Si guerreggiò per tanto con dubbio evento per ambe le Parti, e mentre ardea la guerra in molte parti del Regno, il Duca di Borgogna, ricevuta una grossa taglia, liberò Renato, il quale senza perder tempo si imbarcò in Marsiglia, e con vento prospero venne a Genova, ove a' 8 di aprile di quest'anno 1438 fu con sommo onor ricevuto; ed avute da' Genovesi sette altre galee sotto il governo di Battista Fregoso si partì, e navigando felicemente, a' 9 maggio giunse in Napoli.
(Prima di partir Renato da Marsiglia a' 20 gennaro dell'anno 1438 spedì Legati ad Eugenio, a' quali diede mandato di filial ubbidienza, e procura di poter transigere col Papa ogni controversia, ed in suo nome intervenire nel Concilio designato dal Papa, di doversi convocare in Ferrara o in altro luogo che piacerà ad Eugenio; il qual si legge presso Lunig[276]).
Fu a Napoli con gran festa ricevuto Renato, cavalcando per la città con Giovanni suo primogenito con giubilo ed applauso grande, e per tutto il Regno sollevò molto gli animi della parte Angioina per la gran fama delle cose fatte da Luigi nelle guerre di Francia contro gl'Inglesi; la qual fama comprobò colla presenza e co' fatti; perchè subito che fu giunto, e dai Napoletani ricevuto come Angelo disceso dal Cielo, cominciò a voler riconoscere i soldati ch'erano in Napoli, e la gioventù napoletana e ad esercitargli; onde acquistò grandissima riputazione insieme e benevolenza. Mandò subito a chiamare il Caldora, col quale consultò di ciò che dovea farsi per l'amministrazione della guerra; e deliberarono, dopo essersegli resa Scafati, di passare in Abruzzo ed all'assedio di Sulmona.
Ma mentre che Renato era in Abruzzo colla maggior parte della gioventù napoletana, il Re Alfonso, al quale da Sicilia e da Catalogna eran venute molte galee per rinforzo, andò con quindicimila persone ad accamparsi a Napoli sopra la riva del fiume Sebeto. I Napoletani per l'assenza del Re loro, restarono per lo principio molto sbigottiti; ma non mancarono poi con l'ajuto de' Genovesi di far una valida difesa, tanto che Alfonso fu costretto a levar l'assedio e ritirarsi a Capua, nel quale vi perdè D. Pietro suo fratello, che vi rimase ucciso da una palla di cannone.
Renato, ridotte tutte le terre di Abruzzo a sua devozione, sentendo l'assedio di Napoli, per la via di Capitanata e di Benevento tosto venne a soccorrerla; e dopo aver tolto a' Catalani la torre di S. Vincenzo, entrò in speranza di ricuperare il Castello Nuovo che per tanti anni era stato in mano degli Aragonesi: ordinò per tanto al Castellano di S. Eramo che cominciasse a danneggiarlo, poich'essendogli cominciato a mancar la polvere ed il vitto, era impossibile potersi difendere, ed il soccorso che avrebbe potuto venirgli dal Castel dell'Uovo ch'era in mano d'Alfonso, era impedito dalle navi de' Genovesi. In questo arrivarono in Napoli due Ambasciadori di Carlo VI Re di Francia, il quale dubitando che Renato suo parente non ritornasse discacciato dal Regno per le poderose forze d'Alfonso, mandò a trattar la pace tra questi Re; e prima d'ogni altra cosa trattarono i patti della resa del castello. Ma il Renato che stava esausto per le spese fatte alla guerra, fece proponer ad Alfonso la tregua per un anno, offerse di contentarsi che 'l castello si ponesse in sequestro in mano degli Ambasciadori, e passato l'anno si restituisse al Re Alfonso munito per quattro mesi. Ma Alfonso che vedea le forze di Renato tanto estenuate, elesse di perdere più tosto il castello che dargli tanto spazio di respirare, e con nuove amicizie riassumere forze maggiori, talchè gli Ambasciadori franzesi se ne ritornarono senza aver fatto altro effetto che intervenire alla resa del castello, il qual si rese a' 24 agosto di quest'anno 1439, con patto che il presidio se ne uscisse con quelle robe che ciascun soldato potea portarsi, non senza dispetto d'Alfonso, il quale in faccia sua si vide perdere quel castello che s'era per lui tenuto undici anni, quando egli non possedeva una pietra nel Regno, ed ora perdersi in tempo che con sì grand'esercito possedeva le tre parti del Regno.
Compensò non però Alfonso questa perdita coll'acquisto che fece della città di Salerno, la quale se gli rese senza contrasto, e della quale ne investì con titolo di Principe, Ramondo Orsino Conte di Nola, al quale l'anno avanti avea data per moglie Dianora d'Aragona sua cugina col Ducato d'Amalfi, e poi subito tornò in Terra di Lavoro.
La morte improvvisa seguita a' 15 di ottobre di quest'anno di Giacomo Caldora celebre Capitano di quei tempi indebolì in gran parte le forze di Renato; poichè quantunque Renato avesse ad Antonio Caldora suo figliuolo confermati tutti gli Stati paterni, e l'Ufficio di G. Contestabile[277], e di più l'avesse mandato il privilegio di Vicerè in tutta quella parte del Regno che gli ubbidiva; nulladimanco essendo poi venuto in sospetto, che il Caldora tenesse secreta intelligenza con Alfonso lo fece imprigionare. Ciò che cagionò il maggior suo danno; poichè i soldati Caldoreschi levatisi in tumulto, con quella facilità che fu carcerato, colla medesima fu liberato. Antonio per questa ingiuria avendo ragunato il suo esercito, impetrò dal Re Alfonso tregua per 50 giorni, e venuti insieme a parlamento, il Caldora se gli offerse con tutte le sue genti. Intanto Acerra e poi Aversa nel 1421 si resero ad Alfonso; onde Renato rimasto molto debole per la partenza del Caldora, e vedendo in tanta declinazione lo stato suo, ne mandò la Regina Isabella sua moglie ed i figliuoli in Provenza; e cominciò a trattare accordo ed offerire di cedere il Regno al Re Alfonso, purchè pigliasse per figlio adottivo Giovanni suo primogenito, il qual dopo la morte d'Alfonso avesse da succedere al Regno. Ma i Napoletani che stavano ostinatissimi ed abborrivano la Signoria de' Catalani, il confortavano e pregavano che non gli abbandonasse, perchè Papa Eugenio, il Conte Francesco Sforza ed i Genovesi, a' quali non piaceva che 'l Regno restasse in mano de' Catalani, subito che avessero intesa la ribellione del Caldora, avrebbero mandati nuovi aiuti; e per questo lo sforzarono a lasciare la pratica della pace: e già fu così, perchè i Genovesi mandarono nuovi soccorsi, ed il Conte Francesco mandò a dire che avrebbe inviati gagliardi e presti aiuti.
Ma tutti questi aiuti non poterono far argine alla prospera fortuna d'Alfonso; poichè nel seguente anno 1442, quando meno 'l pensava, stando in Capua, venne un Prete dell'isola di Capri ad offerire di dargli in mano la Terra: Alfonso mandò subito con lui sei galee, e senza difficoltà il trattato riuscì, ed ebbe quell'isola, la quale se ben parea piccolo acquisto, tra poco si vide che importò molto: poichè una galea che veniva da Francia, avendo corsa fortuna e credendo che l'isola fosse a devozione del Re Renato, pose le genti in terra, le quali furono tutte prese dagli isolani e si perderono con la galea ottantamila scudi, che si mandavano a Renato per rinforzo: il che parve che avesse tagliato in tutto i nervi e le forze di Renato, poichè con quelli danari avria potuto prolungare buon tempo la guerra.
Così vedendo Re Alfonso, che la fortuna militava per lui, andò ad assediar Napoli dove accampato, vedendo quella città tanto indebolita di forze, che appena poteano guardare le porte e le mura, mandò parte delle genti ad assediar Pozzuoli, che dopo valida resistenza si rese con onorati patti; indi mandò a tentare la torre del Greco, che si rese subito: poi per tenere più stretta la città di Napoli fece due parti dell'esercito, una parte ne lasciò alle paludi che sono dalla parte di levante con D. Ferrante suo figliuol bastardo e l'altra condusse ad Echia, e s'accampò a Pizzofalcone. La città fece valida difesa, ma introdotte per un acquedotto le genti di Alfonso dentro la città di Napoli, a' 2 giugno di quest'anno 1442 fu presa; e benchè l'esercito aragonese, irato per la lunga resistenza, avesse cominciato a saccheggiar la città, il Re Alfonso con grandissima clemenza cavalcò per le strade con una mano di Cavalieri e di Capitani eletti, e vietò a pena della vita che non si facesse violenza nè ingiuria a' cittadini, sicchè il sacco durò solo quattro ore, nè si sentì altra perdita che di quelle cose, che i soldati poteano nascondere, perchè tutte le altre le fece restituire.
Renato, ridotto nel Castel Nuovo, permise a Giovanni Cossa, ch'era Castellano del castel di Capuana, che rendesse il castello per cavarne salva la moglie ed i figli; ed il dì seguente essendo arrivate due navi da Genova piene di vettovaglie, in una di esse montò con Ottino Caracciolo, Giorgio della Magna e Giovanni Cossa, e fatta vela si partì, mirando sempre Napoli, sospirando e maledicendo la sua rea fortuna, e con prospero vento giunse a porto Pisano, e di là andò a trovare Papa Eugenio ch'era in Fiorenza, il quale fuor di tempo gli diede l'investitura del Regno, confortandolo che si sarebbe fatta nuova lega per farglielo ricuperare: Renato, che non vide altro che parole vane, gli rispose, che voleva andarsene in Francia, acciocchè non facessero mercatanzia di lui i disleali Capitani italiani; e perch'era debitore di grandissima somma di denari ad Antonio Calvo genovese, che l'avea lasciato Castellano del Castel Nuovo di Napoli, poichè vide che da Papa Eugenio non avea avuto altro che conforto di parole, scrisse ad Antonio che cercasse di ricuperare quel che dovea avere, vendendo il castello al Re Alfonso, come fece.