Che a lui si tornasse in termine di quindici dì ogni terra, che in Sicilia si tenea per Re Carlo; al quale all'incontro nel medesimo termine egli restituisse ogni terra ed ogni fortezza, che in Calabria tenevano bandiera sua.

Che dall'una e dall'altra parte si liberassero i prigioni senza pagar taglia.

Che il Re Federico pigliasse Lionora figliuola terzogenita del Re Carlo per moglie.

Che il Re Carlo procurasse, che il Papa avesse a ratificar la pace, e così ad investirlo di Sardegna o di Cipri, dove poi rimanessero i figliuoli, che fossero nati da questo matrimonio. Ed acquistando Re Federico di que' Regni o l'uno o l'altro, che andasse a regnarvi; risegnando subito al Re Carlo il Regno di Sicilia, con pagarglisi a conto di sua dote all'incontro centomila once d'oro.

(In esecuzione di questa pace, Federico nel 1303 prestò il giuramento di fedeltà al Pontefice Benedetto XI ch'era succeduto a Bonifacio VIII per mezzo del suo Proccuratore Corrado Doria, nel qual'istrumento, che si legge presso Lunig tom. 2 pag. 1054 Federico è chiamato Re di Trinacria).

In cotal guisa terminossi la guerra di Sicilia. Fu liberato il Principe di Taranto con gli altri Baroni prigionieri, ed il Re Federico andò a visitare il Valois, e 'l Duca di Calabria al campo, e con grand'amore s'abbracciarono ed unitamente mandarono a Re Carlo in Napoli per la ratificazion della pace, e per condurre la sposa in Sicilia. Re Carlo, che naturalmente era pacifico ed inchinando l'età sua alla vecchiezza, gli rincrescea molto la guerra, accettò gli articoli; e poich'ebbe ratificato, mandò sua figliuola con Giovanni Principe della Morea suo figlio ottavogenito: ed in Sicilia si ferono quelle feste, che la qualità di quei tempi comportò, più tosto con animi lieti, che con magnifiche pompe: e Carlo di Valois col Duca, e 'l Principe, e gli altri Baroni, riposti in libertà ritornarono in Napoli[489].

Questa pace per tutta Europa si giudicò molto vantaggiosa ed onorata per lo Re Federico, e fino al Cielo esaltarono la virtù sua, che con debili forze d'un picciol Regno, e' solo erasi mantenuto e difeso da molti avversari poderosi; e quantunque la condizione, che egli fosse Re in vita, pareva onorata per l'altro; nientedimeno chi era giudizioso mirava, che dopo sua morte s'avria da entrare all'esecuzione della pace, più tosto con l'armi, che con la carta de' Capitoli. Per contrario si tenne poco onorata per Carlo di Valois; e da Giovanni Villani è scritto, che il motteggiarono per Italia, che era andato in Fiorenza a porvi pace, e lasciovvi nuova guerra; e che era andato in Sicilia a far guerra, e partivano con disonorata pace.

Il Valois ritornato a Napoli, indugiò molti giorni, riconciando l'armata, ed ancor dando tempo all'apparecchio del Re Carlo, che deliberava con ogni cortesia d'aiutarlo, e mandare il Principe di Taranto ed il Principe della Morea suoi figliuoli in Grecia. Ma, come accader suole nell'imprese grandi, essendo insorta tra il Pontefice Bonifacio ed il Re di Francia fiera guerra, contro cui fece anche il Papa mover guerra dal Re inglese; perciò non solo fu escluso il Valois degli aiuti del Papa e del Re di Francia, ma gli fu ancor necessario di ritornar a' suoi per l'aiuto di quel Regno; e non ebbe poi mai più comodità a far l'impresa; anzi in progresso di tempo avendo due figliuole di quella moglie, ch'era nipote dell'Imperadore Balduino, diede l'una per moglie al Principe di Taranto, che per lei s'intitolò Imperadore di Costantinopoli, e l'altra dopo molti anni fu moglie di Carlo Duca di Calabria, figliuolo di Roberto.

Ruggiero di Loria, al qual pareva, che in questa pace non avevan di lui fatto quel conto, che sua virtù meritava, benchè gli avesse donati Re Carlo ampi Stati nel Regno, in iscambio di quelli, ch'avea perduti in Sicilia, pur se ne passò in Catalogna ricchissimo di gloria, dove poi morì, con nome del più fortunato e Gran Capitano di mare, di quanti ne sono lodati per l'istorie greche e latine.

Ma ritornando alla pace, dicono alcuni Autori, che trovandosi il Legato Appostolico al trattar di quella costrinse Re Federico a promettere una certa ricognizione alla Sede Appostolica, ma o fosse ciò vero o falso, non ebbe alcun effetto; poichè Papa Bonifacio poco da poi della sua prigionia morì d'afflizione in Roma a' 11 ottobre di quest'anno 1303, ed in suo luogo fu rifatto Benedetto XI Trivigiano dell'Ordine Frati Predicatori, il quale a' 6 luglio del seguente anno morì, non senza sospetto di veleno, e lasciò nel Collegio molte discordie; poichè essendosi quello diviso in tre fazioni, dell'una era capo Francesco Gaetano nipote di Bonifacio, uomo fatto assai potente dal zio, così di ricchezze, come di sequela; era capo dell'altra Napolione Orsino; e dell'altra il Cardinal di Prato: onde la Sede vacò per tredici mesi, ed al fine a' 5 di luglio del 1305 fu eletto Pontefice l'Arcivescovo di Bordeos franzese, che allora stava in Francia, e fu chiamato Clemente V.