Ma nell'anno seguente 1180 ad impresa più gloriosa rivolse Alessandro i suoi pensieri: egli scrisse a tutti i Principi cristiani, ed a' Vescovi e Prelati della Chiesa, esortandogli a passar in Palestina, e contrastar con l'armi in que' santi luoghi al Saladino Soldano di Babilonia, Principe non men savio, che valoroso, ch'era al padre Saracone nella Signoria succeduto, e travagliava i Cristiani che colà dimoravano. I primi, che si disposero con grande e poderosa oste a passar oltre mare, furono Errico Re d'Inghilterra, e Filippo Re di Francia; ma Alessandro, che così lodevolmente avea mossi i Principi cristiani a quest'impresa, non potè vederne i successi; poichè verso la fine dell'anno seguente 1181 il settimo giorno di settembre passò di questa vita in Roma, dopo aver per ventidue anni retto il Ponteficato. Fugli tantosto dato il successore, che fu Ubaldo da Lucca Cardinal d'Ostia, il quale si nomò Lucio III.
Era poco prima in Costantinopoli accaduta parimente la morte dell'Imperador Emmanuele, e gli succedette nell'Imperio il suo figliuolo Alessio. Ed intanto il nostro Guglielmo avendo per l'occasione, che rapporta Roberto del Monte[86], fatta tregua per dieci anni col Re di Marocco, se ne passò nell'anno 1183 da Palermo in queste nostro parti, ed avendo visitato Monte Cassino, ritornando in S. Germano, andò da poi in Capua, donde poi a Palermo restituissi[87].
Intorno a questi tempi nacque in Assisi città della Umbria da Pietro Bernardone, uomo d'umil condizione, Francesco, quegli che acquistossi fama d'un gran Santo, e diede stabile fondamento alla Religion de' Frati minori, e che fu pianta così fertile, che in progresso di tempo empiè il nostro Reame di tanti monasteri di Frati del suo Ordine, che non fu il lor numero inferiore a quelli che vi si erano già fondati per la fama e santità de' Monaci di S. Benedetto; di che ci sarà data occasione di ragionare, quando della politia ecclesiastica di questo secolo tratteremo.
Morì poco tempo da poi in Palermo nell'istesso anno 1183 la Reina Margherita, la quale essendo stata donna di molto avvedimento, ebbe gran parte nel governo del Reame, così mentre visse il marito, come da poi che gli succedette il figliuolo. Fu ella con nobil pompa fatta seppelire dal Re Guglielmo in Monreale nella chiesa novellamente da lui edificata a lato alle sepolture de' suoi due figliuoli Ruggiero ed Errico. Donna d'incomparabile pietà, che oltre aver fondato una Badia in Sicilia alle falde del Monte Etna, che arricchita di molti beni diede a' Padri di S. Benedetto, accolse caramente in Palermo i compagni di Tommaso Arcivescovo di Cantuaria, i quali erano stati dal Re d'Inghilterra sbanditi dal suo Regno.
Intanto il Saladino stringeva aspramente i Cristiani in Palestina avendogli con la continua guerra ridotti in pessimo stato; onde vennero in Roma il Patriarca di Gerusalemme e l'Arcivescovo di Tiro, con altri Ambasciadori del Re Baldovino e degli altri Principi, che colà dimoravano, a chieder presto e potente soccorso contro sì fiero nemico. Questi essendo stati caramente ricevuti dal Pontefice Lucio, furono da lui con altre sue lettere inviati per tale effetto ad Errico Re d'Inghilterra, ed a Filippo Re di Francia, i quali avendo presa la Croce bandita dal Papa per opra sì pia, si posero di presente all'ordine con Guglielmo Re di Scozia, e con altri gran Signori e Baroni di Francia e d'Inghilterra per passare in Siria. Ma mentre il Papa sollecitava ciascun giorno frettolosamente il passaggio, sorpreso da grave infermità passò da questa vita in Verona li sette di dicembre del 1183, e fu nel Duomo di quella città onorevolmente sepolto, essendo stato tantosto eletto per suo successore Uberto Crivello milanese, il quale si nomò Urbano III.
Erano seguiti intanto nella città di Costantinopoli gravi movimenti e revoluzioni contro i Latini, che vi albergavano, per opra di Andronico tiranno, il quale tolto di voler de' Greci l'Imperio ad Alessio, entrando con oste armata dentro la città, investì furiosamente i Latini, facendene strage grandissima, ed incendiando i loro alberghi, ove perirono crudelmente abbruciate le donne, i vecchi, ed i fanciulli, senza perdonar nemmeno alle chiese, nè a' Preti, nè a' Frati, il tutto mandando indifferentemente a fuoco ed a fiamma. Questi avvenimenti ed oltraggi fatti dal Tiranno a' Latini, mossero il nostro Guglielmo a prender vendetta d'Andronico, il quale non contento di ciò, aggiungendo fallo a fallo, avea fatto morire strangolato con una corda d'arco il giovanetto Alessio, e n'avea occupato l'Imperio; perciò Guglielmo in quest'anno 1185 ragunò una ben grande armata in Sicilia, e v'ordinò Capitano il Conte Tancredi, che fu il quarto Re di Sicilia[88], inviandolo a' danni della Grecia sotto la scorta di Margaritone suo Ammiraglio, il quale prese e saccheggiò Durazzo e Tessalonica con molti altri luoghi[89], ove gli adirati Siciliani commisero ogni sorta di crudeltà senza aver riguardo a cos'alcuna, non avendo ardire Andronico d'uscir loro all'incontro, e porger alcun riparo a tanti danni. I Greci vedendosi così crudelmente da' Siciliani assaliti, e che Andronico mostrava di non molto curarsi de' loro travagli, cominciarono ad odiarlo in maniera, che tumultuando in Costantinopoli, tosto lo deposero dall'Imperio, e l'irata moltitudine, che non sa rattenersi fino che non pervenga all'ultima estremità, non contenta d'averlo deposto, avventossegli furiosamente sopra, e con gravi tormenti obbrobriosamente l'uccise. Surse tosto ad occupar la Signoria Isaac Angelo, il quale ragunate, come potè meglio, le forze de' Greci, diede sopra i Siciliani con tanto impeto, che postigli in fuga, gli discacciò alla fine da quelle regioni, come rapporta Niceta Coniate lor Scrittore.
Trovavasi però il Re Guglielmo assai più afflitto, ch'essendo già passati nove anni da che sposossi la Regina Giovanna, nè per la di lei sterilità vedendo di quella prole alcuna, cominciò a pensar seriamente ai mali, che dopo la sua morte, sarebbero accaduti nel Reame, se anticipatamente non provedesse, e pensasse al successore. Non vi era altro del suo sangue legittimo de' Re normanni, che Costanza postuma del Re Ruggiero suo avolo, poichè di Tancredi, ch'egli molti anni prima avea richiamato dalla Grecia, ed investito del Contado di Lecce, che fa di Roberto suo avolo materno, non si teneva alcun conto, riputandolo bastardo, come nato da Ruggiero figliuolo sì del Re Ruggiero, ma d'illegittimo matrimonio, come si è detto. Perciò questa Principessa era da molti ricercata; e narra il Sigonio, che a quest'istesso anno 1185 Federico Imperadore, il quale fin dall'anno 1177 avea con Guglielmo fermata per 15 anni la pace, mandò a richiederla per Errico suo figliuolo, e Re di Germania. Guglielmo, che si vedea senza speranza d'aver figliuoli, piegò l'animo alla dimanda, confortato ancora da Gualtieri Arcivescovo di Palermo; il quale covando odio grandissimo contro Matteo Vicecancelliere della Sicilia, per la cui opera era stata sottratta dalla sua giurisdizione la chiesa di Monreale dal Re Guglielmo, come dicemmo, pensò non d'altra maniera potergli venir fatto di porre a terra la potenza di Matteo suo emolo, come scrive appunto Riccardo da S. Germano, se non che dovendo il dominio del Regno passare ad altra famiglia per mezzo di Costanza, a cui di ragion toccava di proccurare che le nozze già diliberate, si conchiudessero con Errico di Svevia Re d'Alemagna figliuolo dell'Imperador Federico, acciocchè avendo egli a succedere nella Sicilia, riconoscesse tal beneficio da lui, e ponesse a terra la potenza di Matteo. In effetto si adoperò egli tanto, che finalmente indusse Guglielmo a pattovir le nozze con Errico, ed in quest'anno 1186 stando Costanza custodita nel palagio reale, non avendo più che trentuno anno, fu fatta partir da Palermo, e condotta in Milano, ove era Errico, ivi con nobil pompa furono le nozze celebrate.
Ma essendo questo un passo d'istoria, che gli Scrittori moderni l'han intralciato di molte favole, sarà bene, che per maggior chiarezza si scuoprano qui tutti i loro errori. Alcuni narrano, che Costanza fu Monaca lungo spazio d'anni nel monastero di San Salvatore in Palermo, postavi dal padre Ruggiero per una profezia fattale dal cotanto famoso Abate Giovachino calabrese, alla quale, essendo ella ancor fanciulla, disse che per cagion di lei si sarebbe acceso un gran fuoco in Europa, e che sarebbe stata la ruina della sua schiatta.
Altri[90], considerando, che questo racconto mal si adattava a ciò che gli Autori di quei tempi concordemente scrissero, che Costanza nacque dopo la morte di Ruggiero, onde non poteva l'Abate Giovachino predir nulla di lei a richiesta di Ruggiero, quando non era ancor nata: dissero, che il presagio fu fatto non già a richiesta del padre, ma di Guglielmo I suo fratello, il quale atterrito dell'infausto vaticinio, pensò per ischivarlo di chiuder la fanciulla nel soprannomato monastero.
Bernardo Giustiniano[91] nipote del Beato Lorenzo, pur disse, che il Re maritò Costanza con Errico per instigazione e comandamento di Alessandro III quando Alessandro era già morto sin dall'anno 1181. S. Antonino Arcivescovo di Fiorenza[92], non ostante che Clemente III non era ancor Papa, e cominciò a seder l'anno 1188 scrisse, ch'essendo Costanza invecchiata nel monastero, il Pontefice Clemente III per escluder Tancredi dalla successione del Regno, e gratificar Errico, l'avesse fatta cavar di furto dal monastero, e dispensando al monacato, l'avesse maritata già vecchia con Errico per torre il Regno a Tancredi. Peggiore fu l'error del Fazzello, che rapporta, nell'Archivio romano, e ne' pubblici decreti, leggersi ancora i diplomi, ed i decreti di Celestino Papa, co' quali dispensò al monacato, e voto di virginità fatto da Costanza; quando Celestino ascese al Ponteficato nell'anno 1191, ed il Papa favorì sempre Tancredi contro Errico, come diremo da qui a poco. Ma questi favolosi racconti ben si convincono di menzogna dal considerare, che niuno degli Autori di que' tempi fan menzione di questi fatti, per altro da non tacersi.