Ma trattanto che Carlo perdeva il tempo a querelarsi col Papa, Re Pietro a' 10 ottobre entrò in Messina, e ricevuto con allegrezza universale, fu riconosciuto ed acclamato per Re da tutta l'isola. E fermatosi quivi diede assetto a tutte le cose, riordinando quel Regno, ora che tutto quieto e pacato era sotto la sua ubbidienza. Ed avendo voluto il Cardinal di Parma, Legato Appostolico, disturbarlo con interdetti e censure, egli imitando gli esempi degli altri Re di Sicilia suoi predecessori, curandosi poco dell'interdetto, costrinse i Sacerdoti per tutta l'isola a celebrare, e que' Prelati aderenti al Pontefice, che negarono di voler far celebrare nelle loro Chiese, si lasciarono partire, ed andare a Roma[369]. Ed avendo poco da poi fatta venire a Palermo la Regina Costanza sua Consorte e due suoi figliuoli, Don Giacomo e Don Federico, ed una sua figliuola chiamata D. Violante, ordinò a' Siciliani che dovessero ubbidir a Costanza, alla quale egli dichiarossi avere riacquistato il perduto Regno. Indi dovendo partir per Aragona, e dopo passar in Francia per l'appuntato duello in Bordeos col Re Carlo, volle, che tutti i Siciliani giurassero per legittimo successore ed erede, e futuro Re Don Giacomo suo figliuolo: il che fu fatto con grandissima festa e buona volontà di tutti.
Ecco come rimasero questi due Reami infra di lor divisi, e come due Reggie sursero. Palermo restò per gli Aragonesi in Sicilia: Napoli per li Franzesi in Puglia e Calabria.
CAPITOLO VI. Uffiziali della Corona divisi. Il Tribunale della Gran Corte stabilito in Napoli, e della Corte del Vicario.
Quindi nacque ancora, che quando a tempi de' Normanni e de' Svevi, essendo una la sede regia, gli Ufficiali della Corona erano i medesimi non meno in Sicilia che in Puglia; da questo tempo in poi ciascuno Regno ha avuti i suoi propri, nè quelli dell'uno si impacciavano dell'altro. Re Pietro creò i suoi per lo Regno di Sicilia, e Carlo ritenne gli antichi, che restrinsero la loro giurisdizione nel Regno solo di Puglia. Così avendo il Re d'Aragona creato Gran Giustiziere di quell'isola Alaimo di Lentino, che fu uno de' principali capi della congiura, vennero a farsi due Gran Corti, una in Sicilia, della quale era capo Alaimo; l'altra in Napoli, nella quale era Gran Giustiziere Luigi de' Monti: ond'è che Sicilia ritenga ancora questo Tribunale della Gran Corte, senz'altra giunta di Vicaria; poichè in quell'isola non vi fu la Corte del Vicario, come fu in Napoli, essendo questa stata istituita da Carlo I, quando lasciò il Principe di Salerno per Vicario del Regno, come diremo. Così nell'istesso tempo, che Re Pietro creò Giovanni di Procida Gran Cancelliere di Sicilia, noi avevamo l'altro in Napoli. Ruggiero di Loria fu Grand'Ammiraglio del Re Pietro, ed Errico di Mari del Re Carlo; e così di mano in mano degli altri Ufficiali.
Perciò Napoli ritiene oggi li suoi Ufficiali separati da quelli di Sicilia, siccome eziandio gli ritenne, ancorchè quella si fosse riunita poi sotto il Regno d'Alfonso I. Ciò che per questa divisione ne avanzò il Regno di Sicilia fu, che gli Aragonesi per aver sempre avversi i Pontefici romani, i quali volevano che il Regno si restituisse agli Angioini, non cercarono più ad essi investitura; onde a lungo andare quella del Regno di Sicilia si tolse, e rimase solo per lo Regno di Napoli.
Ma non perchè Napoli fosse per tanti gradi salita ad esser capo e metropoli del Regno di Puglia, è punto vero quel che il Munstero[370], Freccia[371], e 'l Summonte[372] scrissero, che sin da questi tempi fosse questo Regno perciò chiamato il Regno di Napoli, e che Carlo I d'Angiò, Re di Napoli volle denominarsi; poichè tanto Carlo I quanto Carlo II suo figliuolo, e Roberto suo Nipote, e tutti gli altri suoi successori, non ostante la Bolla di Clemente IV, che chiamò questi Regni di Sicilia citra, et ultra Pharum, non vollero ne' loro diplomi mutar punto gli antichi titoli, e sempre vollero intitolarsi Rex Siciliae, Ducatus Apuliae, et Principatus Capuae. Anzi per quest'istesso che la Sicilia era occupata dagli Aragonesi, affinchè non potesse dirsi di aver avuto animo d'abbandonarla, perciò s'intitolavano anch'essi, non meno che gli Aragonesi, Re di Sicilia. E l'essersi poi questo Regno detto di Napoli non più di Puglia, non accadde in questi tempi, ma molto tempo da poi; e ciò avvenne, quando di nuovo fu diviso dalla Sicilia sotto il Regno di Ferdinando I d'Aragona, figliuolo d'Alfonso e de' suoi successori, poichè questi Aragonesi non avendo altro Reame che quello di Napoli, nè potendo aver pretensione per quello di Sicilia, si dissero, o semplicemente Re di Napoli, ovvero di Sicilia citra Pharum. E nel Regno degli Angioini, gli Scrittori di questi tempi non chiamarono con altro nome questo Regno, che con quello di Puglia, siccome, oltre di molti altri, può scorgersi in Giovanni Boccaccio, il quale scrivendo ne' tempi del Re Roberto e di Giovanna I, non chiamò mai questo Regno di Napoli, ma sempre di Puglia.
§. I. Del Tribunale della Gran Corte stabilito in Napoli.
L'essersi questo Tribunale stabilito in Napoli, non solo si dee alla residenza di Carlo I d'Angiò in questa città, non molto più a questa divisione del Regno di Sicilia, la quale obbligò così lui, come gli altri Re suoi successori a mantenerlo quivi. Non è, che questo Tribunale riconoscesse la sua istituzione da Carlo o da Federico II, siccome si diedero a credere alcuni, ma come si è veduto nell'undecimo libro di quest'Istoria, quando si favellò del Gran Giustiziere, fu introdotto da' Normanni. Federico per mezzo di molte sue Costituzioni lo innalzò, e stese molto la giurisdizione, costituendolo supremo sopra tutti gli altri: siccome, imitando i suoi vestigi, fecero poi gli altri Re della Casa d'Angiò. Prima, oltre del Gran Giustiziere suo Capo, componevasi di quattro Giudici; ma Federico v'aggiunse poi l'avvocato, ed il Procurator fiscale, il M. Razionale, molti Notai ed altri Ufficiali minori. Si agitavano in questo, non solo le cause civili e criminali, ma anche le Feudali, delle Baronie, dei Contadi e de' Feudi Quaternati, le liquidazioni d'istromenti; e tutte le cause degli altri tribunali inferiori, e de' Giustizieri delle province, si portavano a quello per via d'appellazione, anche quelle delegate dal Re. Erano sottoposti alla sua giurisdizione tutti i Conti, tutti i Baroni e tutte le persone del Regno. Poteva anche conoscere de' delitti di Maestà lesa, e di tutte le cause più gravi e rilevanti dello Stato.
I Re angioini gli diedero anche per mezzo de' loro Capitoli più regolata e stabil forma: e fra gli altri Carlo II nel 1306, mentr'era Gran Giustiziere Ermengano di Sabrano Conte d'Ariano, mandò al medesimo molti altri Capitoli, co' quali gli diede norma più particolare, come dovesse reggere il suo Ufficio, mostrandogli quanto quello fosse sublime, ed in quante cause potesse stendere la sua giurisdizione[373].
Reggendosi questo Tribunale dal Gran Giustiziere, perciò veniva anche chiamato M. Curia Magistri Justitiarii il quale prima avea la facoltà di destinar egli il suo Luogotenente, ovvero Reggente, che in sua vece lo reggesse: la qual prerogativa fu da poi tolta al Gran Giustiziere, ed attribuita a' Vicerè, siccome ora costumasi.