Nell'istesso tempo che insegnava nelle Cattedre, non tralasciava esercitarsi nel Foro, dove riuscì famoso Avvocato; e fu egli non men dotto ch'eloquente: difese cause de' primi Baroni e non meno orando, che scrivendo si rese celebre. Scrisse egli un dotto responso in materia feudale nella causa d'Antonia Tommacella, che ora leggiamo tra' Consiglj d'Alessandro d'Imola[148], dopo quelli di Sigismondo Loffredo[149], e per la sua prudenza, dottrina, perizia dell'istorie e gravità de' costumi, s'acquistò presso il Re Ferdinando somma grazia e stima: fu per ciò adoperato dal Re ne' maggiori e più importanti suoi affari. Lo mandò nel 1458 Oratore in Roma al Pontefice Pio II per ottener da quel Papa l'investitura del Regno: superò gli ostacoli, che s'eran frapposti per parte del Duca d'Angiò, ed in fine entrò in tanta buona grazia del Papa e del Collegio de' Cardinali, ch'egli consultò e dettò la Bulla dell'investitura. Maneggiava affari di Stato con molta destrezza, felicità e prudenza, onde fu in appresso da Ferdinando mandato due volte per suo Ambasciadore in Ispagna al Re Giovanni d'Aragona suo zio col quale trattò le nozze del Re colla costui figliuola Giovanna. Lo inviò ancora due altre volte in Francia suo Legato a quel Re; ed altrettante a' Pontefici successori di Pio, Innocenzio VIII ed Alessandro VI, nelle quali legazioni si portò con tanta prudenza e destrezza, che tutte ebbero felice successo. Fu per ciò da Ferdinando innalzato a sommi onori; oltre averlo cinto Cavaliere, lo fece Presidente della regia Camera, da poi nel 1465 Consigliere, indi nel 1480 Viceprotonotario e Presidente del S. C, nel qual Tribunale presedè non pure in tutto il tempo che visse Ferdinando, ma anche vi fu mantenuto da Alfonso II suo successore, da Ferdinando II, da Carlo VIII istesso e da Federico ultimo Re, nel cui Regno, essendo già vecchio, trapassò in Napoli a' 26 ottobre del 1499. Gli furon fatti pomposi funerali nella chiesa di Monte Oliveto, dove vi recitò l'Orazion funebre Francesco Puccio Fiorentino famoso Letterato di que' tempi, in presenza di Ferdinando d'Aragona Duca di Calabria, e dove al presente giace sepolto.

Ci lasciò questo insigne Dottore molti monumenti della sua dottrina. I dotti Commentarj fatti a quelle leggi, ch'egli spiegava nell'Università de' quali pochissimi furono mandati alle stampe. Quelli che furono impressi sono i Commentarj sopra il secondo libro del Codice, che portano questo titolo: Reportata Clarissimi U. J. Interpretis Domini Antonii de Alexandro super II Codicis, in florenti studio Parthenopaeo sub aureo saeculo, et augusta pace Ferdinandi, Siciliae, Hierusalem, et Ungariae Regis invictissimi. Fu il libro impresso in Napoli nel 1474 nella stamperia di Sisto Riessinger Alemanno, che fu il primo, come si disse, che introdusse l'arte della stampa in questa città.

Niccolò Toppi ci rende testimonianza aver egli veduti gli altri Commentarj sopra altre leggi, manuscritti, nelle librerie d'alcuni, ed in quella del Consigliere Felice di Gennaro averne osservati più volumi. Alcuni altri supra l'Inforziato ed il Digesto nuovo, in quella del Presidente di Camera Vincenzo Corcione. Altri sopra il Digesto vecchio, in quella del Consigliere Ortensio Pepe. Alcune Letture sopra il secondo del Digesto vecchio in pergamena, le conservava il Dottor Giovanni Battista Sabatino. Gio: Luca Lombardo conservava ancora un libro intitolato: Recollectae D. Antonii de Alexandro in tit. Soluto matrimonio. De liberis, et posthumis, et de vulgari, et pupillari, etc. collectae per Franciscum Miroballum ejus scholarem, dum idem Antonius in Neapolitano Gymnasio, anno 1466 publico Regio stipendio conductus, legeret, concurrens Domini Andreae Maricondae in lectione extraordinaria. Toppi istesso afferma che ebbe anche in suo potere alcune note M. S. fatte da questo Giureconsulto nel corpo di Bartolo.

Alcune Note ed Addizioni fatte da lui nella Glosa di Napodano ancor oggi si leggono: Grammatico[150] allega le Addizioni che fece a Bartolo ed a Baldo; allega ancora con Antonio Capece[151] quelle altre che fece ad Andrea d'Isernia sopra le Costituzioni del Regno; e si vedono queste Addizioni alle Costituzioni ancor oggi impresse insieme colle Chiose e Commentarj di Napodano, di che è da vedersi Camillo Salerno[152] nell'Epistola alle Consuetudini di Napoli.

Fiorì ancora in questi medesimi tempi un altro Giureconsulto illustre, il qual fu Giovan-Antonio Caraffa non men famoso Legista che Canonista. Fu caro ad Alfonso e più al Re Ferdinando suo figliuolo, da cui fu creato Consigliere. Fu ancora Professore nella Università degli studi non men di legge civile, che canonica, e finalmente fu innalzato nel 1463 al posto di Presidente del S. C. Ci restano di questo insigne Dottore molte sue opere. Un trattato de Simonia, impresso a Roma, un altro de Ambitu, allegati da M. Afflitto[153] nelle Costituzioni e nelle Decisioni e l'altro de Jubileo. Scrisse ancora alcune Prelezioni sopra il Codice, allegate da Afflitto. Lorenzo Valla[154] gli tessè quest'elogio: Joannes Antonius Carafa Jureconsultus pari nobilitate, et scientia proximus, Princeps Jureconsultorum. Morì egli di morte improvvisa in Napoli a' 25 decembre del 1486 e fu sepolto nel Duomo, come rapporta Giuliano Passaro ne' suoi Giornali.

Luca Tozzolo ancorchè romano, esule però dalla sua Patria[155], venuto in Napoli, qui finì i suoi giorni, e per la sua erudizione e gran perizia delle leggi, fu da Ferdinando accolto con molto onore. Era stato egli discepolo di Giovanni Petrucci di Monte Sperello Perugino famoso Giureconsulto de' suoi tempi[156]: fu egli fatto nel 1466 Consigliere, nel medesimo tempo leggeva anche Giurisprudenza nell'Università degli Studj di Napoli. Poi nel 1468 fu innalzato all'onore di Viceprotonotario, e presedè ancora per qualche tempo nel S. C. come Afflitto rapporta ne' suoi Commentarj e decisioni, dove si leggono in più luoghi le sue lodi[157].

Andrea Mariconda del Seggio di Capuana fiorì pure in questi medesimi tempi ed acquistò fama di celebre Giureconsulto. Fu dalla giovanezza dato allo studio delle leggi, e prese il grado di Dottore in Napoli ai 25 d'ottobre del 1460. Riuscì nel Foro celebre Avvocato, e dalla Regina Isabella Luogotenente Generale del Re suo marito, fu creato Consigliere nel 1461. Da Ferdinando poi fu fatto Presidente della Regia Camera e Razionale della G. C. della Zecca, e nel 1477 fu rifatto Consigliere: fu celebre ancora nell'Università de' nostri studi, ove insegnò giurisprudenza insieme con Antonio d'Alessandro nel 1466. Di lui si leggevano alcune Letture M. S. sopra l'Inforziato e Digesto nuovo. Fu lungo tempo Consigliere e per l'assenza ed impedimenti d'Antonio d'Alessandro esercitò anche in sua vece più volte l'ufficio di Viceprotonotario. Poi per la sua età decrepita fu licenziato con la ritenzione della metà del soldo finchè visse. Morì egli in Napoli intorno l'anno 1508, e lasciò Diomede e Niccolò suoi figliuoli non men dotti che gravi Giureconsulti. Matteo d'Afflitto suo Collega non è mai satollo di lodarlo nelle sue decisioni ed altrove[158].

Fiorirono ancora intorno a' medesimi tempi Niccolò Antonio de Montibus di Capua celebre Giureconsulto, Avvocato, Regio Consigliere, Presidente e Luogotenente della regia Camera: Pontano[159] lo chiama Vir Juris Romani consultissimus. Questi ancora fu adoperato dal Re Ferdinando negli affari di Stato, inviandolo per suo Oratore in Roma, ove nel 1467 dimorò tre mesi; e si legge ancora la sua soscrizione, come Luogotenente del Gran Camerario in alcune Prammatiche del Re Alfonso e di Ferdinando[160].Agnello Arcamone del Sedile di Montagna, Presidente di Camera nel 1466, poi nel 1469 regio Consigliere, fu anch'egli dal Re Ferdinando adoperato negli affari di Stato, inviandolo nel 1474 per suo Ambasciadore in Vinegia ed in Roma al Pontefice Sisto IV per negozj gravissimi[161]. Disbrigato dall'Ambasceria con felice successo, fu dal Re nel 1483 fatto Conte di Borrello, investendolo ancora delle Terre di Rosarno e di Gioja in Calabria. Ma da poi la sua fortuna mutò sembiante: poichè nella congiura de' Baroni, perchè sua sorella era moglie d'Antonello Petrucci, fu dal Re insieme con gli congiurati imprigionato, e fin che Ferdinando visse, lo tenne con gli altri in carcere[162], donde poi insieme con tutti gli altri ne fu da Ferdinando II nel 1495 liberato[163]. Ci lasciò egli alcune Addizioni sopra le Costituzioni del Regno che ora abbiamo. Morì in Napoli nel 1519, e giace sepolto nella chiesa di S. Lorenzo, ove si vede il suo tumulo.

Fiorirono ancora Antonio dell'Amatrice celebre Canonista e Lettore de' Canoni nella nostra Università nel 1478. Antonio di Battimo napoletano, Dottore anch'egli rinomato di legge non men civile che canonica. Compose egli nel 1475 un volume, che M. S. avea Toppi[164] veduto che portava questo titolo: Reportata, et tradita per Dominum Antonium de Battimo Partenopaeum U. J. D. A. D. 1475. Lallo di Tuscia napoletano, di cui abbiamo ancora alcune Note nella nostre Costituzioni del Regno[165]. Stefano di Gaeta parimente napoletano, famoso Canonista, fiorì nel Regno di Ferdinando nel 1470. Scrisse un'opera molto stimata de Sacramentis, che la drizzò a Giovan-Battista Bentivoglio Consigliere del Re Ferdinando, e molto vien commendata dall'Abate Tritemio[166].

Non men celebre Giureconsulto fu nella fine di questo secolo, per tralasciar gli altri d'oscuro nome, Antonio di Gennaro del Sedile di Porto. Fu egli figliuolo di Masetto e di Giovanella d'Alessandro sorella del famoso Antonio: negli studi legali fece miracolosi progressi, tanto che nell'Università di Napoli fu reputato il miglior Cattedratico de' suoi tempi. Fu poi dal Re Ferdinando nel 1481 creato Giudice della G. C. ed indi a poco Regio Consigliere. Ancor egli era adoperato dal Re ne' più importanti affari di Stato; fu inviato da Ferdinando nel 1491 per suo Oratore al Duca di Milano, e nell'istesso anno in Ispagna al Re Ferdinando il Cattolico, ed alla Regina Isabella sua moglie, e nel 1493 fu di nuovo mandato in Milano ed a Roma. Morto Ferdinando, dal Re Alfonso II suo successore fu la terza volta mandato al Duca di Milano. Il Re Federico l'inviò di nuovo nel 1495 suo Legato in Ispagna al Re Cattolico e poi al Duca di Milano. Estinta la progenie di Ferdinando, sotto il Regno di Ferdinando il Cattolico fu ancora in somma grazia del G. Capitano, da cui nel 1503 fa creato Viceprotonotario e Presidente del S. C. nel cui ufficio lungamente visse: essendo poi d'anni già grave, depose il posto, e fu contento che in suo luogo sottentrasse Francesco Loffredo allora Consigliere, ma con legge che fin che vivea non assumesse il nome di Viceprotonotario o di Presidente, ma fosse sol contento dell'esercizio. Morì finalmente nel 1522 in Napoli e fu sepolto nella Chiesa di S. Pietro Martire, ove si vede la sua statua e si legge l'iscrizione ai suo tumulo.