Governò nell'adolescenzia di questo Principe i Reami di Sicilia con assoluto imperio e dominio, più di quello comportavano le ragioni d'un Balio, come era stato lasciato nel testamento di Costanza; e per questa ragione si rapportano di lui nel registro del Vaticano alcune investiture fatte di Feudi nel nostro Reame, e quella del Contado di Sora per suo nepote; ancorchè l'Autor delle gesta d'Innocenzio scrivesse, che Federico l'investisse per mezzo di suoi Governadori che reggevano la sua Corte, e Casa regale in Sicilia. Per questa cagione ancora sovente Innocenzio nelle sue Decretali parlando di Capua, di Reggio, e di alcune altre città del nostro Regno, dice esser di lui il governo delle medesime così nello spirituale come nel temporale; e quindi s'intende ciò, che i nostri per l'ignoranza dell'istoria non arrivarono a capir mai, come Innocenzio confermando l'elezione de' Vescovi fatta dal Clero delle città del nostro Regno, e dandovi il suo assenso, dice di farlo Vice-regia; poichè quantunque, come altrove s'è narrato, il medesimo Pontefice avesse con Costanza alterato molto l'accordo fatto tra Adriano IV e Guglielmo I intorno all'elezione de' Vescovi; nientedimanco, che dovesse nell'elezione de' Prelati ricercarsi l'assenso del Re, non fu a questi tempi posto in disputa; e l'istesso Innocenzio essendo Balio del Regno l'osservò inviolabilmente; quindi è che scrivendo al Capitolo e Canonici di Capua, ch'eleggessero per quella Cattedra persona idonea, lor dice ancora, che dopo eletta mandassero da lui, perchè Vice-regia potesse dargli l'assenso[257]. Il medesimo leggiamo, che fece quando si ebbe ad elegger il Vescovo di Penne e quello di Reggio[258].
Non ebbe questo Pontefice, adulto che fu Federico, se non che leggieri contese con lui, anzi proccurò sempre, per opporlo ad Ottone, i maggiori suoi avanzi, ed all'incontro Federico fu di lui, e della Chiesa romana così ossequioso e riverente, che Ottone suo emolo soleva perciò chiamarlo il Re de' Preti. Ecco come durante il Ponteficato d'Innocenzio era creduto e riputato Federico; ma questa fortuna non ebbe dapoi co' Pontefici suoi successori, co' quali passò sì strane e varie vicende, che partorirono avvenimenti tanto portentosi, che bisognerà per la loro grandezza riportargli a' due seguenti libri di questa Istoria.
FINE DEL LIBRO DECIMOQUINTO.
STORIA CIVILE
DEL
REGNO DI NAPOLI
LIBRO DECIMOSESTO
Morto in Perugia il Pontefice Innocenzio, tosto in questa medesima città unitosi il Collegio de' Cardinali, crearono per successore Cincio Savello Cardinal di San Giovanni e Paolo ch'era stato prima Cancellier di S. Chiesa, ed il quale nella fanciullezza di Federico per quattro anni era stato in Palermo suo Ajo, che Onorio III nomossi. Fu osservazione de' più diligenti investigatori de' costumi e delle azioni umane, appoggiata sopra antichi e moderni esempj, che i Pontefici maggiori nemici, che hanno avuti i Principi, sono stati quelli, che in tempo della lor privata fortuna furono di lor famigliari, e domestici: Innocenzio IV essendo Cardinale fu grand'amico di Federico: ma questi quando intese la sua elezione se ne accorò, e previde quanto accadde a lui di male. Il Re Alfonso d'Aragona sperimentò lo stesso con Calisto III ed a Carlo V Imperadore pur intervenne il medesimo. Non altramente accadde al nostro Federico; poichè Onorio nuovo Pontefice non guari dopo la sua elezione tornato a Roma, e con sommo onore, come lor cittadino, da' romani accolto, la prima cosa, che pensasse, fu di significare a Federico per sue lettere, senza molta consolazion di parole, che lasciasse la possession de' Regni di Sicilia e di Puglia a sua disposizione, perciocchè non voleva, ch'essendo Imperadore, e Re di que' Regni si giudicasse, che andasser uniti con la Imperial dignità, e non fosser Feudi della Chiesa, tanto maggiormente, che gli Imperadori d'Occidente, e fra gli altri ultimamente Ottone IV, aveano questa pretensione, che almeno il Regno di Puglia fosse dipendente dall'Imperio d'Occidente.
Federico a tal dimanda rispose col maggior rispetto e riverenza; che per ubbidirlo, se così gli fosse piaciuto, avrebbe emancipato il suo figlio Errico, e cedutigli i Reami di Sicilia e di Puglia, ed in cotal maniera sarebbero cessati tutti i sospetti; e mandò suoi Ambasciadori in Roma per tale affare, e per dargli ubbidienza. Onorio raccolsegli onorevolmente, e non potendo non accettar la giustificata, e ragionevol offerta di Federico, gli rispose, che avrebbe destinato un Legato in Sicilia, acciocchè avesse dato compimento a tal negozio, e che in questo mentre, come doveva, fosse stato fedele, ed ubbidiente al romano Pontefice.
Intanto Ottone dopo la vittoria, che riportò di lui il Re Filippo di Francia, fuggendo col misero avanzo de' suoi in Sassonia, uscito già di ogni speranza di ritornar nella perduta grandezza, s'ammalò in Brunsuich, ove in quest'anno 1218 fu da mortifera febbre tolto a' mortali. Federico vedendosi libero, e senz'alcuno ostacolo in Alemagna, fece convocare in Magonza una Assemblea di tutti i Principi e Prelati dell'Imperio, e racchetate del tutto quelle regioni, cominciò a maneggiar con Onorio la sua coronazione in Roma. Ma il Pontefice non così volentieri venne ad accordargliela, volendone esiger da lui pur troppe gravi e pesanti ricompense, siccome in fatti assai caro costò a Federico questa cerimonia; poichè siccome narra il Fazzello[259], non volle concedergli, che venisse a Roma per riceverla, se prima non gli promettesse il Contado di Fondi; e fattosi ciò promettere, si contentò, che venisse a prenderla; onde Federico ricevuto tal avviso cominciò ad apparecchiarsi, ed unire un conveniente esercito per passare in Italia; e scrisse intanto a Giacomo Conte di S. Severino, che carcerasse Diopoldo ch'era suo suocero, il qual venuto nel Reame cagionava nuove rivolture e rumori, siccome colui eseguì, tenendolo custodito in stretta prigione. Inviò ancora lettere in Sicilia all'Imperadrice Costanza sua moglie, che venisse in Alemagna, la quale partendosi da quell'isola passò per mare a Gaeta, e di là in Lombardia ed in Verona, ed in altre Città amiche, con sommo onor ricevuta, e giunse in questo nuovo anno 1219 in Germania, ov'era suo marito.
In questo mentre, avutisi nuovi avvisi della necessità che vi era in Soria di soccorso, scrisse Onorio a Federico ed a tutti gli altri Principi e Popoli crocesignati, che s'apparecchiassero tantosto al passaggio di Terra Santa. Federico ricevute queste lettere confermò il giuramento fatto d'andar in Soria, e scrisse al Pontefice, che seguita la sua coronazione in Roma, avrebbe intrapreso quel viaggio. Il perchè Onorio mandò a richiedere ad Errico Conte di Brunsuich, ed al Duca di Sassonia (li quali col pretesto che Federico non fosse stato legittimamente incoronato, ritenevano tuttavia la corona, la lancia, e l'altre insegne imperiali) che subito sotto pena di censure gliele restituissero. Federico, lasciato in Alemagna il suo figliuol Errico sotto la cura di Corrado suo Coppiero, essendo ancor fanciullo di undici anni, calò coll'Imperadrice Costanza sua moglie in Italia, e richiesti invano i Milanesi, antichi nemici della Casa di Svevia, e gran partigiani del morto Ottone, di poter esser coronato in Monza della Corona di ferro, secondo il costume degli antichi Imperadori, proseguì il viaggio, e giunto a Mantova fu incontrato dal Legato del Pontefice, il quale prima di farlo passare innanzi, non parendogli di perdere sì opportuna occasione, per mezzo di questo Legato volle esiger da lui quanto potette; prima gli fece giurare di difender la giurisdizione della Chiesa romana, d'ubbidire a quella, ed a' suoi Ministri, e di cedere i Reami di Puglia e di Sicilia al figliuol Errico.
(La promessa di questa cessione fatta da Federico, si legge presso Lunig[260]).