Promettendo i suddetti Principi d'Alemagna, essere mallevadori di quanto ne' suddetti articoli s'era convenuto.
Dopo la qual cosa l'Arcivescovo di Salisburg favellò lungamente del buon voler dell'Imperadore verso la Chiesa romana, con iscusarlo dalle passate discordie, a cui rispose con pari eloquenza il Cardinal di Santa Sabina. E nell'istesso giorno i Cardinali Legati in nome del Papa fecero giurare all'Imperadore di restituire ciò, ch'egli avea occupato, o fatto occupare da' suoi Capitani nella Marca, e nel Ducato di Spoleto, ed in ogni altra parte del patrimonio della Chiesa, e tutt'i territori e castelli de' monasteri, o Badie, e particolarmente del monastero di S. Chirico d'Introducco, e tutt'i beni de' Cavalieri del Tempio e dello Spedale, e di qualsivoglia altro Barone, e d'altri Nobili del Reame, che fossero stati aderenti e partigiani del Pontefice, e di rimettere parimente nelle loro sedi l'Arcivescovo di Taranto, e tutti gli altri Vescovi e Prelati, che avea scacciati dal Reame. E di vantaggio gli fecero giurare; Ut de caetero nullus Clericus in civili, vel in criminali causa conveniatur, et quod nullas talleas, vel collectas imponat Ecclesiis, Monasteriis, Clericis, et viris Ecclesiasticis, seu rebus corum; et quod electiones, postulationes, et confirmationes Ecclesiarum, ac Monasteriorum libere fiant in Regno secundum statuta Concilii Generalis[335].
Dopo questo, d'ordine del Papa fu tolto l'interdetto da Frate Gualdo, con dar libertà di celebrare i divini Ufficj alle Chiese di S. Germano, ed all'altre Terre della Badia di Monte Cassino, e di tutti gli altri luoghi, ove dal Cardinal Pelagio era stato posto, escludendo però di potere esser uditi come scomunicati dal Duca di Spoleto, e da tutti gli altri, che in sua compagnia avevano guerreggiato nella Marca. E l'Imperadore, per eseguire il concordato fatto, restituì indi a poco Trajetto e Suggio col Contado di Fondi a Ruggieri dell'Aquila, ed il monastero di Monte Cassino, e Rocca Janola all'abate Adinolfo, con patto sì bene, che detta Rocca dovesse esser custodita da Rinaldo Belenguino di Sant'Elia insinattanto, che fosse l'Imperadore assoluto dalle censure. E passato Federico alla Rocca d'Arce, fece restituire all'Abate Adinulfo da' Signori d'Aquino, a cui commessi gli avea, Ponte Corvo, Piedemonte, e Castel Nuovo, e di là passò a Cepparano con buon numero di suoi soldati, e quivi nella cappella di S. Giustina il dì di S. Agostino nel mese di agosto, fu Federico assoluto dalla scomunica dal Cardinal di Capua Vescovo Sabinense, e nell'ultimo del detto mese andò a trovar Gregorio, che in Alagna l'attendea, avendo nello stesso tempo inviato per lo Reame sue lettere favorevoli per la libertà de' monasteri e delle Chiese, delle persone Ecclesiastiche, e dei beni di quelle, ordinando a' Conti, Baroni, Giustizieri, Camerarj e Baglivi del Regno di Sicilia, che niuno Monasteriis, Ecclesiis, personis Ecclesiasticis, aut rebus eorum talleas, vel collectas praesumat imponere, salvis illis servitiis, ad quae certae Ecclesiae, vel personae tenentur nobis specialiter obligatae, come dal suo diploma trascritto da Riccardo nella sua Cronaca.
Federico attendatosi col suo esercito fuori delle mura d'Alagna, il primo giorno di settembre vi entrò, accolto, ed incontrato con ogni onore da' Cardinali, e da tutti gli altri Prelati e famigliari del Pontefice, dal quale fu invitato a mangiar seco, e per tre continui giorni dimorarono insieme favellando de' loro importanti affari in presenza solo del Maestro de' Teutonici. Accommiatato poscia caramente da Gregorio ritornò a' suoi alloggiamenti, ove dimorando diede a Gio. di Poli il Contado d'Albi in luogo del Contado di Fondi, che gli avea tolto, per restituirlo a Ruggieri dell'Aquila; ed allora l'Abate di S. Vincenzo, ed i Prelati, che si trovavano scomunicati per aver aderito all'Imperadore, furono a preghiere del medesimo dal Papa assoluti. Ed intanto i Vescovi di Tiano, d'Alife, di Venafro, e tutti gl'altri Prelati, ch'erano usciti del Regno, alle proprie sedi ritornarono, e li Prelati e Principi d'Alemagna ritornarono a' loro paesi. Aggiunge il Bzovio ne' suoi annali, che alcuni Autori tedeschi scrivono, che l'Imperadore per pacificarsi col Pontefice gli pagasse per gli danni, che con la guerra avea patiti, cento e ventimila oncie d'oro. Girolamo dalla Corte nell'istoria di Verona, dice non essere stati più che dodicimila ducati; ma Riccardo, che particolarmente scrive questo fatto, non favella in guisa alcuna di tal pagamento.
Conchiusa dunque in cotal maniera questa pace, l'Imperadore partito d'Alagna ritornò a S. Germano, e di là per la strada di Capua passò in Puglia, e nella città di Melfi fermossi, e disbrigato dagli affari di questa guerra, quietato il Regno, pensò poi nel seguente anno 1231 a ristabilirlo con varj provedimenti, e ad ordinar nuove leggi per la quiete e tranquillità del medesimo, e per ristorarlo da' passati danni.
(Nell'anno stesso 1230 fu questa pace confermata da' Principi di Germania, i quali n'entrarono mallevadori; e l'istromento della garantia è rapportato da Lunig[336]).
CAPITOLO VIII. Delle Costituzioni del Regno.
Niuna parte delle nostre patrie leggi è stata per l'ignoranza dell'istoria da' nostri Professori tanto confusamente trattata, e con minor diligenza, che quella che concerne la compilazione di queste nostre Costituzioni. Non è chi non sappia, che l'Imperador Federico l'avesse a Pietro delle Vigne commessa, e che per suo comandamento questi la facesse; ma come, ed in qual tempo si pubblicasse, di quali Costituzioni e di qual Principe; qual uso ed autorità presso di noi avesse, e come da poi a noi fossero le leggi, che contiene, state esposte e commentate da' nostri Scrittori, evvi un profondo silenzio. Molti perciò confusero le Costituzioni, e ciò ch'è d'un Principe, l'attribuiscono ad un altro, come si è osservato ne' precedenti libri di quest'Istoria, ove molte leggi di Ruggiero furono, o a' due Guglielmi, o a Federico attribuite; ed all'incontro molte Costituzioni di quest'Imperadore, o a' Guglielmi, o al riferito Ruggiero. Molti altri, non intendendo la lor forza, nè l'uso di que' tempi, stranamente a noi l'esposero, e fuvvi ancora chi riputasse alcune di esse empie e sacrileghe.
Federico adunque savissimo Principe, che non meno nell'armi, che nelle leggi volle imitare i più savj Re della terra, in quest'anno 1231 avendo conchiusa la pace col Pontefice Gregorio, e resi tranquilli i suoi Reami di Sicilia e di Puglia, rivolse i suoi pensieri alle leggi, per dar a' Popoli a se soggetti più stabile e fermo riposo. Non è però, che egli in questo solo anno promulgasse tutte quelle Costituzioni, che si leggono in questo volume diviso in tre libri. La compilazione si fece in quest'anno, ma le leggi si stabilirono, e prima, e da poi, essendosi molte altre Costituzioni aggiunte dopo la compilazione fatta in quest'anno 1231 ond'è, che quelle portino in fronte l'inscrizione, Nova constitutio. Egli in questo Codice volle, che si inserissero le Costituzioni de' Re di Sicilia suoi predecessori, e tra quelle ne scelse molte di Ruggiero I Re suo avolo: alcune di Guglielmo I suo zio, e poche di Guglielmo II suo fratel cugino, delle quali a bastanza fu ragionato ne' precedenti libri. Non volle tener conto di ciò, che s'avessero fatto Tancredi e Guglielmo III come quelli, che furon riputati da lui per Re illegittimi ed intrusi, come si è altre volte notato. Oltre delle Costituzioni di questi Principi suoi predecessori, volle che s'inserissero le sue promulgate già in diversi tempi, in varie occasioni, ed in varie città de' suoi Reami di Sicilia e di Puglia, stabilendo che cassate ed annullate le antiche leggi e consuetudini, che a tali Costituzioni fossero contrarie, queste sole s'osservassero, e queste così ne' giudicj, come fuori, avessero tutt'il vigore ed autorità nel suo Regno di Sicilia, ch'egli chiama credità preziosa[337]. Ed egli è da notare, che per Regno di Sicilia comprende non meno quello, che propriamente è detto di Sicilia, ma oltre di quell'isola, anche questo nostro, che ora Regno di Puglia, ora di Sicilia di qua del Faro, ed ultimamente Regno di Napoli fu detto; onde siccome di gran lunga andarono errati coloro, che riputarono le presenti Costituzioni essersi solo ordinate per l'isola di Sicilia, così anche non merita scusa il Ramondetta, che scrisse, queste leggi non essere state stabilite per coloro di quell'isola, ma solo per quello di Napoli. Errore così manifesto, che non vi è Costituzione, che nol convinca per tale.
Molte Costituzioni prima di quest'anno 1231 avea Federico per lo governo di questi Reami già stabilite[338]; e fin da' primi anni del suo Regno, dopo il Baliato d'Innocenzio III cominciò in varj Parlamenti tenuti in Puglia, o in altre città del Regno a stabilirne. Oltre di quelle fatte in Roma dopo la sua incoronazione per mano d'Onorio, delle quali si è discorso nel libro precedente, e che non han che far con le nostre, nell'anno 1220 essendosi dopo la sua incoronazione, da Roma portato nel nostro Regno e passato a Capua, quivi resse un Parlamento generale per bene del Regno, e promulgò suoi ordinamenti contenuti in venti capitoli, come narra Riccardo da S. Germano[339]: Et se recto tramite Capuam conferens, et regens ibi Curiam generalem pro bono Statu Regni suas assisias (cioè regolamenti, che nelle Corti generali per pubblico bene, e comodo de' vassalli solevansi stabilire[340]) promulgavit, quae sub viginti capitulis continentur.