I savj e dotti Veneziani, che non si lasciano trasportare dall'enfatico stile de' loro moderni Storici, e singolarmente del Nani, con quelle ampollose frasi di Libertà nata colla Repubblica stessa, non riputano tali monumenti apocrifi, o strani, anzi riguardandosi ai passati tempi, sono ben proprj e conformi allo stato delle cose d'allora: poichè ad una Repubblica nuova stabilita negli ultimi tempi, non può certamente adattarsi quella innata Libertà, che vantano: se non fosse caduto dal Cielo in Terra un pezzo di Luna, o di altro Pianeta, sopra il quale da' nuovi uomini si fosse stabilita libera; ma sempre che si parla di nuova Repubblica fondata nell'Imperio, duopo è che riconoscano i loro maggiori la subordinazione degl'Imperadori sian d'Oriente, ovvero d'Occidente.
Anzi i Veneziani non meno degli uni che degli altri devono confessarla; poichè in decorso di tempo sempre più decadendo le forze dell'Imperio Greco in Italia, i successori di Carlo M. profittando della sua ruina, tornarono ad aggiunger Venezia al Regno Italico, sicchè Lodovico e Lotario, se ne reser padroni, e v'esercitarono sovranità, sino a far battere le loro monete col nome di Venecias, come facevano delle altre città d'Italia da lor possedute.
Di queste Monete più Musei ne conservano le originali d'indubitata fede, ed antichità. L'Autore dello Squittinio della Libertà Veneta, nella Giunta non se ne dimenticò. Il Sig. Petau Consigliere nel Parlamento di Parigi, fece imprimere quella dell'Imperadore Lodovico il Buono, dove da una parte si legge HLVDOVICUS IMP. e dall'altra VENECIAS. Il Sig. le Blanc ha altresì fatto stampare una moneta di Lotario, che porta da una parte VENECIAS. Ecco quella di Lodovico.
Ma da poi nella decadenza dell'Imperio d'Occidente ne' Successori di Carlo M. i Veneziani cominciarono, non essendo chi potesse resistergli, a stabilire la Sovranità sopra la lor città, e luoghi marittimi intorno sopra le ruine dell'Imperio d'Oriente, non meno che di Occidente, decaduto ed avvilito anche esso ne' successori di Carlo M. prima che facesse passaggio a' Germani sotto il grande, e poderoso Ottone.
Questo Imperadore ristabilendo l'Imperio d'Occidente nello stato primiero, e volendo essere riputato non meno che Carlo M. Signore di tutte quelle Province, che costituivano il Regno Italico: sopra i Veneziani esercitò pure la Sovranità, e tutte le alte ed Imperiali sue preminenze: concedendo privilegj ed immunità alle loro Chiese co' loro precetti, chiamati a que' tempi Mundiburdj, a richiesta de' Veneziani stessi.
Quindi non dee sembrargli strano, se nel Libro medesimo del Silenzio di S. Zaccheria snodato, si leggono de' consimili Mundiburdj, conceduti a petizione di quelle Monache da varj Imperadori Germani d'Occidente, continuati da Ottone I sino all'Imperadore Federico Barbarossa. Trascriveremo solamente quello di Ottone, istromentato nell'anno 963 poichè gli altri susseguenti non sono che conformi di questo primo, secondo il costume di que' tempi, che le Chiese secondo si rifaceva un nuovo Imperadore, ricorrevano dal medesimo per ottener la conferma de' precedenti: Eccone le parole.
In nomine Sanctae et individuae Trinitatis. Otto, divina favente Clementia, Imperator Augustus.
Si petitionibus Servorum, et Ancillarum, justis et rationalibus acquiescimius, ad animae nostrae salutem proficere non diffidimus. Idcirco omnium fidelium Sanctae Ecclesiae nostrorum praesentium, ac futurorum devotio noverit. Qualiter Joanna Abbatissa de Monasterio Sancti Zachariae in finibus Venetiarum constructo, prope Palacium de Rivoalto, et Joannes Presbyter, et Monachus noster Fidelis suggesserunt nostrae Clementiae, quatenus pro Dei amore, et remedio animae nostrae, cum cunctis facultatibus, rebusque mobilibus, et immobilibus, seu familiis utriusque sexus ad eundem Monasterium Sancti Zachariae juste pertinentibus, scilicet infra ditionem Regni nostri consistentibus, tam per loca denominata, quae ibi contulit per Cartulas offeritionis Ingelfredus Comes Filiusque Grimaldi, et Ildeburga Comitissa Uxor Adalberti Comitis, cum suis haeredibus, sicut in textu ipsorum Cartulae legitur: Videlicet, Curtem unam cum omnibus suis pertinentiis, in finibus Montis Siricani positam in villa quae Petriolo nuncupatur, similiter, et in Cona, et in Sacco, et in Lupa, et in Liquentia, et Laurentiaca, una cum Terris, Vineis, Campis, Olivetis, Pratis, Massaritiis, Piscariis, Silvis, Casis, Capellis, Pascuis, Aquis, aquarumque decursibus, Montibus, Vallibus, Servis, et Ancillis, ad ipsam Curtem de Petriolo aspicientibus in integrum, ut pars praedicti Cenobii, cui nunc Joanna Ravennalis Venerabilis Abbatissa praeesse videtur, cum omni integritate in usu, et sumptu Monacharum inibi per tempora Deo famulantium perpetualiter permaneant, et sub nostrae tuicionis, ac defensionis Mundiburdio consistant.