno precedente. Ed a dir il vero, se mai vi fosse stata, certamente l'Abate Telesino, che così a minuto scrisse i fatti di questo Principe, e con tanta esattezza quella che seguì per Anacleto, non avea motivo di tralasciar la prima, poichè avrebbe rapportato un fatto ch'egli come cotanto benevolo e familiare di Ruggiero, avrebbe approvato, nè in grazia di Ruggiero l'avrebbe taciuto. Nè avrebbe tralasciato di riferire tanta celebrità e pompa, nè il consenso di tanti insigni Prelati e Signori che narrasi essere intervenuto in questa prima coronazione, celebrata in tempo, che non vi era scisma alcuno nella Chiesa, anzi quando Onorio per la pace fatta con Ruggiero, rimase con questo Principe amicissimo.