Ecco il fine della dominazione degli Angioini in questo Reame, li quali da Carlo I d'Angiò insino alla fuga di Renato l'aveano governato centosettantasette anni. Ecco come fu trasferito in mano degli Aragonesi, che da poi lo tennero settantadue anni. Ma Renato partendo portò seco in Francia tali semi di discordie e di crudeli guerre, che lungamente turbarono il Regno; poichè i Re di Francia succeduti nelle di lui ragioni ed a quelle di suo figliuolo Giovanni, spesso lo combatterono; e quantunque sempre con infelice successo, non è però che non fossero stati cagione di grandissimi sconvolgimenti e disordini, come si vedrà ne' seguenti libri di quest'Istoria.
CAPITOLO VIII. De' Riti della Gran Corte della Vicaria; e de' Giureconsulti che fiorirono nel Regno di Giovanna II e di Renato: e da' quali fosse compilata la famosa prammatica nominata la Filingiera.
Quantunque durante il governo di questa Regina e di Renato fossesi veduto il Regno cotanto sconvolto e da crudeli guerre combattuto, a tal che le lettere e le discipline furon poco coltivate e molto meno esercitate, e Giovanna per suoi laidi ed instabili costumi, avesse contaminata la Sede Regale e posto in disordine tutto il Reame; non è però, che affatto presso di noi fossero mancate le lettere ed i Giureconsulti, e non rilucesse fra tante laidezze qualche raggio di virtù in quella Regina; poichè meritò molta lode e commendazione per essere stata tutta amante della giustizia e tutta intesa a riformare i Tribunali, e non permettere in quelli sordidezza alcuna ne' suoi Ministri e ne' loro Ufficiali minori. Ella col consiglio de' suoi savj tolse molti abusi, riformò molte cose, perchè la giustizia fosse ben amministrata, ed i litiganti non fossero angariati nelle spese degli atti e delle liti. A questo fine ridusse in miglior forma i Riti del Tribunale della Gran Corte, e molti altri ne stabilì di nuovo.
Questo Tribunale era riputato ancora supremo, non solo della città ma di tutto il Regno, al quale essendosi unito l'altro del Vicario, queste due Corti unite insieme componevano il più eminente pretorio del Reame. La città di Napoli, ancorchè avesse la corte del suo Capitano, nulladimanco non avendo questa, se non la cognizione delle sole cause criminali sopra le persone del suo distretto, nè potendo conoscere delle civili e molto meno delle feudali, di quelle di Maestà lesa e di molte altre più gravi[278]; e potendosi da quella appellare alla Gran Corte, siccome di tutte le altre Corti delle città del Regno, non era perciò in molta considerazione; e fu poi tanta la sua declinazione, che nel Regno degli Aragonesi s'estinse affatto, e la cognizione delle sue cause passò pure, e s'incorporò nel Tribunale della Vicaria.
Siccome fu rapportato nel 20 libro di quest'istoria, era composto questo Tribunale di due Corti, di quella del G. Giustiziere, detta Cura Magistri Justitiarii, e dell'altra chiamata Cura Vicarii ovvero Vicaria. Per le molte ordinazioni de' predecessori Re angioini, essendosi vicendevolmente comunicate le giurisdizioni di queste due Corti, venne col correr degli anni a farsene una, chiamata perciò come ivi si disse Gran Corte della Vicaria: riputandosi inutile considerarle come due Tribunali distinti, e dove dovessero impiegarsi più Ministri separati, i quali avessero la stessa cognizione ed autorità. Essendo capo della Gran Corte il Gran Giustiziere, per questa unione venne il medesimo a presiedere ancora a quella del Vicario; ond'è, che tutte le provisioni ed ordini, che dalla Gran Corte della Vicaria si spediscono tanto per Napoli, quanto per tutto il Regno, sotto il titolo del Gran Giustiziere siano pubblicate. Prima avea questi autorità di mettere suoi Luogotenenti ovvero Reggenti per amministrarla; ma da poi gli fu tolta, e fu riserbato al Re e suo Vicerè di creargli.
Componendosi adunque questo Tribunale di due Corti; quindi è, che in questi Riti sovente la Regina di lor parlando: In nostris Magnae et Vicariae Curiis[279]; ed altrove[280]: Judices ipsarum Curiarum. Parimente ne' privilegi che spedì nell'anno 1420 a' Napoletani registrati in questi Riti[281], volendo che di quelli potessero valersi in tutte le Corti, disse: Quod nulla Curia civitatis Neapolitanae, tam scilicet M. Curia Domini Magistri Justitiarii Regni Siciliae, seu ejus Locumtenentis, ac Regentis Curiam Vicariae, quam Capitaneorum, vel alienorum Officialium etc.
Questo modo di parlare fu ritenuto durante il Regno degli Angioini insino all'ultimo Re Renato; poichè Isabella sua Vicaria nel 1436 drizzando una sua legge a Raimondo Orsino G. Giustiziere del Regno, la quale pur leggiamo fra questi Riti[282], così favella: Magnifico Raymundo de Ursinis, etc. Magistro Justitiario R. Siciliae, et ejus Locumtenenti, necnon Regenti Magnam Curiam nostrae Vicariae etc.
Furono per tanto dalla Regina Giovanna dati molti provvedimenti per questo Tribunale intorno allo stile e modo di procedere nelle cause, così civili come criminali: ciò che bisognava osservare per la fabbrica de' processi, perchè gli atti fossero validi: la norma per la liquidazione degl'istromenti: per le citazioni: per l'incusa delle contumacie: per l'esame: per le pruove; e tutto ciò che riguarda la tela ed ordine giudiziario. Si prescrive il numero dei Giudici, de' Mastrodatti e loro Attuarj; si tassano i loro diritti ed emolumenti; e sopra tutto si raccomanda la retta amministrazione della giustizia, riformando molti abusi, in che questo Tribunale era caduto per li tanti disordini e rivoluzioni accadute nel Regno.
Merita riflessione il Rito 1235, che infra gli altri questa Regina fece divolgare; poichè quantunque nel Regno degli Angioini, e molto più nel suo, si proccurasse andar a seconda de' romani Pontefici; con tutto ciò non permise questa Regina, che si togliesse quell'antico costume praticato nella Gran Corte di conoscere ella del chericato e d'obbligare il preteso Cherico a comparire personalmente avanti i suoi Ufficiali, per pruovare i requisiti di quello, e sottoporsi intorno a ciò alla sua giudicatura: che che altramente ne disposero le decretali[283], come si dice nel Rito istesso[284]. E pure tutto ciò ne' seguenti tempi non bastò agli Ecclesiastici, perchè nel Pontificato di Pio V non intraprendessero di dover essi assumerne la conoscenza e d'abbattere il Rito, che per tanti anni erasi osservato; come si vedrà ne' seguenti libri di questa istoria, quando ci toccherà favellare del Governo del Duca d'Alcalà Vicerè di questo Regno.
Queste ordinazioni non furono in un tratto stabilite, ma di tempo in tempo, col consiglio de' suoi savii, Giovanna le dispose; e si crede che la maggior parte fossero state emanate dall'anno 1424 insino al 1431 che furono gli anni, che ebbe qualche tregua e riposo; poichè in tutto il resto del suo Regno fu per la sua instabilità travagliata tanto, e tanto distratta in altre pericolose cure ed affanni, sicchè non la fecero pensare, che alla propria difesa ed alla sua propria libertà.