L'Imperadore intanto entrato col suo esercito nelle Terre della Badia di Monte Cassino, prese, e diede a sacco a' soldati la villa di Piedemonte, con dar la sua Rocca a' Signori d'Aquino. Tentò poi di prender Monte Cassino, ma ne fu ributtato da' difensori; e mentre colà dimorava, per opra di Taddeo di Sessa Giudice della sua Gran Corte, se gli rese la città di Sessa. Se gli rese ancora Presenzano, la Rocca d'Evandro, Isernia, Arpino, e Fontana, con tutte l'altre Terre di S. Benedetto; alla fine se gli rese anche S. Germano colla sua Rocca. E volendo dar poi sesto agli altri suoi affari d'Italia, e trattare di concordarsi col Pontefice, fece chiamare tutti i Potestà e Comuni delle città di Lombardia, significando loro la sua venuta nel Reame, e le sue vittorie con una sua lettera scritta da San Germano, che si legge presso Riccardo, nella quale fra l'altre cose si leggono queste parole: Nos de ultramarinis partibus prospere per Dei gratiam redeuntes, de inimicis nostris, qui Regnum nostrum invaserant foeliciter triumphavimus, dum audientes nos contra eos in manu valida, et potenti venturos, non expectatis, aut expertis viribus nostris, in Campaniae finibus, fugae sibi praesidium elegerunt. Sicque Domino cooperante, et nos comitante justitia, qui de coelo prospexit, quod ipsi de Regno nostro, nobis absentibus, per anni dimidium occupaverant, nos brevi dierum spatio recuperavimus, et revocavimus ad demanium, et dominium nostrum.

Dopo la qual cosa se gli rese la città di Teano, con patto, che il suo Vescovo potesse a suo talento o partirsi, o colà rimanere. Inviò altresì ducento soldati ne' Marsi, con Bertoldo fratello del Duca di Spoleto, ed ottenne agevolmente tutta quella regione; e dopo essersi trattenuto sette giorni in S. Germano passò ad Aquino, donde scrisse sue lettere a tutti i Signori e Principi della Cristianità, per difendersi dalla sinistra opinione, che di lui s'era conceputa e divulgata intorno all'accordo fatto col Soldano, dando lor conto degli affari di Terra Santa, con mostrare ch'eran passati altrimenti di ciò, che figurati gli avea il Patriarca di Gerusalemme al Pontefice, chiamandone in testimonio i Vescovi di Vintona, e di Lancastro, i Maestri dello Spedale e de' Teutonici, e di molti altri Cavalieri degl'istessi Ordini, ed ancora dei Frati Predicatori, che intervennero in quell'accordo. Nell'istessa città andarono a ritrovarlo alcuni Ambasciadori romani, per rallegrarsi seco del suo ritorno, da parte del Senato e del Popolo, e per trattare d'altri loro affari, i quali dopo tre giorni a Roma di nuovo se ne ritornarono. E fatto in miglior forma fortificare S. Germano, si partì d'Aquino, ed andò ad assediar Sora, la quale per essersi voluta difendere prese a forza ed abbruciò con morte e ruina de' suoi cittadini.

Intanto Ermanno Saltza, ch'era restato in Roma per trattar la pace col Pontefice, partito di là, insieme con Giovanni Cardinal di Santa Sabina, e con Tommaso Cardinal di Capua Legati del Pontefice, andarono tutti e tre a ritrovar l'Imperadore in Aquino, ove era da Sora ritornato il quarto giorno di novembre, e dopo aver favellato con lui, la stessa sera passarono a Monte Cassino, e persuasero al Cardinal Pelagio, che di colà partisse co' soldati, che vi aveva introdotti senza ricever noja alcuna. Fu ancora conceduto a' Vescovi il ritornar senza molestia alcuna alle loro sedi. Restituì ancora Federico tutt'i luoghi tolti all'Abate di Monte Cassino Adenolfo, commettendone però la cura al Gran Maestro Ermanno, sinchè si fosse compiuto il trattato della pace col Pontefice; ed Ermanno dovendo ritornare in Perugia, ove di nuovo andò col Cardinal Pelagio per accordare alcuni capitoli della pace, vi sostituì un tal Fra Lionardo Cavalier teutonico insino al suo ritorno. E Federico passato indi a Capua, ove celebrò la festa del Natal di Cristo, diede libertà a molti cittadini di Sora, che avea fatti imprigionare dopo la presa di quella città.

Con tai successi compiuto l'anno di Cristo 1229 nel seguente anno 1230 nel mese di gennajo comandò l'Imperadore al suddetto Fra Lionardo sustituito Governador della Badia, che da quelle Terre raccogliesse eletti soldati, e gli ponesse in guardia di Monte Cassino, facendogli dare il giuramento d'averlo a custodire, e difendere con tutt'i beni, ed i Frati che vi eran dentro, nè consignarlo ad altri, che al Gran Maestro Ermanno. E poco da poi l'Arcivescovo di Reggio, il Gran Maestro de' Teutonici, ed il Cardinal Pelagio, dopo esser più volte andati e tornati da Roma in Puglia per lo trattato della pace, celebrarono finalmente un'Assemblea in S. Germano, ove parimente convennero il Patriarca d'Aquileja, i due suddetti Legati, Giovanni Cardinal di Santa Sabina e Tommaso Cardinal di Capua, e Eberardo Arcivescovo di Salsburg, Sifrido Vescovo di Ratisbona, Leopoldo Duca d'Austria e di Stiria, Bernardo Duca di Moravia, con Fra Lionardo Cavalier Teutonico, nella quale, dopo varj discorsi, diedero cominciamento alla pace, che poco da poi, come diremo, si conchiuse fra l'Imperadore ed il Papa. Ed intanto si diedero all'Imperadore alcune città della Puglia, le quali nei passati tumulti se gli erano ribellate, come Civitate, Larino, S. Severo, Casal nuovo e Foggia. Nè si dee dar fede all'Autor della scrittura intitolata Itinerario dell'Imperador Federico, perchè è piena di favole e di sogni, convincendosi di sfacciata menzogna sin dal suo incominciamento; poichè Federico dimorò in Terra Santa solo sei mesi, e non tre anni; non assediò Gerusalemme, perchè il Soldano glie la diede subito; non fu in Sicilia quando tornò d'oltremare, ma solo a Brindisi, la qual città non fu mestieri soccorrere, perchè non era altrimenti cinta d'assedio, nè per tal cagione assoldò Saraceni nell'isola de' Gerbi, mentre potea averne di vantaggio in Sicilia ed in Puglia.

Intanto mentre l'Imperadore celebra in Foggia la Pasqua del Signore, Gregorio nel giovedì santo scomunica Rinaldo Duca di Spoleto, ed il suo fratello Bertoldo, come assalitori della Marca, ed altri luoghi della Chiesa.

Dopo tutto questo ritornarono di Roma, ove erano andati dopo l'Assemblea tenuta in S. Germano, tutti quei Prelati e Signori, che abbiam nominati nel trattato della pace, e con essi i Cardinali Legati, per assolvere l'Imperadore della scomunica, i quali commisero al Maestro de' Teutonici, che significasse all'Imperadore, che venisse a Capua, ove essi perciò l'averiano atteso con tutt'i Prelati, che per timor di lui s'eran fuggiti dal Reame; ma avendo poscia avuta contezza, che egli avea fatto abbattere le mura di Foggia, S. Severo e Casal nuovo, e che partitosi di Puglia veniva a Capua con intenzione, che tra gli articoli della pace s'accordasse ancora, che Gaeta e S. Agata ritornassero sotto il suo dominio, e non già rimanessero in balia della Chiesa, come pretendea il Pontefice: fecero ritornare tutti i Prelati regnicoli a Cepparano, ed essi se ne girono coll'Abate Adinolfo a Capua, nella qual città a' 30 maggio arrivò poscia Federico, con cui abboccatisi i Cardinali, disconvenendo nell'articolo di Gaeta e S. Agata passarono a Sessa, ed avendo trattato con quelli di Gaeta, fecero venire da loro Pietro delle Vigne, e Filippo di Citro Contestabile di Capua; ma non potendo effettuar la pace, per le nuove cagioni e difficoltà, che ogni giorno sopravvenivano, fu mestiere, che l'Arcivescovo di Reggio ed il Maestro de' Teutonici più volte andassero, e ritornassero da Roma a Cesare; onde alla fine, per l'opera d'un tal Fra Gualdo dell'Ordine dei Predicatori, essendo il Pontefice venuto al monastero di Grotta-Ferrata, e l'Imperadore a S. Germano, per esser più da presso, si conchiuse con comune letizia la pace, e se ne fecero dimostrazioni d'allegrezza in S. Germano, e ne' circonvicini luoghi, e per darvi compimento, vennero il nono giorno di luglio i Cardinali Legati nella maggior chiesa di S. Germano, ove parimente convennero il Patriarca d'Aquileja, l'Arcivescovo di Salisburg, il Vescovo di Ratisbona e quel di Reggio, i Duchi di Carintia e di Moravia, Principi dell'Alemagna; e del nostro Reame v'intervennero gli Arcivescovi di Palermo, quel di Reggio di Calabria, e quel di Bari, l'Abate di Monte Cassino, ed altri molti Prelati, ch'eran via fuggiti in Roma, Rinaldo Duca di Spoleto, Tommaso d'Aquino Conte della Corra, Errico di Morra Gran Giustiziero con altri Baroni e Ministri imperiali in gran numero, in presenza de' quali promise l'Imperadore di soddisfare alla Santa Romana Chiesa in tutte quelle cagioni per le quali era stato scomunicato, facendolo così giurare da Tommaso Conte della Cerra, e da tutti quei Prelati e Signori Alemani, i quali fecero la scrittura colle Capitolazioni dell'accordo, che vien inserita da Riccardo nella sua Cronaca, la qual contiene i seguenti Capitoli.

I. Che per quel che s'attiene alle città di Gaeta e S. Agata fra un anno s'abbia da trovar modo da comuni arbitri eliggendi, di dar compimento a questo articolo; e di trattar la forma, affinchè facciano ritorno all'ubbidienza dell'Imperadore Gaeta e S. Agata e tutti i Regnicoli, co' loro beni nel Regno; ed intanto l'Imperadore non offenderà le città predette, nè gli uomini di quelle; nè permetterà farle offendere dai suoi.

II. Che l'Imperadore rimetterà ogn'offesa a' Teutonici, Lombardi, a coloro della Toscana, e generalmente a tutti gli uomini de' Regni di Sicilia, ed ai Franzesi, i quali hanno aderito alla Chiesa romana contro di lui, nè permetterà che siano per detta cagione offesi da' suoi.

III. Il suddetto Imperadore rimetterà tutte le sentenze, costituzioni e bandi contro di loro promulgati coll'occasione della suddetta guerra.

IV. Promette ancora, che le terre della Chiesa nel Ducato di Spoleto e nella Marca, ed in altri luoghi del patrimonio della medesima, non saranno invase, nè devastate per se, o per altri.