Non minore abbassamento sperimentarono gli altri Ufficiali della Corona e della Casa del Re e tutti gli altri Ufficiali minori a lor subordinati, non tanto per l'erezione di questo nuovo Consiglio, quanto per esser mancata in Napoli la sede regia, e trasferita altrove in remotissime regioni.

Al Grand'Ammiraglio, per l'erezione del General delle galee e del Tribunal dell'arsenale, divenne molto ristretta la sua autorità. Questo nuovo Capitan Generale ebbe la soprantendenza sopra le galee di Napoli e del Regno con una totale independenza dal Grand'Ammiraglio; ed ancorchè nel Parlamento generale convocato in Napoli nel 1536, nella dimora che vi fece l'Imperador Carlo V, fossegli stato richiesto, che quello dovesse esser Cavaliere napoletano, e l'Imperadore avesse risposto, che secondo il bisogno e contingenza de' tempi avrebbe provveduto[265], si vide sempre però in persona di Spagnuoli, li quali esercitando giurisdizione sopra le persone a quelle deputate, secondo le instruzioni che ne diede il Re Filippo II, rapportate dal Reggente Costanzo[266], eressero un Tribunale a parte, independente da quello del Grande Ammiraglio, con eleggervi un Auditor generale ed altri Ufficiali minori, da' decreti del quale s'appella non già al Grand'Ammiraglio, ma al Vicerè, il quale suol commettere le appellazioni per lo più a' Reggenti del Collaterale, ovvero ad altri Ministri che meglio gli piacerà[267].

Parimente fu eretto un nuovo Tribunale dell'Arsenale ch'esercita giurisdizione civile e criminale sopra molti, ch'esercitano l'arte di costruir navilj, tutto subordinato e dipendente non già dal Grand'Ammiraglio, ma dalla Regia Camera e suo Luogotenente, il quale vi destina un Presidente di quella a reggerlo, ed alla quale si riportano le appellazioni de' decreti del medesimo[268].

CAPITOLO III. Nuova disposizione degli Ufficiali della Casa del Re.

L'Ufficio del Gran Siniscalco, per non esser più Napoli sede regia, rimase poco men ch'estinto ed abolito. E si videro sorgere nuovi Ufficiali affatto da lui indipendenti.

Il Gran Siniscalco, siccome si è potuto vedere nell'undecimo libro di quest'Istoria, avea la soprantendenza della Casa del Re; e quantunque la sua carica riguardasse il governo della medesima, nulladimanco perchè la sua autorità non era limitata da alcun luogo o provincia, ma si stendeva in tutto il Reame, nè era mutabile per ogni mutazione di Re; si diceva per ciò servire allo Stato, e non già solamente alla persona del Re, onde per uno degli Ufficiali della Corona era riputato. Avea egli sotto se più Ufficiali nella Casa del Re, dei quali nel libro XXI di quest'Istoria se ne fece un lungo catalogo; alcuni dei quali, durando ancora la residenza de' Re in Napoli, pure furono esentati, come si disse, dall'ubbidienza del Gran Siniscalco, e sottoposti immediatamente al Re.

Ma da poi che i Re abbandonarono Napoli, trasferendo altrove la lor sede regia, e reggendo la città ed il Regno un suo Luogotenente detto Vicerè, restarono soppressi que' tanti Ufficiali così maggiori, come minori della Casa del Re, subordinati per la maggior parte al Gran Siniscalco; ed altri nuovi ne sursero nel Palazzo reale, subordinati non già più al Gran Siniscalco, ma assolutamente al Vicerè, a cui, come al di lui palazzo servivano.

S'estinsero i Ciambellani, i Graffieri, nomi franzesi, i Panettieri, gli Arcieri, gli Scudieri e tanti altri Ufficiali; e ne furono all'uso di Spagna altri introdotti, che doveano aver cura del Palazzo reale, e servire al Vicerè, ed alle sue Segreterie, con indipendenza dal Gran Siniscalco.

Si stabilirono due Segreterie, una di Stato e di Guerra, l'altra di Giustizia. L'una e l'altra non hanno alcuna dipendenza dalla Segreteria del Regno, nè dal Consiglio Collaterale; e la comunicazione di tutti que' negozj, che il Vicerè rimette in Collaterale, passa per quelle Segreterie. Ciascheduno di questi due Segretarj secondo la loro incombenza, o di guerra o di giustizia, spediscono in nome del Vicerè gli ordini, che egli prescrive. Per la Secreteria di Guerra passano tutti i negozj militari e di Stato, e tutti quelli, che appartengono agl'interessi del regal Patrimonio e delle Comunità del Regno, e di tutti gli arrendamenti e gabelle. Per quella di Giustizia, possano tutti i negozj appartenenti alla buona amministrazione di giustizia, ed elezione di tutti i Governadori ed Assessori delle città e Terre demaniali, Presidi, Auditori di province, Giudici di Vicaria, e di tutte l'altre somiglianti cariche, che provvede il Vicerè. Non s'usa nelle loro Segreterie altra lingua che la Spagnuola. Tengono sotto di loro più Ufficiali per la spedizione de' biglietti e dispacci, che nella città si dirizzano a' Capi de' Tribunali, ed altri Ministri così di spada, come di toga, e nelle province a' Presidi, e suoi Ufficiali. Prima riconoscevano il Gran Protonotario per loro Capo, ora il Vicerè che li tiene nel regal Palazzo per la più pronta e sollecita spedizione degli affari.

Nel Palazzo regale si è ancora unita la Scrivania di Razione, la quale prima secondo ciò che scrisse il Summonte[269], s'esercitava nella propria Casa dello Scrivano di Razione, e la quale in forma di Tribunale, oltre lo Scrivano di Razione suo Capo, tiene molti Ufficiali minori suoi sudditi. Ne tiene ancora nelle province, che parimente Scrivani di Razione sono appellati. La sua incombenza è di tener cura della Matricola, ovvero Rollo di tutti i soldati del Regno, di tutti gli Stipendiarj, e di tutti gli Ufficiali, siano di Toga, o di Spada, a' quali il Re paga soldo. Tiene il Rollo delle Milizie della città e del Regno. Tiene conto delle Castella e Fortezze del Regno, così per le provvisioni de' Soldati, come delle munizioni, fabbriche, reparazioni, e d'ogni altra cosa, che in quelle si fanno; nè possono spedirsi ordini per lo pagamento de' loro soldi, se non saranno prima nella matricola, che e' conserva, notati. Nell'occorrenze ha luogo nel Collateral Consiglio, ove siede dopo il Luogotenente della regia Camera, al cui Tribunale è sottoposto, e precede al Tesoriere, al Reggente della Vicaria, ed al Segretario del Regno[270], ed è decorato col titolo di Spettabile[271].