Filippo figliuolo di Massimiliano Imperadore, Arciduca d'Austria, Principe di Fiandra e più prossimo alla successione de' Regni di Spagna, per Giovanna sua moglie (unica figliuola, ed erede di Ferdinando e di Elisabetta) essendo dimorato lungamente in Spagna tra le carezze de' suoceri, deliberò tornare in Fiandra, e far il viaggio per terra traversando la Francia: e benchè i suoi suoceri glielo sconsigliassero, nulladimanco stando sicuro della fede e lealtà del Re Luigi, volle intraprendere quel cammino: e con tal occasione venendo sollecitato dal Re di Francia per la pace, proccurò, che i suoi suoceri gli dassero ampia facoltà e libero mandato di conchiuderla nel passaggio di Francia con quel Re; ed oltre a ciò, perchè fosse stabile ciò, ch'egli avrebbe conchiuso, proccurò che fosse accompagnato da due loro Ambasciadori, senza la participazione de' quali non voleva egli nè trattare, nè conchiudere cos'alcuna. Partito Filippo di Spagna, ed entrato in Francia, fu incredibile con quanta magnificenza ed onore fosse per ordine del Re ricevuto per tutto il Regno di Francia, non solo per desiderare di farselo propizio nella pratica dell'accordo, ma per conciliarsi per ogni tempo l'animo di quel Principe giovane, ed in espettazione di somma potenza, perchè era il più prossimo alla successione dell'Imperio romano, e de' Reami di Spagna con tutte le loro dipendenze: furono colla medesima liberalità raccolti, e fatti molti donativi a quegli ch'erano grandi appresso a lui: alle quali dimostrazioni corrispose Filippo con magnanimità reale; perchè avendo il Re, oltre la fede datagli, che e' potesse sicuramente passare per Francia, mandato per sua sicurtà a far dimorare in Fiandra, sin ch'egli fosse passato, alcuni de' primi Signori del Reame, Filippo come fu entrato in Francia, per dimostrare di confidarsi in tutto della sua fede, ordinò che gli Statichi fossero liberati. Nè a queste dimostrazioni d'amicizia tanto grandi succederono, per quanto fu in loro, effetti minori, perchè convenutisi a Bles, dopo la discussione di qualche giorno, conchiusero la pace con queste condizioni:
Che il Reame di Napoli si possedesse secondo la prima divisione: ma lasciarsi in deposito a Filippo le province, per la differenza delle quali s'era venuto alle armi.
Che fin dal presente Carlo figliuolo di Filippo e Claudia figliuola del Re, tra' quali si stabiliva lo sposalizio altre volte trattato, s'intitolassero Re di Napoli e Duchi di Puglia e di Calabria.
Che la parte che toccava al Re di Spagna, fosse in futuro governata dall'Arciduca Filippo, quella del Re di Francia, da chi deputasse il Re, ma tenersi l'una e l'altra sotto nome de' due fanciulli, a' quali, quando consumavano il matrimonio, il Re consegnasse per dote della figliuola la sua porzione.
Fu questa pace, secondo il Guicciardino, pubblicata nella chiesa Maggiore di Bles, e confermata con giuramento del Re e di Filippo, come Proccuratore de' Re suoi suoceri: ma il trattato di questa pace che tutto intero si legge nel secondo tomo di Federico Lionard della sua Raccolta, porta la data di Lione a' 5 aprile del 1502. Pace certamente, se avesse avuto effetto, di grandissimo momento, perchè si sarebbero posate le armi tra' Re tanto potenti.
(Gli Articoli concessi in questa Pace si leggono in Lingua franzese presso Lunig tom. 2, pag. 1331 ed hanno la stessa data de' 5 aprile 1502).
Ma avendo subito il Re e Filippo mandato nel Regno di Napoli ad intimarla ed a commandare a' Capitani che insino a tanto venisse la ratifica de' Re di Spagna, possedendo come possedevano, s'astenessero dall'offese, offerse il Capitan Franzese d'ubbidire al suo Re; ma lo Spagnuolo o perchè più sperasse nella vittoria o perchè l'autorità sola di Filippo non gli bastasse, rispose, che infino non avesse il medesimo comandamento da' suoi Re, non poteva omettere di fare la guerra. Così Consalvo che, vedendo ora i suoi vantaggi, non gli parve trascurar le opportunità, sperando, prima che venisse la commessione del suo Re, aver fatto tanto acquisto che non si sarebbe la pace ratificata, proseguì con maggior fervore che mai a molestare i Franzesi, co' quali venuto a battaglia, interamente li ruppe e disperse, talchè abbandonando ogni cosa, si ritirarono tra Gaeta e Trajetto. Ottenuta Consalvo tanta vittoria, non allentando il favor della fortuna, si dirizzò coll'esercito a Napoli, ove come cominciò ad accostarsi, i Franzesi che v'erano dentro si ritirarono in Castel Nuovo. I Napoletani abbandonati mandarono Ambasciadori ad incontrar Consalvo, ed a pregarlo che li accettasse in fede: il che egli fece molto volentieri sottoscrivendo i privilegi dei Re passati, ed il quartodecimo giorno di maggio di quest'anno 1503 entrò in Napoli, ove fu ricevuto con gran pompa e giubilo, ed il giorno seguente si fece giurar fedeltà in nome del Re Ferdinando: e nel medesimo tempo l'istesso fecero Aversa e Capua.
Pervenute al Re di Francia le novelle di tanto danno in tempo che più poteva in lui la speranza della pace che i pensieri della guerra, commosso gravissimamente per la perdita d'un Reame tanto nobile, per la ruina degli eserciti suoi, ne' quali era tanta nobiltà e tanti uomini valorosi, per li pericoli, ne' quali rimanevano l'altre cose che in Italia possedeva; come ancora per riputarsi grandissimo disonore d'essere vinto da' Re di Spagna, senza dubbio meno potenti di lui; e sdegnato sommamente d'essere stato ingannato sotto la speranza della pace, deliberava d'attendere con tutte le forze sue a ricuperare l'onore ed il Regno perduto, e vendicarsi con l'armi di tanta ingiuria. Ma innanzi procedesse più oltre si lamentò efficacissimamente con l'Arciduca, che ancora non era partito da Bles, dimandandogli facesse quella provvisione ch'era conveniente, se voleva conservare la sua fede ed il suo onore, il quale essendo senza colpa, ricercava con grandissima istanza i suoceri del rimedio: dolendosi soprammodo che queste cose fossero così succedute con tanta sua infamia nel cospetto di tutto il Mondo.
Ferdinando innanzi alla vittoria avea con varie scuse differito di mandare la ratifica della pace, allegando, ora non trovarsi tutti due, egli e la Regina Elisabetta sua moglie in un luogo medesimo, com'era necessario, avendo a fare congiuntamente l'espedizione; ora l'essere occupati molto in altri negozi. Eran essi mal soddisfatti della pace, o perchè il genero avesse trapassate le loro commessioni, o perchè dopo la partita sua di Spagna avessero conceputa maggiore speranza dall'evento della guerra; o perchè fosse paruto loro molto strano, ch'egli avesse convertita in se medesimo la parte loro del Reame, e senza certezza alcuna, per l'età tanto tenera degli Sposi, che avesse ad avere effetto il matrimonio del figliuolo, e nondimeno non negando, anzi sempre dando speranza di ratificare, ma differendo, si avevano riservato più tempo che potevano a pigliare consiglio secondo i successi delle cose; ma intesa la vittoria de' suoi, deliberati di disprezzare la pace fatta, allungavano nondimeno il dichiarare all'Arciduca la loro intenzione; perchè quanto più tempo ne stasse ambiguo il Re di Francia, tanto più tardasse a fare nuove provvisioni per soccorrere Gaeta e l'altre Terre che gli restavano; ma stretti finalmente dal genero, determinato di non partire altrimente da Bles, vi mandarono nuovi Ambasciadori, i quali dopo aver trattato qualche giorno, manifestarono finalmente non essere la intenzione de' loro Re di ratificare quella pace, la quale non s'era fatta in modo che fosse per loro, nè onorevole, nè sicura; anzi venuti in controversia con l'Arciduca, gli dicevano essersi i suoceri maravigliati assai, ch'egli nelle condizioni della pace avesse trapassata la loro volontà, perchè, benchè per onor suo il mandato fosse libero ed amplissimo, egli si aveva a riferire alle istruzioni ch'erano state limitate. Alle quali cose rispondeva Filippo non essere state meno libere le istruzioni che 'l mandato; anzi avergli nella partita sua efficacemente detto l'uno e l'altro de' suoceri che desideravano e volevano la pace per mezzo suo; ed avergli giurato in sul libro dell'Evangelio ed in su l'Immagine di Cristo Crocifisso che osserverebbono tutto quello che da lui si concludesse; e nondimeno non avere voluto usare sì ampia e libera facoltà, se non con partecipazione ed approvazione de' due uomini che seco aveano mandati.
Proposero gli Oratori con le medesime arti nuove pratiche di concordia, mostrandosi inchinati a restituire il Regno al Re Federico: ma conoscendosi essere cose non solo vane ma insidiose, perchè tendevano ad alienare dal Re di Francia l'animo di Filippo, intento a conseguire quel Reame per lo figliuolo; il Re proprio in pubblica audienza fece loro risposta, denegando volere prestare orecchi in modo alcuno a' nuovi ragionamenti, se prima non ratificavano la pace fatta, e davano segni che fossero loro dispiaciuti i disordini seguiti; aggiungendo parergli cosa non solo maravigliosa, ma detestanda ed abbominevole che quelli Re, che tanto si gloriavano d'avere acquistato il titolo di Cattolici, tenessero sì poco conto dell'onor proprio, della fede data, del giuramento e della religione: nè avessero rispetto alcuno all'Arciduca, Principe di tanta grandezza, nobiltà e Virtù, e figliuolo ed erede loro; con la qual risposta avendo il dì medesimo fattigli partire dalla Corte, si volse con tutto l'animo alle provvisioni della guerra, disegnando farle maggiori, e per terra e per mare che già gran tempo fossero state fatte per alcuno Re di quel Reame.