Surse Paris de Puteo, il qual nato in Pimonte nel Ducato d'Amalfi, due miglia lontano da Castell'a Mare[135], venne giovanetto in Napoli, dove nell'Università de' nostri Studi apprese la legal disciplina. Non contento de' nostri Cattedratici, girò per tutte l'Università d'Italia, dove ascoltò i più insigni Dottori di quei tempi. Fu in Roma, a Pavia, Milano, in Firenze, in Bologna, Perugia e nell'altre città più rinomate, ed ebbe per maestri, com'egli stesso ci testifica[136], Andrea Barbatia, Angelo Aretino, Alessandro de Tartagnis d'Imola ed Antonio de Pratoveteri di Bologna. Ritornato a Napoli fu per la sua gran dottrina dal Re Alfonso, gran favoreggiatore delle Lettere, caramente accolto, facendolo suo Consigliere. Da poi, essendo già adulto Ferdinando suo figliuolo Duca di Calabria, lo deputò per maestro del medesimo non meno nelle lettere umane, che nella giurisprudenza o nell'altre scienze[137]. Per molti anni Ferdinando fu suo discepolo, da cui apprese le leggi civili e le altre discipline[138]. Era Paris non pur eccellente Giureconsulto, ma versato (per quanto comportavano que' tempi) nelle Sacre carte e nella lettura de' Padri e nelle opere d'Aristotele; ed era secondo l'uso di que' tempi, inteso anche d'Astrologia. Dell'Istoria non fu cotanto ignaro, e sopra i libri di Tito Livio v'avea fatto molto studio. Entrò pertanto in somma grazia del Duca di Calabria, e da lui era tenuto in molta stima, e quando Alfonso dovendo partire da Napoli per la spedizione di Toscana, fece Luogotenente generale del Regno Ferdinando suo figliuolo, questi nel 1446 creò Paris suo Auditore Generale in tutto il Regno; la quale carica per due anni, che il Re fu assente, esercitò con molto applauso ed universale ammirazione.
Morto nel 1458 Alfonso, Ferdinando che gli successe, lo decorò assai più di dignità e d'onori: lo fece Inquisitor Generale di tutto il Regno contra i facinorosi: nel 1459 lo creò Consigliere, ed in tutti gli anni che regnò, si valse della sua opera e de' suoi consiglj, così nel promulgar delle leggi, come negli altri rilevanti affari della sua Corona. Perchè a quei tempi non era riputata cosa incompatibile a' Ministri del Re di patrocinar cause, non altrimente, che non si stimava cosa strana di leggere nelle Cattedre; si diede ancora Paris all'avvocazione, nella quale riuscì il primo; e per essere gran Giureconsulto e peritissimo Feudista, tutte le cause de' primi Signori del Regno eran da lui patrocinate, onde acquistò grandi facoltà. Ma sopra tutto, quello che lo rese arbitro de' più potenti Signori non pur di Napoli, ma di molte città d'Italia, fu, che stando a que' tempi in Italia in fiore il costume, e presso noi da' Longobardi introdotto, del duello, non vi era punto di Cavalleria, che dovesse per quella via decidersi, che non era Paris consultato, come in ciò versatissimo sopra tutti gli altri. Venivano non pur i nostri, ma i più remoti Principi da lui, donde gli fu data occasione di compilare un Trattato de Duello, che scritto prima da lui in latino, egli stesso poi lo tradusse in volgar materno[139]. Carico di tanti onori e dignità e della familiarità regia di Ferdinando, divenuto già vecchio, morì poco prima del Re Ferdinando nel 1493 d'età maggiore di ottanta anni in Napoli, ove nella chiesa di S. Agostino giace sepolto.
Egli fu il primo, che rinovò l'istituto, tralasciato da molti anni, di giovare il pubblico con lo scrivere; onde altri mossi dal di lui esempio, ci lasciarono molti insigni volumi delle loro opere legali. Compose egli un libro de Syndicata Ufficialium; opera, che nel Foro acquistò molta autorità, tanto che il Consiglier Matteo d'Afflitto[140] non lasciò ne' suoi scritti di commendarla. Fu la prima, che nell'istesso tempo del Re Ferdinando fosse stata impressa; ma perchè non era in tutto perfezionata, l'Autore la ripulì ed emendò, e così corretta fu di nuovo in appresso mandata alle stampe. Fu da poi ristampata, ed in Vinegia, ed in Lione, ed oggi si legge tra' volumi de' Trattati[141].
Scrisse ancora un libro de Reintegratione Feudorum de finibus, et modo decidendi quaestiones confinium, territoriorum, etc. che fu stampato in Napoli, e poi in Francfort. Opera anch'ella da' nostri Scrittori molto lodata, ancorchè Carlo Molineo vi desiderasse miglior ordine, parendogli quel trattato assai confuso.
Compilò anche un altro libro de Reassumptione instrumentorum; ed alcuni han creduto, che quel trattato de Liquidatione, et Praesentatione instrumentorum, che fu impresso in Vinegia l'anno 1590 fosse pure opera sua; ma altri dubitano non sia apocrifo.
Compose ancora varie Allegazioni intorno alle Collette imposte innanzi di Luca di Penna, delle quali fece menzione Antonio Capece[142]; ma queste non sono pervenute all'età nostra; siccome alcune altre sue fatiche sopra alcuni titoli delle Pandette. De in integrum restit. De eo, quod met causa. De dolo malo, et de receptis arbitris.
Il libro De Re Militari, ovvero De singulari certamine, fu da lui dedicato all'Imperador Federico III. Matteo d'Afflitto[143] narra, che gli diede anche occasione di scriverlo, un libretto De Duello, che prima di lui avea composto Goffredo antico Dottore. Fu quel suo libro prima impresso a Milano nell'anno 1515 ed ora lo leggiamo ancora fra' Trattati. Egli stesso, come fu detto, lo tradusse in volgar materno, il quale fu poi stampato in Napoli nel 1518.
Scrisse finalmente un altro libro De Ludo, del quale Afflitto[144] fece anche memoria lodandolo, ed ora pur lo vediamo impresso tra' volumi de' Trattati
Non men, che si questioni della Patria di Pietro delle Tigne e di Luca di Penna, fu disputato della Patria di Paris. Giulio Claro[145] d'Alessandria del Ducato di Milano, lo vuole Alessandrino. Ma Toppi[146], non men di quel che fece per Luca di Penna, dimostra esser nostro, siccome han per fermo tenuto non meno i nostri Scrittori, che i forastieri, come Molineo, che lo chiama Dottor napoletano, siccome chiamò ancora Luca di Penna Partenopeo.
Fiorì anche intorno a' medesimi tempi Antonio d'Alessandro Cavaliere napoletano, ed ancor egli insigne Giureconsulto. Fu sin dalla sua giovanezza dato allo studio delle leggi nell'Università di Napoli: non ben pago de' nostri Professori ne cercò altri nell'altre Università d'Italia. Fu in Ferrara ed in Siena, dove ascoltò Francesco Aretino famoso Giureconsulto di quei tempi, sotto la cui disciplina fece maravigliosi progressi, e fu ancora discepolo di Alessandro d'Imola, come narra Matteo d'Afflitto[147]. In Bologna prese il grado di Dottore, e dapoi ritornò in Napoli. Appena giuntovi fu da Ferdinando invitato a leggere Giurisprudenza in questa Università, dove per più anni insegnò con tanto plauso ed ammirazione, che tirò a se Uditori dalle più remote parti. Fu egli di acuto e grande ingegno, piano e facile nello spiegare, chiaro e copioso: tanto che dalla sua scuola, non meno che dall'Accademia del Pontano, uscirono innumerabili Giureconsulti e dotti Ministri.