Dimorando ancora l'Imperador Federico in Sicilia, preso dall'ameno sito di Napoli, dirizzò i suoi pensieri in favorirla sopra tutte l'altre città del Regno di Puglia. Coloro, che non vogliono farne autore il Re Guglielmo, narrano, che nel seguente anno 1223 facesse Federico edificar in Napoli il castello capuano scrivendo che quelli dell'Uovo, e di S. Eramo solamente fossero stati edificati da' Normanni. Questo Principe fu il primo che gettò le fondamenta, onde col correr degli anni, divenuta questa città capo e metropoli d'un sì bel Regno, s'ergesse sopra tutte le altre; poichè nel seguente anno 1224 avendo quivi istituiti gli studj generali, fu cagione che si rendesse più numerosa d'abitatori, concorrendo in quella non pur gli scolari di tutte le altre province, ma di Sicilia istessa, secondo gl'inviti ch'e' ne fece, come diremo più innanzi.

Guerreggiò ancora in quest'anno 1223 di nuovo co' Saraceni di Sicilia, assediandogli e combattendogli in diversi luoghi, come molesti e perturbatori della quiete de' Siciliani; e da poi che gli ebbe soggiogati temendo lasciargli in quest'isola, come troppo vicina all'Affrica, donde spesso ricevevano soccorsi, ne trasportò in Puglia un grosso numero, e lor diede ad abitare la città di Lucera, e questa fu la prima loro trasmigrazione di Sicilia in Lucera, fatta Colonia dei Saraceni. La seconda fu fatta nell'anno 1247 quando Federico il misero avanzo, che d'essi era rimasto in quell'isola, lo trasportò nell'altra Lucera detta perciò de' Pagani; ed avendo a' primi, che trasportò in Puglia, dato in processo di tempo in lor potere tutta la Japigia, ora detta Capitanata, portarono molto incomodo a questa provincia, non cessando d'affliggerla con infinite cattività e licenze militari, essendo lor sofferto il tutto da Federico, e poi da Manfredi, poichè come valorosi, d'essi si servivano assai utilmente in diverse guerre contro i Pontefici romani, e contro altri Signori o città d'Italia; infinchè Carlo I d'Angiò dopo l'acquisto del Regno, con una lunga guerra, e con poderosi eserciti non gli scacciasse, secondo che nel progresso di quest'Istoria racconteremo.

CAPITOLO III. Degli Studj generali istituiti da Federico in Napoli.

Napoli come città greca ebbe sin da' suoi natali le Scuole, ove la gioventù nelle buone lettere istruivasi; ma Federico in quest'anno 1224 le ristabilì e ridusse in forma d'Accademia. Non fu egli il primo autore degli Studj in Napoli, come si diedero a credere alcuni: egli gl'ingrandì, e ridusse in una più nobile forma, e da' Studj particolari, che prima erano, destinati per la città sola, gli rese generali per tutto il Regno di Sicilia, e trascelse Napoli, dove da tutte le province del nostro Regno e della Sicilia doveano i giovani portarsi per apprender le discipline.

Da più cagioni fu mosso questo savio Principe a ristabilir in Napoli sì illustre Accademia, com'egli medesimo ne rende testimonianza nelle sue epistole, che si leggono presso Pietro delle Vigne suo Secretario e Consigliero[278]. In prima, dall'essere stata riputata sempre questa città antica madre, e domicilio degli studj; per secondo, dall'amenità del suo clima; e per ultimo, dall'esser collocata in parte comoda, e vicina al mare, dove per la fertilità così del terreno, come del traffico marittimo, era abbondanza di tutte le cose bisognevoli per l'uman vivere, e dove con facilità da tutte le parti così terrestri, come marittime, si potevan conducere i giovani a studiare.

Ci testifica Riccardo da S. Germano, Scrittor contemporaneo, che Federico nel mese di luglio di quest'anno 1224 ordinò quest'Accademia, mandando per tutte le parti del Regno, così di Puglia, come di Sicilia sue lettere a questo fine: Mense Julio ci dice, pro ordinando studio Neapolitano Imperator ubique per Regnum mittit litteras generales. Alcune di queste lettere si leggono ne' sei libri dell'epistole scritte da Pietro delle Vigne, nelle quali si prescrive la forma di quest'Accademia, alla quale di molti privilegi e prerogative fu liberalissimo. Primieramente furono da lui costituiti chiarissimi ingegni con grossi stipendj per Maestri di quest'Università in ciascuna facoltà; egli chiamò da parti anche remote Professori insigni che insegnar dovessero in quest'Accademia le discipline, proibendo loro, che in altra privata scuola, nè fuori, nè dentro il Regno insegnar potessero, se non in questa Accademia[279]. V'invitò con grossi stipendj i Maestri Pietro d'Ibernia, e Roberto di Varano assai noti e celebri Dottori in quella età (poichè Maestro in que tempi valeva l'istesso, che al presente Dottore) uomini, come Federico istesso gli qualifica, civilis scientiae professores, magnae scientiae, notae virtutis, et fidelis experientiae[280]. V'invitò ancora tutti gli altri Professori di ciascuna facoltà, perchè niente vi mancasse, com'ei dice nell'undecima epistola: In primis, quod in Civitate praedicta Doctores, et Magistri erunt in qualibet facultate.

Vi ebbero, oltre i Professori di legge, onorato luogo i Teologi; vi furono invitati perciò, o i Monaci del monastero di Monte Cassino, celebri in questi tempi per dottrina, o i Frati dell'Ordine di S. Domenico, ovvero i Frati Minori di S. Francesco; due religioni di fresco allora surte, che s'aveano acquistata molta stima per la santità non meno, che per la dottrina de' loro Religiosi. E quando nell'anno 1240 per le fazioni, che proccuravano mantener questi Frati contro Federico nelle discordie insorte tra lui e Gregorio IX, tanto che fu obbligato questo Principe a discacciargli tutti dal Regno, come perturbatori della pubblica quiete, mancando perciò in quest'Accademia i Professori di teologia, l'Università degli studj di Napoli scrisse una lettera ad Erasmo Monaco Cassinense Professore di teologia, invitandolo a venire in Napoli per riparare colla sua dottrina questo difetto, che per la mancanza di que' Frati pativa il napoletano studio. Questa lettera oggi giorno si conserva nella Biblioteca Cassinense, e vien rapportata dall'Abate della Noce[281], e porta in fronte quest'iscrizione: Honestissimo, et peritissimo viro Magistro Herasmo Monacho Casinensi Theologicae scientiae Professori; Universitas Doctorum, et Scolarium Neapolitani Studii salutem, et optatae felicitatis augumentum.

Ebbe ancora quest'Università Professori di legge Canonica; ed il Summonte rapporta, nel regio Archivio di Napoli nel registro dell'Imperador Federico II al fol. 21 leggersi una scrittura, che parla dell'istituzione di questo generale Studio, che comincia: Scriptum est Clero, Baronibus, Militibus, Bajulis, Judicibus, et universo Populo Neapolitano: nella quale tra l'altre cose s'ordina, che non fossero ricevuti in questo Studio gli uomini nati nelle città, che poco prima se gli erano ribellate nella Lombardia; e tra gli altri Dottori, che v'invitò, fu Bartolomeo Pignatello di Brindisi famoso Canonista, chiamato a leggere ivi il jus canonico.

Non vi mancarono ancora i Professori di Medicina; tanto che Napoli cominciò allora a contendere di pari col Collegio de' Medici di Salerno, ordinando Federico in una sua Costituzione[282], che niuno ardisse leggere nel Regno medicina o chirurgia, se non in Salerno o in Napoli; nè che potesse alcun ricever grado di Medico o di Chirurgo, se prima non fosse stato esaminato da' Medici di queste due Università; il quale dopo aver ricevuto da' medesimi le lettere d'approvazione, non avesse l'esercizio di medicare, se prima non si presentasse innanzi a' suoi Ufficiali e Professori di quell'arte, da lui per tal effetto deputati: e da costoro quantunque dichiarato abile ed idoneo, nemmeno potesse esercitar il mestiere senza espressa licenza del Principe, ovvero, essendo quello assente dal Regno, del suo Vicario[283]. Ond'è che Luca di Penna ed Agnello Arcamone dissero, che prima nel nostro Regno il solo Re approvava i Medici, e dava la licenza di curar gl'infermi[284]. Ciò che poi, secondo che scrisse Andrea d'Isernia[285], fu variato per le nuove ordinazioni de' Regnanti, per le quali fu stabilito, che coloro che volevano esser graduati in medicina, dovessero presentarsi innanzi a colui, che il Re avea ordinato sopra la cura degli studj; ed oggi in Napoli, questa prerogativa di graduare in medicina ed in tutte l'altre professioni, è presso al Gran Cancelliero del Regno, e suo Collegio, che in vece del Re dottora, ed in Salerno per la medicina presso quel Collegio; quindi è che presso di noi l'Università degli studj di Napoli non abbia, come nell'altre Università d'Europa, la facoltà di dar grado di Dottore, ma solo lettere d'approvazione, avendosi il Re riserbata questa prerogativa, e conceduta al Gran Cancelliere, che l'esercita in suo nome.

Oltre d'aver Federico fornita quest'Accademia di Professori in ciascuna facoltà, e d'averle conceduta potestà di spedir lettere d'approvazione a coloro, che volevano in quelle graduarsi, le concedè ancora, così per quel che riguarda le persone de' Professori, come degli Scolari, molto nobili prerogative.