Filippo quartogenito fu Principe di Taranto e di Acaja, Dispoto di Romania, Grand'Ammiraglio del Regno, e per ragion di sua moglie, ebbe il titolo d'Imperadore di Costantinopoli; ed ancorchè non possedesse quell'Imperio, venne in tanta bizzaria, che imitando l'Imperador Federico Barbarossa, gran facitor di Duchi e di Re, volle nella Romania e nell'Asia Minore crearvi un Re ed un Dispoto. Il Tutini[530] nell'Archivio de' PP di S. Domenico Maggiore di Napoli ha rinvenuto l'originai diploma, da lui inserito nel libro degli Ammiragli del Regno, dove Filippo, e Catterina coniugi, che s'intitolano Imperadori di Costantinopoli, creano, e fanno Martino Zaccaria di Castro Signore di Chio, Re e Dispoto di Romania, e dell'Asia Minore, detta Anatolia, concedendogli investitura per se, suoi eredi e successori, con tutti li Contadi e Baronie e città di essa, con l'isole adiacenti, cioè Fenotia, Marmora, Tornero, Mitileno, Chio, Samo, Mitanea, Lango, ed altre isole: di più gli concede tutte le prerogative regie e Dispotali, cioè di bere in tazze d'oro, di portar la Corona, lo Scettro e le scarpe rosse fuori e dentro del palazzo di Costantinopoli, come sono le parole del diploma: infra vero Palatium ipsum, caligas Despotales et alia insignia Regalia, et despotalia deferre, ac portare possit, et valeat, secundum Regalem, et despotalem usum et consuetudinem Constantinopolitani Imperii; poichè secondo la Gerarchia dell'imperial Casa di Costantinopoli rapportata da Leunclavio[531], il primo Ufficiale del palazzo dell'Imperadore di Costantinopoli, era il Dispota. Vuol che il Regno lo riconosca in feudo da lui, e perciò si fece dare il ligio omaggio ed il giuramento di fedeltà da Frate Jureforte Costantinopolitano dell'Ordine de' Predicatori, Proccuratore e spezial Nunzio del Re Martino destinato a quest'atto. Il diploma fu spedito in Napoli per mano di Roberto Ponciaco Giureconsulto, Consigliere e familiare dell'Imperadore, e porta questa data: Datum Neapoli per manus D. Roberti de Ponciaco J. C. professoris, dilecti Consiliarii et familiaris nostri. A. D. 1305 die 24 maii 8 Indict. Morì poi Filippo nell'anno 1332 in Napoli, e fu sepolto nella chiesa di S. Domenico de' Frati Predicatori di Napoli, ove insino oggi si vede il suo tumulo.

Raimondo Berlingiero suo quintogenito, per la sua gran giustizia e prudenza fu fatto da lui Reggente della Vicaria, e fu Conte d'Andria e Signore dell'Onore di Monte S. Angelo; il qual poi morì con gran fama di bontà. Giovanni sestogenito morì Cherico nell'adolescenza. Tristano settimogenito, così chiamato, perchè nacque nella tristezza quando il padre era prigione in Ispagna, fu Principe di Salerno. Giovanni ottavogenito, fu Principe d'Acaja e Duca di Durazzo nella Grecia: Durazzo è città posta nel Peloponeso, oggi detto Morea, della quale abbiamo una minuta descrizione in Tucidide: ella fu città metropoli, ed il suo Metropolitano era sottoposto al Patriarca di Costantinopoli: avea Trono e Molti Vescovi suffraganei rapportati da Leunclavio[532]: fu poi Conte di Gravina per successione dell'ultimo fratello; Pietro l'ultimogenito, fu Conte di Gravina e non già inferiore agli altri nella virtù e valor militare.

Non meno illustre che numerosa fu la sua femminile progenie sposata a' Principi più Sovrani d'Europa. Clemenzia fu moglie di Carlo Conte di Valois fratello del Re di Francia. Bianca fu moglie di Giacomo Re d'Aragona. Lionora fu moglie di Federico Re di Sicilia. Maria fu moglie di Giacomo Re di Majorica. Beatrice l'ultimogenita fu moglie d'Azzo d'Este Marchese di Ferrara e poi di Beltramo del Balzo Conte di Montescaggioso e d'Andria, ed ultimamente di Roberto Delfino di Vienna. Adornavano ancora la sua regal Casa tanti grandi ed illustri Baroni: gli Orsini Conti di Nola: li Gaetani Conti di Fondi e di Caserta: li Balzi Conti d'Avellino e d'Andria: i Chiaramonti Conti di Chiaramonte: i Conti di Lecce, di Chieti e tanti altri rinomati Baroni.

Da questo numero di così illustri figliuoli ebbe Re Carlo non pur l'allegrezza che può aver un padre de' figli buoni ed eccellenti, ma una benevolenza infinita del popolo di Napoli. Il fasto, che portavano alla Casa regale e la splendidezza di tante Corti, non pur illustravano la città, ma erano di grande utilità a' suoi cittadini; poichè non solo gli Artisti ne riportavano grandissimi guadagni dalle pompe loro, ma gli altri popolani onorati, che comparivano alle Corti loro, erano poi esaltati a più alti e ragguardevoli uffici della Casa regale, i quali erano in questi tempi in tanto numero e così varii in fra loro, che meritano onde qui se ne faccia particolar memoria.

§. I. Degli Ufficiali della Casa del Re.

Gli Ufficiali della Casa del Re non bisogna confondergli con gli Ufficiali della Corona, de' quali si parlò nel libro XI di quest'Istoria. Quelli della Corona, non erano mutabili per ogni mutazione di Re, come questi, e la loro carica non era limitata in alcun luogo o provincia, ma si distendeva generalmente per tutto il Reame, e propriamente servivano lo Stato, non già la persona del Re: questi all'incontro servivano la Casa del Re, perchè assistevano giornalmente alla regal persona e perciò quelli, de' quali trattiamo, sono senza dubbio li più veri Ufficiali del Re, perchè dirittamente servono ed assistono la sua regal persona.

Bisogna ancora distinguergli dagli altri, che pure sono Ufficiali del Re, cioè da quelli, che hanno ufficii pubblici conferiti dal Re, come Giudici, ed altri Magistrati, perocchè questi non sono Ufficiali della Casa del Re, nè suoi domestici: ond'è, che nel dritto[533] i domestici dell'Imperadore erano chiamati Palatini.

Prima tutti gli Ufficiali della Casa del Re aveano subordinazione agli Ufficiali della Corona; e ciascuno, secondo la sua carica, era subordinato a colui, ch'era nell'istesso rango di dignità. Per ciò gli Ufficiali della Corona aveano sotto di loro un sostituito, il quale continuamente assistesse nella Casa del Re e comandasse a' minori Ufficiali, siccome nell'antico Imperio vi era sotto ciascun grande Ufficiale un altro chiamato Primicerius Officii, il quale avea la dignità di Spettabile, allora che i Grandi Ufficiali aveano quella d'Illustri.

Così ancora in Francia, ed al di lei esempio, in Sicilia, i primi Capi si qualificavano Ufficiali della Corona e gli altri solamente sono qualificati per grandi Ufficiali o Capi d'ufficio della Casa del Re. Ma gli uni e gli altri anticamente nell'Imperio e nel Reame di Francia erano chiamati Comites, cioè compagni del Principe o più tosto suoi cortigiani, essendo chiamata in latino la Corte del Principe Comitatus[534]. Ma poichè nelle province e nelle città vi erano anche dei Conti, così chiamati, perch'erano scelti tra i principali cortigiani: per distinguer questi da quelli, ch'erano impiegati alle principali cariche della Corte, furon perciò i primi appellati Comites Palatini. Quindi è, che per ispecificare la qualità loro, si aggiunse al titolo di Comes il nome della loro carica, come Comes Palatii, Comes Stabuli, Comes Sacrarum largitionum; ond'è, che in Francia questi Ufficiali si dissero il Conte del Palazzo, il Conte della Stalla, per significare i cortigiani, che aveano carica del Palazzo e della Stalla, ovvero Cavallerizza del Re, di sorte che Comes significava un Capo d'Ufficio, o principale Ufficiale di compagnia, ed in fatti Comes Palatii è chiamato dal dritto, ed in Cassiodoro Magister Palatii. Quindi in Francia fu detto il Maestro della Casa del Re; e presso noi, gli altri Ufficiali della Corona, furono prima detti Maestri, come Maestri Giustizieri, M. Siniscalchi e poi Grandi Giustizieri, Gran Siniscalchi, Grandi Ammiragli, ec. Ed il titolo di Maestro restò solo agli Ufficiali minori, come a' Maestri Ostiarii: M. Panettieri: M. Razionali ec.

Or anticamente i grandi Ufficiali della Casa del Re erano sotto alcuni degli Ufficiali della Corona; ma da poi molti si sono esentati d'ubbidire ad altri, che al Re: ma non fu però che moltissimi non riconoscessero presso noi per lor Capo il G. Siniscalco, ch'è il medesimo, che in Francia si chiama il G. Maestro della Casa del Re, ed oggi di Francia, come vedremo dal novero di questi Ufficiali.