Dopo la qual cosa convocò un general Parlamento a Capua di tutti i Baroni del Regno, a cui impose, che ciascun di loro pagar gli dovesse per ogni Feudo che possedea, otto oncie d'oro, e per ogni otto Feudi un soldato, acciocchè ragunar potesse esercito per passare in Terra Santa nel seguente mese di maggio, nel qual tempo intendeva andarvi, posposta ogni altra dimora. Statuì ancora un'altra Assemblea da ragunarsi per tal cagione a Ravenna nel prossimo mese di marzo, ove convocò tutte le città e signori d'Italia e suoi partigiani; ed indi inviò in Roma Roffredo Epifanio da Benevento, famoso Giureconsulto di que' tempi, con le discolpe, che egli in suo favore adducea, le quali Roffredo, come si disse, fece pubblicamente leggere in Campidoglio di volontà del Senato e del Popolo romano.

Federico nel principio del seguente anno 1228 convocò in Puglia tutt'i Prelati e Baroni, che seco avea per passare in Palestina, e venuto il giorno di Pasqua, quella celebrò con grandissima pompa ed allegrezza in Barletta; perciocchè aveva avuta contezza, che Tommaso d'Aquino Conte dell'Acerra, che dimorava per suo Maresciallo in Soria, venuto a battaglia con Corradino Soldano di Damasco l'avea vinto e ucciso, e ritornando dopo questo il Conte nel Reame, inviò per soccorso in Terra Santa Riccardo di Principato, parimente suo Maresciallo, con altri cinquecento soldati che imbarcatisi in Brindisi passarono felicemente in que' paesi.

In questo mentre i Francipani e gli altri partigiani di Federico in Roma, essendo Gregorio, dopo aver celebrata la Pasqua in S. Gio. Laterano, passato nella chiesa di S. Pietro, per rinovar le censure contro Federico, gli mossero contro il Popolo, mentre faceva quell'atto, con grave sedizione e tumulto, e dopo averlo oltraggiato con molte ingiuriose parole, lo scacciarono dalla città e 'l costrinsero a ricovrar fuggendo a Perugia, ove per alcun tempo dimorò.

Federico intanto raccolta per l'espedizione di Terra Santa molta moneta dalle Chiese e dalle persone ecclesiastiche, non ostante che il Pontefice avesse ordinato per sue lettere, che nulla pagassero, s'avviò verso Barletta, ove intendea celebrare un general Parlamento, e giunto ad Andria, l'Imperadrice, che era seco partorì ivi un fanciullo, a cui fu posto nome Corrado, il quale fu dal padre, più di ciascun degli altri suoi figliuoli teneramente amato, ed indi a non molto, come sovente avvenir suole, se ne morì per li travagli del parto nella medesima città[324].

La morte di questa Imperadrice vien da Gio. Villani e da altri moderni Autori, che l'han seguito, descritta con molte favole e novelle, le quali non meritano fede alcuna; perciocchè Riccardo il veritiere Cronista di que' tempi, altro non racconta, salvo che la morte dell'Imperadrice nel parto; e lo stesso scrisse il Corio nell'istorie di Milano e Carlo Sigonio ed il Frate di Santa Giustina, e niun degli altri Autori, che con la dovuta diligenza scrissero gli avvenimenti di que' tempi, fan menzione, che ella morisse in prigione battuta dall'Imperadore come dice il Villani, e pur quelli non tacendo l'altre malvagità commesse da lui, avrebbero registrata ancor questa, se fosse stata vera; oltre che pare impossibil cosa aver potuto Federico amar tanto il figliuolo Corrado, come nel progresso di quest'Istoria si vedrà, se avesse in prima così acerbamente odiata la madre, che l'avesse ridotta a morire, come costoro raccontano.

Federico dopo la morte di Jole celebrò il Parlamento in Barletta, ed intento al passaggio di Terra Santa, prima di partire, volle provedere a' suoi Regni nel caso, che venisse egli a mancare; onde in presenza de' Prelati e Grandi del Regno, ed infinita moltitudine accorsavi, fece ad alta voce leggere i seguenti capitoli formati da lui in modo di testamento rapportati da Riccardo. Primo, voleva che tutti i Regnicoli tanto Prelati, quanto Signori e loro sudditi vivessero in quella pace e tranquillità, ch'eran soliti di vivere al tempo del buon Re Guglielmo II, e perciò lasciava per suo Vicario e Balio del Regno Rinaldo Duca di Spoleti. Secondo, se egli nella guerra che intendea di fare in Soria, fosse mancato di vita, gli succedesse nell'Imperio e nel Regno il suo maggior figliuolo Errico, al quale, se fosse morto senza prole, succedesse Corrado suo minor figliuolo e se costui ancor senza figliuoli fosse mancato, succedessero gli altri figliuoli da esso Imperadore procreati di legittima moglie, facendo giurare a Rinaldo Duca di Spoleti, ad Errico Morra, ed agli altri più stimati di coloro, che erano ivi adunati che se non fosse venuto a morte, ed altro testamento non avesse da poi fatto quel che allora avea statuito compiutamente osservassero. Terzo, che niuno del Regno per dazio, ovvero colletta fosse obbligato dare alcuna cosa, se non per l'utilità del Regno, e per le necessità che potevano occorrere.

Letti questi capitoli e fattigli giurare in suo nome dal Duca di Spoleti e da Errico Morra suo Gran Giustiziero, l'undecimo giorno del mese di giugno si imbarcò in Brindisi sopra venti galee, secondo che il Bzovio e l'Abate Uspergense scrivono, ed avendo in prima comandato, che tutti i vassalli che con lui navigar dovevano, si fossero assembrati a S. Andrea dell'Isola, ivi con lor si congiunse, e passò ad Otranto, ed indi in Terra Santa, dove di là a poco felicemente giunse ed a nobili imprese si accinse.

Gregorio IX ch'era in Perugia, udita la partenza dell'Imperadore, senza che prima da lui fosse stato assoluto dalle censure, come pretendea, si accese di tanto sdegno, che scrisse lettere al Patriarca di Gerusalemme ed al Maestro dello Spedale del Santo Sepolcro in Soria, colle quali premurosamente gl'incaricava, che si guardassero di Federico, nè loro prestassero aiuto, poichè era partito scomunicato, e che potea perciò apportar loro grave danno; di vantaggio stimolò in Italia i Milanesi nemici di Federico a collegarsi con lui a' suoi danni, dividendo l'Italia in fazioni, onde crebbero in maggior numero i Guelfi; e medita intanto per l'apparecchio d'una nuova espedizione sopra il Regno di Puglia, per toglierlo a Federico nell'istesso tempo, che questo Principe era lontano ed inteso all'impresa di Terra Santa.

Dall'altra parte Rinaldo Duca di Spoleti lasciato da Federico per Vicario del Regno, per impedire i disegni del Papa ed intricarlo con una guerra ne' propri Stati, invase col suo esercito la Marca, ed il suo fratello Bertoldo assalì da un altro lato i tenimenti di Norcia e distrusse il castello di Brusca, che si era a lui ribellato, dando gli abitatori in potere de' Saraceni, che seco di Puglia avea condotti, i quali con vari tormenti gli fecer tutti crudelmente morire[325].

Questi avvenimenti significati a Papa Gregorio, e come il Duca era entrato ostilmente nello Stato della Chiesa, e fatti quivi gravissimi danni, lo ammonì, che via si partisse, lasciando in pace i suoi sudditi; ma il Duca facendo poco conto di cotal ordine, irato il Pontefice lo scomunicò con tutti i suoi seguaci: e vedendo che nulla giovavano le censure, ragunò grosso esercito con gli aiuti de' Milanesi, e di tutte l'altre città della Lega di Lombardia, e chiamata la milizia di Cristo, l'inviò contro il Duca Rinaldo creandone Capitano Giovanni di Brenna già Re di Gerusalemme ed inimico di Federico, ed il Cardinal Legato Giovanni Colonna.