Resse Ferdinando per nove altri anni, fin che visse, il Regno, da Spagna per suoi Ministri e rimossone il Gran Capitano, che fu il primo suo Vicerè, anzi suo gran Plenipotenziario, che per quattro anni con tanta sua lode e soddisfazione di tutti gli Ordini e nelle cose di guerra e nelle più importantissime di pace avea amministrato il Regno: vi lasciò in suo luogo D. Giovanni d'Aragona Conte di Ripacorsa, che fu il secondo Vicerè del Regno, che per lo spazio di due anni e quattro mesi lo governò con molta saviezza e prudenza.

Diede ancora Ferdinando, per la caduta del Gran Capitano, l'Ufficio di Gran Contestabile al famoso Fabrizio Colonna Duca di Tagliacozzo valoroso Capitano, al quale commise l'espedizione contra i Vineziani per la ricuperazione de' Porti, e delle città, che coloro tenevano occupate nel Regno alla riva del mare Adriatico. Erano, come si è narrato, stati del Regno scacciati interamente i Franzesi: solo rimaneva per ridurlo nel suo primiero stato, che se gli restituissero le città di Trani, Monopoli, Mola. Polignano, Brindisi ed Otranto, che ancora i Vineziani tenevano occupate; onde Ferdinando ordinò, che loro s'intimasse la guerra, e nel 1509 diede il comando delle sue truppe a Fabrizio, il quale andò coll'esercito ad assediar Trani, e non tantosto fu accampato vicino a quella città, che i cittadini consapevoli del valore di Fabrizio, subito si resero: seguitarono l'esempio di Trani, tutte le altre soprannominate città; onde furono quelle co' loro porti restituite alla Corona di Napoli, siccome erano prima[246].

Il Conte di Ripacorsa, richiamato dal Re alla Corte, lasciò per suo Luogotenente D. Antonio di Guevara Gran Siniscalco del Regno, il quale non più che sedici giorni l'amministrò; ma sopraggiunto a' 24 d'ottobre del medesimo anno 1509 D. Raimondo di Cardona, destinato dal Re successor Vicerè, fu da costui amministrato il Regno finchè Ferdinando visse.

Intanto per la morte di Luigi XII sursero nuovi sospetti con Francesco I suo successore per le cose di Napoli. E dall'altro canto Massimiliano Re de' Romani mal sofferendo, che Ferdinando avesse preso il governo de' Regni di Castiglia, in pregiudizio di Carlo nipote comune, minacciava nuove intraprese; il perchè parve a Ferdinando, per potere attendere con maggiore animo ad impedire la grandezza del Re di Francia a lui sempre sospetta, per l'interesse del Reame di Napoli, di rappacificarsi nel miglior modo, che potè con Massimiliano; onde nella fine di quest'istesso anno 1509 fra di loro fu stabilita concordia, per la quale fu convenuto, che il Re Cattolico, in caso non avesse figliuoli maschi, fosse Governadore di que' Reami, insino che Carlo nipote comune pervenisse all'età di vinticinque anni; e che non pigliasse Carlo titolo regio vivente la madre, la quale avea titolo di Regina, poichè in Castiglia le femmine non sono escluse dai maschi.

Stabilito per tal convenzione il Re d'Aragona nel governo de' Regni di Castiglia, fu tutto inteso ad impedire i disegni del Re franzese, che teneva sopra Italia, e sopra il Regno di Napoli. Ma questo inclito Re mentre apparecchiavasi a sostenere la guerra, che il Re Francesco minacciavagli, finì i giorni suoi in Madrid in età di 75 anni.

Morì Ferdinando nel mese di Gennaio del 1516 siccome scrissero il Guicciardino e gli altri Istorici contemporanei[247], a' quali deve prestarsi più fede, che a qualunque altro Scrittor moderno[248], che ingannati da una scorrettissima data d'una lettera di Carlo, fissano il giorno della sua morte in gennaio dell'anno precedente 1515. Morì (mentre andava con la Corte a Siviglia) in Madrid, villa allora ignobilissima del Contado di Toledo, presso a S. Maria di Guadalupe, e volle, che il suo corpo fosse seppellito a Granata, ove fu trasferito. Re secondo l'elogio, che gli tessè il Guicciardino, di eccellentissimo consiglio e virtù, nel quale, se fosse stato costante nelle promesse, non potresti facilmente riprendere cos'alcuna, perchè la tenacità dello spendere, della quale era calunniato, dimostrò facilmente falsa la morte sua; conciossiacosachè avendo regnato quaranta due anni, non lasciò danari accumulati; ma accade quasi sempre, per lo giudicio corrotto degli uomini, che ne' Re è più lodata la prodigalità, benchè a quella sia annessa la rapacità, che la parsimonia congiunta con l'astinenza della roba d'altri. Alla virtù rara di questo Re, si aggiunse la felicità rarissima e perpetua (se tu ne levi la morte dell'unico figliuolo maschio) per tutta la vita sua, perchè i casi delle femmine e del genero furono cagione, che insin alla morte si conservasse la grandezza: e la necessità di partirsi, dopo la morte della moglie, di Castiglia, fu più tosto giuoco, che percossa della fortuna: in tutte le altre cose fu felicissimo. Di secondogenito del Re d'Aragona, morto il fratello maggiore, ottenne quel Reame: pervenne per mezzo del matrimonio contratto con Isabella al Regno di Castiglia: scacciò vittoriosamente gli avversarj, che concorrevano al medesimo reame. Ricuperò poi il Regno di Granata posseduto da' nemici della nostra fede poco meno di 800 anni: aggiunse all'Imperio suo il Regno di Napoli, quello di Navarra, Orano e molti luoghi importanti de' liti dell'Affrica: superiore sempre e quasi domatore di tutti i nemici suoi; ed ove manifestamente apparì congiunta la fortuna con l'industria, coprì quasi tutte le sue cupidità sotto colore d'onesto zelo di religione e di santa intenzione al ben comune.

Morì circa un mese innanzi alla morte sua (a' 2 decembre del 1515) il Gran Capitano, assente dalla Corte e mal soddisfatto di lui[249]; e nondimeno il Re per la memoria della sua virtù, volle egli, e comandò, che da se, e da tutto il Regno gli fossero fatti onori insoliti a farsi in Ispagna ad alcuno, eccetto che nella morte de' Re, con grandissima approvazione di tutti i Popoli, a' quali il nome del Gran Capitano per la sua grandissima liberalità era gratissimo; e per l'opinione della prudenza, e che nella scienza militare trapassasse il valore di tutti i Capitani de' tempi suoi, era in somma venerazione.

Saputosi in Napoli la morte di sì gran Re, D. Bernardino Villamarino, che per l'assenza di D. Raimondo di Cardona Vicerè si trovava in Napoli suo Luogotenente, gli fece con grandissimo apparato celebrare esequie pomposissime nella chiesa di S. Domenico, ove intervenne tutto il Baronaggio con gli Eletti e Deputati della città, e tutti gli Ufficiali Regj. E la Piazza del Popolo, ricordevole de' privilegi e grazie concedutegli, gli fece ancora con grandissimo apparato celebrare i funerali nella chiesa di S. Agostino: ed in memoria d'un tanto lor benefattore statuì, che ogni anno a' 23 gennaio se gli celebrasse un Anniversario, ciò che veggiamo nel dì statuito continuarsi sino ai dì nostri con molta celebrità e pompa.

Morto Ferdinando, il Principe Carlo Arciduca d'Austria, ch'era in Brusselles, ancorchè vivesse Giovanna sua madre, alla quale s'apparteneva la successione del Regno, non tralasciò di scriver subito alla città di Napoli una molto affettuosa lettera[250], nella quale profferendole il suo amore, le impone che ubbidisse per l'avvenire a D. Raimondo di Cardona, come aveano fatto per lo passato, ch'egli confermava Vicerè. Governò sola Giovanna pochi mesi la Monarchia; ma arrivato, che fu Carlo in Ispagna l'associò al Regno, da lui poi amministrato con quella saviezza, e prudenza, che sarà narrata ne' seguenti libri di quest'Istoria.

Così le Spagne, e tutti i dominj, onde si componeva sì vasta Monarchia, passarono negli Austriaci discendenti da' Conti d'Aspurg; e con meraviglia di tutti fu veduto, che Ferdinando Re d'Aragona, per far maggiore la grandezza del successore (mosso non da altra cagione, che da questo, con consiglio dannato da molti, e per avventura ingiusto) spogliò del Regno d'Aragona il Casato suo proprio tanto nobile, e tanto illustre, e consentì contra il desiderio comune della maggior parte degli uomini, che il nome della Casa sua si spegnesse, e si annichilasse.