Era il G. Siniscalco, come si disse nell'XI libro di quest'Istoria, il G. Maestro della Casa del Re; ed intanto egli fu noverato tra gli Ufficiali della Corona, perchè quantunque la sua carica riguardasse il governo della Casa del Re, siccome la carica del G. Contestabile il governo della Guerra, quella del G. Giustiziero, della Giustizia, e l'altra del G. Camerario, delle Finanze; nulladimanco la sua autorità non era limitata da alcun luogo, o provincia, ma si distendeva per questo fine in tutto il Reame, nè era mutabile per ogni mutazione di Re, e si diceva perciò servire allo Stato ed al pubblico, e non già solamente alla persona del Re.
Egli era chiamato nell'antico Imperio Magister Officiorum, e per ciò teneva sotto di se più Ufficiali tanto grandi, quanto piccioli nella Casa del Re. I grandi finalmente furono esentati d'ubbidire ad altri, che al Re; onde sursero per ciò altri Ufficiali, i quali non possono dirsi della Corona, ma sì bene Grandi Ufficiali, come diremo.
Di questi Ufficiali della Casa reale di Napoli, Camillo Tutini[535] ne fece solo un Catalogo di nomi, e ne promise un Trattato; ma non si è veduto poi alla luce; gli raccolse da' Capitoli del Regno, e dall'Archivio della Zecca, ch'è quello che contiene i fatti, e le gesta di questi Re angioini, nel Regno de' quali, e particolarmente in quello di Carlo II, se ne videro in maggior numero, perchè la sua Casa regale di Napoli ne fu abbondantissima. E poichè questo Principe, come Franzese, tutto faceva ad imitazione del Regno di Francia, molte cose v'introdusse a similitudine di quello, ciò che non solo nella sua Casa regale volle imitare, ma anche, come si vide, nelle chiese, ch'ei fondava, o arricchiva di sue rendite.
Del Tutini non sappiamo ciò, che uom se n'avrebbe potuto promettere; poichè in quel Catalogo non distingue gli Ufficiali della Corona, e quelli minori a coloro subordinati, dagli Ufficiali della Casa del Re e suoi subalterni. Noi avendo riscontrati questi Ufficiali della Casa di Napoli essere in tutto simiglianti a quelli della Casa di Francia, non ci apparteremo dall'ordine tenuto da coloro, che trattarono degli Uffici di quella Augustissima Casa.
De' Grandi Ufficiali.
Gli Ufficiali adunque della Casa del Re erano divisi in grandi Ufficiali, e minori Ufficiali. I Grandi Ufficiali, che furono sotto il G. Siniscalco erano: il primo Maestro dell'Ostello, ovvero del Palazzo, che il Tutini chiama Maestro dell'Ospizio Regio, ed altri Siniscalco dell'Ospizio Regale. Il primo Panettiere, chiamato dal medesimo, Maestro Panettiere Regio, del cui ufficio abbiamo ne' Registri[536] del Re Roberto, che ne fosse stato onorato da quel Re, Giacomo Ulcano, che fu Maestro Panettiere Regio. Il primo Coppiere; ed il primo Trinciante, ovvero Scalco del Re.
Sotto il G. Ciambellano, ovvero Cameriere Maggiore del Re, erano: il primo Gentiluomo di Camera, che presso il Tutini si chiama Maggiordomo della Casa reale: il Maestro della Guardaroba, che Tutini chiama Regio: il Maestro delle Cerimonie: il Capitano della Porta, detto dal Tutini Maestro Ostiario: il Conduttore degli Ambasciadori ed il Cameriere ordinario. Questi Ufficiali in Francia non ubbidiscono che al Re, tra le mani del quale fanno il giuramento, e deferiscono solamente per onore al G. Ciambellano.
Alcuni, come rapporta Carlo Loyseau[537], sotto il G. Ciambellano mettono ancora il Primo Medico della Casa del Re, ed il Maestro della Libreria del Re; altri niegano a costoro il grado di G. Ufficiali, sol perchè sono, come i Franzesi dicono, de longue robe; ma vanno quest'ultimi di gran lunga errati; poichè i Medici del palazzo dell'Imperadore nell'antico Imperio erano del Comitato di essi, non altrimenti che tutti gli altri suoi Ufficiali e Conti Palatini. In Costantinopoli, da poi che per venti anni aveano in quell'Accademia con pubblici stipendii insegnato, erano ammessi in Palazzo e resi Conti, ed ascritti nella Comitiva del primo Ordine, non perchè insegnassero, ma perchè come Medici dell'imperial Palazzo, si dicevano ancor essi intra Palatium militare, come vengon qualificati dagl'Imperadori Onorio e Teodosio[538]. Questi però eran chiamati medici del sacro, ovvero imperial Palazzo, non già dell'Imperadore. Fu da poi accresciuta la lor dignità, quando il Principe fra essi trascelse uno per cura della sua persona, il qual chiamavasi il primo Medico del Principe e Giudice e primo di tutti gli altri Medici; e ciò fu introdotto non già da alcuno degl'Imperadori, ma dal nostro Teodorico ostrogoto Re d'Italia, come si legge presso Cassiodoro[539], il quale così introduce a parlare questo Principe: Huic peritiae deesse Judicem, nonne humanarum rerum probatur oblivio? Et cum lascivae voluptates recipiunt Tribunum, hoc non meretur habere primarium? Habeant itaque Praesulem, quibus nostram committimus sospitatem. Sciant se huic reddere rationem, qui curandam suscipiunt humanam salutem.
Questo medesimo istituto si vide praticato nella Persia, dove il primo Medico di quel Re era insieme Capo e Giudice degli altri Medici, senza l'approvazione del quale niuno in Regno poteva esercitar medicina, e da' Persiani era chiamato Hakim Pasci[540], siccome per la testimonianza d'Alpino, nella città del Cairo, il primo Medico, che tiene la medesima potestà, vien anche chiamato Hakim Fasci. Presso gli Arabi Hakim è l'istesso, che presso noi Sapiente, ovvero Dottore: quindi gli Spagnuoli per eccellenza chiamano il Medico Dottore: siccome i Franzesi, la Levatrice, che la noverano tra' Medici, chiamano Sage-femme.
Presso di noi primo Medico fu chiamato Protomedico, e nel Regno degli Angioini e degli Aragonesi spesso s'incontra di lui memoria; e nel famoso indulto della Regina Giovanna I, rapportato dal Summonte[541], abbiamo, che in quel tempo era Protomedico Carlo Scondito, siccome nel Regno degli Aragonesi furono successivamente Protomedici Pannuccio Scannapeco, Silvestro Galeota ed altri, de' quali il Toppi nella sua Biblioteca fece catalogo. Teodorico gli avea conceduto grande autorità e prerogative: che tutti coloro, che esercitavan medicina, dovessero a lui render ragione, e conto della perizia del lor mestiere: che occorrendo tra' Medici discordia intorno alla cura degl'infermi, egli dovesse determinarla e starsi al suo giudicio: e per ultimo, ch'egli fosse il Medico del Principe[542].