Eravi anche presso di noi il Protochirurgo, ma da poi fu quest'Ufficio estinto, ed unito al Protomedico, il quale è creato dal Re, o dal suo Luogotenente, e deve essere Regnicolo, ed ha la conoscenza non meno sopra i Chirurgi, che sopra le Levatrici annoverate tra Medici; e sopra gli Speziali, ch'egli crea, spedendo loro il privilegio, e visita le loro botteghe; e quella autorità, che Federico II diede per due Costituzioni[543] a' suoi Ufficiali ed a' Medici d'invigilare, che i sciroppi, e gli elettuari, e gli altri farmaci fossero ben composti, la esercita ora egli, tassando il prezzo di quelli, ed è Capo perciò del Collegio degli Speziali, che chiamano degli Otto. Tiene Tribunale, ed insieme col suo Assessore conosce contro le Levatrici, Speziali ed altri suoi sudditi, e contro coloro, che medicano senza privilegio; ed è sottoposto al Tribunale della regia Camera della Summaria, ancorchè da' suoi decreti s'appelli al Tribunale del S. C.[544].

Sotto il G. Scudiero, Ufficiale anche nell'Imperio d'Oriente conosciuto col nome di Scuterius, era il primo Scudiero, che Tutini chiama Maestro della Scuderia Regia.

Sotto il G. Cacciatore, fra' Greci annoverato pure tra gli Ufficiali del Palazzo di Costantinopoli, e chiamato Primus Venator, che noi diciamo oggi il Montiere Maggiore, sono il G. Falconiero, il Maestro dell'Acque e delle Foreste, di cui sovente ne' nostri Capitoli del Regno[545] fassi memoria, e li quattro Luogotenenti della caccia.

Non bisogna cercare nell'antico Imperio questi Ufficiali; poichè i Romani, siccome ebbero l'esercizio dell'agricoltura e pastorizia, e la fatica della campagna in pregio, così disprezzavano la caccia; ond'è che da Salustio[546] è annoverata la caccia tra' mestieri servili; e Tiberio notò d'infamia un Capitano d'una legione, perchè avea mandati certi pochi soldati a caccia[547]. Le cagioni vengono esaminate dal nostro Scipione Ammirato[548], fra le quali non sono di leggier momento quelle di aver dovuto per prender diletto della caccia, allontanarsi le giornate da Roma, per essere questa città a molte miglia intorno circondata di ville, orti ed altre delizie, e perchè i Romani aveano tanti giuochi e spettacoli pubblici di gladiatori e diversi altri esercizi militari in casa, onde non bisognava loro ricorrere perciò alla caccia. All'incontro i Principi stranieri ch'essi chiamavano barbari, i Re de' Macedoni, i Re di Persia, i Re de' Parti e tanti altri, stimavano gran pregio l'essere valenti cacciatori; ma sopra tutti i Principi germani e settentrionali, li quali nella decadenza dell'Imperio soggiogarono l'Europa, ne furono vaghissimi; onde avvenne che presso i nostri Principi sia venuto in disprezzo l'esercizio della agricoltura e pastorizia, ed innalzato cotanto quello della caccia. Questi Popoli, come saviamente ponderò l'Abate Fleury[549], vivevano in paesi coperti di boschi, ne' quali non aveano nè biada, nè vino, nè buone frutta, ond'era loro necessario di vivere di cacciagione, siccome fanno ancora i Selvaggi de' paesi freddi nell'America. Dopo aver passato il Reno ed essersi stabiliti in terre migliori, vollero trar profitto dalle comodità dell'agricoltura, dalle arti, e dal commercio, ma non vollero avervi l'applicazione. Lasciarono queste occupazioni a' Romani da loro soggiogati, ed essi mantennero i loro istituti, e quanto avvilirono l'agricoltura, altrettanto innalzarono la caccia, della quale gli antichi facevano molto minor caso. Eglino ne han fatto una grand'arte; e l'hanno portata perfino all'ultime sottigliezze, tanto che la caccia fu reputata la più ordinaria occupazione della nobiltà.

Fu reputata ancora proprio esercizio della profession delle armi, perchè avvezza gli uomini a levarsi per tempo, a sostenere i freddi ed i caldi, a lasciar il cibo ed esercitarsi ne' viaggi e ne' corsi, ed a soffrire i disagi, talchè potendo accadere il simile in guerra, non parrà così strano a sostenerli in campo. I Principi stessi eran persuasi, non esser per loro più utile occupazione che l'esercitarsi nelle cacce, così per assuefare il corpo a' disagi ed alle fatiche, come per imparare la natura de' siti, e conoscere, come sorgono i monti, come imboccano le valli, come giacciono i piani, ed intendere la natura de' fiumi e delle paludi: ciocchè arreca al Principe doppia comodità, sì perchè con quella via apparerà il sito del suo paese, onde può vedere che difesa gli si può dare, e sì perchè, con quello esempio può venire a notizia d'altri siti, avendo tutti i paesi una certa somiglianza infra di loro; la qual cognizione, e per condurre gli eserciti, e per trovare gli alloggiamenti, e per pigliare suoi vantaggi, e per altri rispetti può in vari tempi apportare molte e diverse comodità.

Quanto i nostri Principi o sian goti, o longobardi e normanni, ovvero svevi, fossero stati applicati alla caccia, si è potuto notare ne' precedenti libri di questa Istoria, e sopra tutti l'Imperador Federico II e Manfredi suo figliuolo che della caccia ne compilarono particolari libri. Le medesime pedate furon calcate da questi Re angioini, i quali avendo collocata la Sede regia in Napoli, nè essendo a que' tempi questa città circondata di tante ville ed orti, nè i suol piani ridotti a quella coltura che oggi si vede, ma racchiudendo la provincia di Terra di Lavoro ampie foreste e boschi, quindi il lor consueto esercizio era la caccia, onde molti Ufficiali si videro nella Casa regale di Napoli destinati per assistere al Re alla caccia, li quali aveano il lor Capo, chiamato il Gran Forestiere, il quale teneva sotto di se molti Maestri Forestieri, e questi aveano moltissimi Cacciatori a loro subordinati[550].

L'autorità e giurisdizione di questo Ufficiale, chiamato da' nostri il Montiere Maggiore, nel Regno degli Angioini non si era distesa cotanto, quanto si proccurò allargarla da poi nel Regno degli Spagnuoli; poichè a questi tempi il Gran Maestro delle Foreste non estendeva la sua giurisdizione, che nelle foreste demaniali del Re. Ma da poi essendosi stabilita la caccia per regalia del Principe, si vede l'autorità sua non aver termine nè confine; tanto che concede egli licenza ai Cacciatori di portar armi, e cacciare per tutto il Regno (ancorchè i Baroni nelle loro investiture vengano pure investiti delle foreste, e ragioni della caccia) e tiene proprio Auditore e particolare Tribunale[551].

De' Minori Ufficiali.

I Minori Ufficiali erano così chiamati, non perchè fossero piccoli in se medesimi, ma comparati a' Maggiori, e grandi Ufficiali detti di sopra. Questi nell'antico Imperio erano chiamati Milizie, ovvero piazze ed ufficii di compagnia, perchè di ciascuna sorte ve ne erano più, a luogo, che li Gran Ufficiali sono quasi tutti unici nella loro spezie. Di queste milizie spesso nel Codice di Giustiniano, e nelle Novelle fassi memoria[552]; e ne trattarono accuratamente Giacomo Cujacio, ed Arnoldo Vinnio[553] celebri Giureconsulti, riprovando l'opinione che sopra le milizie ex casu tenne Lelio Taurello.

Erano di due sorta. Gli uni dati a' Gentiluomini, e gli altri lasciati agli Ignobili.