Papa Alessandro non men per odio concepito contra Federico per le niegate nozze, che per la confederazione pattuita col Re di Francia, senza dilazione alcuna concedè tosto l'investitura, e sotto i 25 giugno di quest'anno 1501 ne spedì Bolla che si legge presso il Chioccarelli[221], con la quale privando il Re Federico del Regno di Napoli, e dividendo detto Regno in due parti secondo la convenzione pattuita, d'una ne investì Lodovico Re di Francia con titolo di Re di Napoli e di Gerusalemme, e dell'altra Ferdinando il Catolico, ed Elisabetta sua moglie Re di Spagna, con titolo di Duca e Duchessa di Calabria e di Puglia; concedendo di vantaggio nel seguente anno ai detti Re di Spagna, che non fossero tenuti, nè essi nè loro eredi e successori venire di persona a dar il giuramento al Pontefice romano per la parte del Regno a lor toccata, ma che lo dassero in mano di persona che sarebbe destinata dal detto Pontefice[222].

(Vien'anche rapportato questo Breve d'Alessandro, spedito in Roma nel mese di maggio del 1505, dove rimette a Ferdinando ed Isabella il doversi portare personalmente a dargli il giuramento di fedeltà, da Lunig p. 1335.)

Narra il Guicciardino[223], che non dubitandosi più quale avesse da essere il fine di questa guerra, non cessavano gli uomini prudenti di sommamente maravigliarsi, come il Re di Francia avesse voluto più tosto, che la metà di questo Regno cadesse nelle mani del Re di Spagna, e introdurre in Italia, (dove prima era egli solo arbitro delle cose) un Re suo emolo, al quale potessero ricorrere tutti i nemici mal contenti di lui, e congiunto oltra questo al Re de' Romani con interessi molto stretti; anzi che comportare, che il Re Federico restasse padrone del tutto, riconoscendolo da lui, e pagandogliene tributo, come per vari mezzi avea cercato d'ottenere.

E dall'altra parte non era nel concetto universale meno desiderata l'integrità e la fede di Ferdinando, che la prudenza di Luigi, maravigliandosi tutti gli uomini, che per cupidità d'ottenere una parte del Reame, si fosse congiurato contra ad un Re del suo sangue, e che per potere più facilmente sorprenderlo, l'avesse sempre pasciuto di promesse false d'aiutarlo, oscurando lo splendore del titolo di Re Cattolico pochi anni innanzi conseguito dal Pontefice, e quella gloria, con la quale era stato esaltato insin al cielo il suo nome, per avere non meno per zelo della religione, che per proprio interesse, cacciati i Mori dal Reame di Granata.

Alle quali accuse date all'uno ed all'altro Re, non si rispondeva in nome del Re di Francia, se non che la possanza franzese era bastante a dar rimedio, quando fosse il tempo, a tutti i disordini. Ma in nome di Ferdinando si diceva, che se bene da Federico gli fosse stata data giusta cagione di moversi contra lui, per sapere, ch'egli molto prima avea tenute pratiche segrete col Re di Francia in suo pregiudizio; nondimeno non esser da ciò stato spinto, ma dalla considerazione, che avendo quel Re deliberato di fare ad ogni modo l'impresa del Reame di Napoli, si riduceva in necessità, o di difenderlo o d'abbandonarlo: pigliando la difesa, era principio d'incendio sì grave, che sarebbe stato molto pernizioso alla Repubblica cristiana, e massimamente trovandosi l'arme de' Turchi sì potenti contra i Vineziani per terra e per mare; abbandonandolo, conoscere, che il Regno suo di Sicilia restava in grave pericolo, e senza questo risultare in danno suo notabile, che il Re di Francia occupasse il Regno di Napoli appartenente a se giuridicamente, e che gli poteva anche pervenire con nuove ragioni, in caso mancasse la linea di Federico; laonde in queste difficoltà aver eletto la via della divisione, con speranza, che per li cattivi portamenti de' Franzesi, gli potesse in brieve tempo pervenire medesimamente la parte loro; il che quando succedesse, secondo che lo consigliasse il rispetto dell'utilità pubblica, alla quale sempre più che all'interesse proprio avea riguardato, o lo riterrebbe per se, o lo restituirebbe a Federico, anzi più presto a' suoi figliuoli, perchè non negava d'aver quasi in orrore il suo nome, per quello ch'e' sapea che insino innanzi, che 'l Re di Francia pigliasse il Ducato di Milano, avea trattato co' Turchi[224].

La nuova di questa concordia spaventò in modo Federico che ancor che Consalvo, mostrando di disprezzar quello che s'era pubblicato in Roma, gli promettesse con la medesima efficacia di andare a suo soccorso, si partì dalle prime deliberazioni, e si ritirò da S. Germano verso Capua; e Consalvo avendo inteso che l'esercito franzese avea passato Roma, scoperte le sue commessioni, mandò a Napoli sei galee per levarne le due Regine vecchie, sorella l'una, e l'altra nipote del suo Re. Allora Federico deliberato di ridursi alla guardia delle Terre, intesa la ribellione di S. Germano e degli altri luoghi vicini, determinò di fare la prima difesa nella città di Capua. A guardia di Napoli lasciò Prospero Colonna, ed egli col resto della gente si fermò in Aversa. Ma Obignì non trovando alcuna resistenza ne' luoghi dove passava, occupò tutte le Terre circostanti alla via di Capua; onde Federico si ritirò in Napoli, abbandonando Aversa, la quale insieme con Nola, e molti altri luoghi, si dette a' Franzesi. Capua fu presa per assalto, ed al 25 luglio di quest'anno 1501 fu saccheggiata da' Franzesi, nella quale diedero l'ultime pruove della loro crudeltà, avarizia e libidine. Con la perdita di Capua fu troncata ogni speranza di poter più difendere cos'alcuna. Si arrese senza dilazione alcuna Gaeta, ed essendo venuto Obignì con l'esercito ad Aversa, Federico abbandonata la città di Napoli, la quale s'accordò subito, con condizione di pagare sessantamila ducati a' vincitori, si ritirò in Castel Nuovo; e pochi giorni dapoi convenne con Obignì di consegnargli fra sei dì tutte le Terre e le Fortezze, che si tenevano per lui, della parte, la quale, secondo la divisione fatta, apparteneva al Re di Francia, ritenendosi solamente l'Isola d'Ischia per sei mesi: nel quale spazio di tempo gli fosse lecito d'andare in qualunque luogo gli paresse, eccetto per lo Regno di Napoli, e di mandare a Taranto cento uomini d'arme, potesse cavare qualunque cosa di Castel Nuovo, e dal Castel dell'Uovo, eccetto l'artiglierie che vi rimasero del Re Carlo: fosse data venia a ciascuno delle cose fatte da poi che Carlo acquistò Napoli, ed i Cardinali Colonna e d'Aragona godessero l'entrate ecclesiastiche che aveano nel Regno.

Si videro veramente nella Rocca d'Ischia accumulate con miserabile spettacolo tutte le infelicità della progenie di Ferdinando il vecchio, perchè oltre Federico spogliato nuovamente di Regno sì preclaro, ansioso ancora più della sorte di tanti figliuoli piccoli, e del primogenito rinchiuso in Taranto che della propria; era nella Rocca Beatrice sua sorella, la quale, avendo, dopo la morte di Mattia Re d'Ungheria suo marito, avuta promessa di matrimonio da Uladislao Re di Boemia col fine d'indurla a dargli aiuto a conseguire quel Regno, era stata da lui, da poi ch'ebbe ottenuto il desiderio suo, ingratamente ripudiata e celebrato con dispensa di Alessandro Pontefice un altro matrimonio: eravi ancora Isabella già Duchessa di Milano, non meno infelice di tutti gli altri, essendo stata quasi in un tempo medesimo privata del marito, dello Stato e dell'unico suo figliuolo.

Ma Federico risoluto, per l'odio estremo, che e' portava al Re di Spagna, di rifuggire più tosto nelle braccia del Re di Francia, mandò al Re a dimandargli salvocondotto, ed ottenutolo, lasciati tutt'i suoi nella Rocca d'Ischia, sotto il governo del Marchese del Vasto, se n'andò con cinque galee sottili in Francia. Consiglio, come saviamente dice il Guicciardino[225], certamente infelice; perchè se fosse stato in luogo libero, avrebbe forse nelle guerre che poi nacquero tra i due Re, avute molte occasioni di ritornare nel suo Reame; ma eleggendo la vita più quieta, e forse sperando questa essere la via migliore, accettò dal Re il partito di rimanere in Francia, dandogli il Re la Ducea d'Angiò, e tanta provvisione che ascendeva l'anno a trentamila ducati; ond'egli comandò a coloro che avea lasciati al governo d'Ischia che la dessero al Re di Francia.

Dall'altra parte il Gran Capitano nel tempo medesimo ora passato in Calabria, dove benchè quasi tutto il paese desiderasse più presto il dominio dei Franzesi; nondimeno non avendo chi gli difendesse, tutte le Terre lo riceverono volontariamente, eccetto Manfredonia e Taranto; ma avuta Manfredonia con la Fortezza per assedio, si ridusse col campo intorno a Taranto, dove appariva maggior difficoltà; nondimeno l'ottenne finalmente per accordo, perchè il Conte di Potenza D. Giovanni di Guevara, sotto alla cui custodia era stato dato dal Padre il piccolo Duca di Calabria, e Fra Lionardo Napoletano, Cavalier di Rodi, Governadore di Taranto, non vedendo speranza di poter più difendersi, convennero di dargli la città e la Rocca, se in tempo di quattro mesi non fossero soccorsi, ricevuto da lui giuramento solennemente in su l'Ostia consegrata di lasciar libero il Duca di Calabria; il quale avea segreto ordine dal padre di andarsene, quando più non si potesse resistere alla fortuna, a ritrovarlo in Francia. Ma nè il timor di Dio, nè il rispetto dell'estimazione degli uomini poterono più che l'interesse di Stato; perchè Consalvo giudicando che potrebbe importare assai il non essere in podestà del Re di Spagna la persona del Duca, sprezzato il giuramento, non gli dette facoltà di partirsi, ma come prima potè lo mandò bene accompagnato in Ispagna, dove dal Re accolto benignamente, fu tenuto appresso a lui nelle dimostrazioni estrinseche con onori quasi regj, ma in realtà in una splendida ed onorata prigione[226].

Ecco, come, discacciato Federico, fu partito il Regno in due parti, e con nuova politia governato dagli Ufficiali di due Re. In Napoli il Re di Francia vi teneva per Vicerè Luigi d'Armignac Duca di Nemors il quale reggeva Terra di Lavoro e l'Apruzzo, e tutta quella parte a lui spettante. In Calabria e Puglia, province alla Sicilia vicine, governava il Gran Capitano, come Vicerè e Gran Plenipotenziario di Ferdinando Re di Spagna.