Così ancora coloro, che apprestavano il mangiare a' nostri Re ed a' Principi della Casa regale erano chiamati Prepositi della Cucina Regia e Maestri Cuochi del Re; onde si narra che que' tre Franzesi, Gio: Dottum, Guglielmo Burgund e Gio: Lions, che fondarono la chiesa e l'ospedal di S. Eligio, fossero stati tre Cuochi della Cucina del Re Carlo I.
Vi erano ancora i Prepositi della Panetteria, della Copperia, della Frutteria e della Buccellaria del Re; i quali aveano molti Aiutanti sotto di loro. Come ancora i Valletti del Nappo del Re ed altri molti Ufficiali subalterni.
A questa classe devono collocarsi i Vessilliferi Regi: i Portieri della Camera Regia: i Cacciatori Regi: i Falconieri Regi, cioè quei che avean la cura di ordinare e dirizzar le cacce ed i voli: i Custodi degli Uccelli Regi: i quaranta Soldati dell'Ospizio Regio ed altri simili minori Ufficiali.
Camillo Tutini nel Catalogo di questi Ufficiali minori rapporta alcuni, i quali non appartengono punto alla Casa Regale ed agli G. Ufficiali del Palazzo del Re; ma unicamente appartengono agli Ufficiali della Corona, a cui sono subordinati: come il Maresciallo del Regno: i Contestabili delle Terre e Castellani, che nella soprantendenza della guerra seguivano, ed erano subordinati al G. Contestabile: il Maestro del Porto Regio, e' Protontini, ovvero Portolani o Vice-Ammiragli, che appartengono al G. Ammiraglio: il Tesoriere Regio ed i Secreti delle province, che sono subordinati al G. Camerario; e li Giustizieri delle province, e quello degli Scolari, che riconoscevano per lor Capo e superiore il G. Giustiziero.
Di tanti e così illustri pregi era ornata la regal Casa di Napoli ne' tempi del Re Carlo II, il quale con ugual bilancia compartiva questi uffici per lo più a' Napoletani e Regnicoli, come si legge ne' regali Archivi, prezzando i vassalli di questo Regno non meno di quelli degli altri de' suoi paterni e materni Stati; e se alle volte leggiamo, che ne onorava ancora i forestieri di quegli Stati, non tralasciava però a Provenza, a Forch'Alquir, a Piemonte, di porvi Regnicoli e Napoletani con altrettanto di prerogativa, come si legge ne' medesimi Archivi, e come si vede in quei luoghi a molte insegne di Napoletani, che furonvi a governare[560]. Ed ancorchè tutto disponesse ad imitazione del Regno di Francia, e molto fosse inchinato al suo nativo paese ed a gratificar que' di sua nazione; con tutto ciò in cose di Stato non riguardò Nazione, ma s'atteneva al consiglio de' più prudenti e savi.
Ma quasi tutti questi Ufficiali, perduto ch'ebbe Napoli il pregio di esser Sede regia, sparirono, e nella loro suppressione sol alcuni ne rimasero; poichè nel Regno di Ferdinando il Cattolico, e più in quello degli Austriaci, essendosi introdotta fra noi nuova politia, sursero nuovi Ufficiali; e siccome quelli finora rapportati furono da' Re franzesi qua introdotti ad esempio di quelli di Francia, così a' Re spagnuoli piacque introdurne de' nuovi a similitudine di quelli di Spagna, de' quali ne' Regni loro si darà distinta e particolar contezza.
§. II. Del Maestro della Cappella del Re, che ora chiamiamo Cappellano Maggiore.
Bisogna separare il Maestro della Cappella del Re, dagli altri Ufficiali della Casa del Re; poichè quantunque ancor esso, avendo la soprantendenza dell'Oratorio del Re posto nel regal Palazzo, potesse annoverarsi fra gli Ufficiali della Casa regale, nulladimanco presedendo egli alle cose ecclesiastiche e del Sacerdozio, era distinto da quelli, che presedevano alle cose dell'Imperio e della Casa del Re. In Francia per istabilire in maggior splendore e magnificenza lo stato della Casa del Re, fu reputato prudente consiglio introdurre in quella tutti i tre Ordini del Regno, e che non meno quello della Nobiltà e l'altro del terzo Stato v'avesse parte, ma anche l'Ordine ecclesiastico, che in quel Regno fa Ordine a parte, tutto diverso di quel che si pratica fra noi, che gli Ecclesiastici sono mescolati ne' due Ordini di Popolo e Nobiltà. Dalla Nobiltà presero, come si è veduto, i Gentiluomini di Camera, della Caccia, della Falconeria ed altri, onde si componevano le milizie o piazze della Casa del Re. Dal terzo Stato si presero i Graffieri, Secretarii, Cancellieri e tutti que', a' quali erano lasciati i minori uffici. Così ancora dall'Ordine ecclesiastico si presero il G. Elemosiniere, il Maestro della Cappella o Oratorio, ed il Confessore ordinario del Re; ed a tempo de' Re della prima razza, fu tanta l'autorità del Cappellano del Re, chiamato ancora Arcicappellano, nella Casa regale, che s'aveano diviso l'imperio ed il governo col Maestro del Palazzo: suppressa poi tal carica nella seconda stirpe, e data altra norma al governo della Casa regale, restò l'autorità dell'Arcicappellano in gran parte diminuita, e surse sopra di lui il G. Elemosiniere, che tenea sotto di se così il Maestro dell'Oratorio, come il Confessore del Re[561].
Nel Regno di Sicilia, avendo i Normanni costituita la loro Sede Regia in Palermo, il Cappellano del Re, a somiglianza di quell'antico di Francia, avea per tutto quel Regno stesa la sua giurisdizione, nè l'Elemosiniere, nè il Confessore del Re erano distinti. Nella Casa regale di Sicilia era chiamato Cappellano del Re, e tra l'Epistole di Pietro di Blois, se ne legge una[562] dirizzata ad Cappellanum Regis Siciliae, dove gli ricorda, che per l'ufficio suo ammonisca il Re a non dare il Vescovato d'Agrigento a persona indegna.
Da poi che i Principi cristiani vollero avere nel regal Palazzo proprio Oratorio, surse in conseguenza il primo Prete del Clero Palatino; e poichè ov'essi tenevano collocata la loro regia Sede, ivi colui dovea risiedere; quindi è, che presso di noi ne' regali Archivii non s'incontra memoria di Cappellano Regio, se non a' tempi de' Re angioini, i quali in Napoli fermarono la lor Sede, e cominciarono quindi ad avere regia Cappella. Prima i Re normanni e svevi l'ebbero in Sicilia, perchè in Palermo avean collocata la lor Sede; ond'è, che la memoria del Cappellano di Sicilia è più antica di quello di Napoli.