Mentre le suddette cose si trattavano con tante sollecitudini e sospetti, non intermisero però l'uno e l'altro Re gli atti della congiunzione ed amicizia: poichè nel medesimo tempo convennero in nome loro a Monpelieri il Gran Maestro di Francia e Monsignor di Ceures (in ciascuno de' quali consisteva quasi tutto il consiglio e l'animo del suo Re) per trattare sopra lo stabilimento del matrimonio della seconda figliuola del Re di Francia col Re di Spagna, e molto più per risolvere le cose del Reame di Navarra; la restituzione del quale all'antico Re promessa nella concordia fatta a Nojon, benchè molto sollecitata dal Re di Francia, era differita dal Re di Spagna con varie scuse; ma la morte del Gran Maestro succeduta innanzi parlassero insieme, interruppe la speranza di questo congresso.

Ma dall'altra parte con grandissima contenzione si proseguiva dall'uno e l'altro Re l'impresa dell'Imperio. Il Re di Francia s'ingannava ogni giorno, indotto dalle promesse grandi del Marchese di Brandeburg, uno degli Elettori, il quale avendo ricevuto da lui offerte grandissime di denari, e forse qualche somma presente, si era non solo obbligato con occulte Capitolazioni a dargli il voto suo, ma promesso che l'Arcivescovo di Magonza suo fratello farebbe il medesimo. Si lusingava ancora del voto del Re di Boemia: per lo voto del quale, discordando i sei Elettori, che tre ne sono Prelati e tre Principi, si decide la controversia. Dall'altro canto si scorgeva grande la inchinazione de' Popoli di Germania, perchè la dignità Imperiale non si rimovesse da quella Nazione, anzi insino agli Svizzeri, mossi dall'amor della Patria comune Germania, avevano supplicato il Pontefice, che non favorisse in questa elezione alcuno, che non fosse di Lingua Tedesca.

Convenuti per tanto gli Elettori, secondo l'uso antico a Francfort, mentre stavano in varie dispute per venire al tempo debito, secondo gli ordini loro, all'elezione, avvicinossi a Francfort un esercito messo in campagna per ordine del Re di Spagna (il quale fu più pronto co' danari a raccorre gente, che a dargli agli Elettori) sotto nome di proibire chi proccurasse di violentare la elezione; onde con ciò accrescendo l'animo agli Elettori, che favorivano la causa sua, tirò nella sentenza degli altri quelli ch'erano dubbj, e spaventò il Brandeburghese inclinato al Re di Francia; in modo che venendosi all'atto dell'elezione, fu il vigesimo ottavo giorno di giugno di quest'anno 1519 eletto Imperadore Carlo d'Austria Re di Spagna dai voti concordi di quattro Elettori, dall'Arcivescovo di Magonza e quello di Colonia e dal Conte Palatino e dal Duca di Sassonia; ma l'Arcivescovo di Treveri elesse il Marchese di Brandeburgo, il quale concorse anch'egli alla elezione di se stesso. Nè dubitossi, che se per la equalità de' voti l'elezione fosse pervenuta alla gratificazione del VII Elettore, che sarebbe succeduto il medesimo, perchè Lodovico Re di Boemia, il qual'era anche Re d'Ungheria avea promesso a Carlo il suo voto.

Afflisse questa elezione molto l'animo del Re di Francia e del Pontefice e di quelli che in Italia dipendevano da lui, vedendo congiunta tanta potenza in un Principe solo, giovane, ed al quale si sentiva per molti vaticinj essere promesso grandissimo Imperio e stupenda felicità; e se bene non fosse copioso di danari, quanto era il Re di Francia, nondimeno era tenuto di grandissima importanza il potere empiere gli eserciti suoi di fanteria tedesca e spagnuola, milizia di molta stimazione e valore.

Il Pontefice Lione nascondeva con recondite simulazioni, ed arti il suo discontento, e non era ancora in se medesimo risoluto a qual partito dovesse appigliarsi: pure per fuggir l'occasione di scoprire l'animo suo mal affetto a Carlo, di sua libera volontà, dispensò a poter accettare la elezione fattagli dello Imperio non ostante, che fosse contra il tenore della investitura del Regno di Napoli, con la quale (fatta secondo la forma delle antiche investiture) gli veniva ciò espressamente proibito, spedendogli per ciò Bolla, per la quale fu abilitato ad essere Imperadore, non ostante li patti suddetti, che si legge presso il Chioccarelli[317].

Nel nuovo anno 1520 passò Cesare per mare di Spagna in Fiandra, e di Fiandra in Germania, dove nel mese d'ottobre ricevè in Aquisgrana, città nobile per l'antica residenza, e per lo sepolcro di Carlo M. con grandissimo concorso la prima Corona (quella medesima, secondo ch'è fama, con la quale fu incoronato Carlo M.) datagli, secondo il costume antico, con l'autorità de' Principi di Germania.

Ma questa sua felicità era turbata dagli accidenti nati di nuovo in Ispagna, perchè a' popoli di quei Regni era stata molesta la promozione sua all'Imperio, conoscendo, che con grandissima incomodità e detrimento di tutti sarebbe per varie cagioni necessitato a stare non picciola parte del tempo fuori di Spagna: ma molto più gli aveva mossi l'odio grande, che avevano conceputo contra l'avarizia di coloro, che lo governavano, massimamente contra Ceures e gli altri Fiaminghi, in modo che concitati tutti i Popoli contra il nome loro, avevano alla partita di Cesare tumultuato quei di Vagliadolid, ed appena uscito di Spagna, sollevati tutti, non contra il Re, ma contra i cattivi Governatori: e comunicati insieme i consigli, non prestando più ubbidienza agli Uffiziali regj, avevano fatto congregazione della maggior parte de' Popoli, li quali data forma al Governo, si reggevano in nome della Santa Giunta (così chiamavano il Consiglio universale de' Popoli), contra li quali essendosi levati in armi i Capitani e Ministri regj, ridotte le cose in manifesta guerra, erano tanto moltiplicati i disordini, che Cesare piccolissima autorità vi riteneva. Donde in Italia e fuori cresceva la speranza di coloro, che avrebbero desiderato diminuita tanta grandezza.

Nella fine di quest'anno istesso, forse tremila fanti spagnuoli, stati più mesi in Sicilia, non volendo ritornare in Ispagna, secondo il comandamento avuto da Cesare, disprezzata l'autorità de' Capitani, passarono a Reggio di Calabria, e procedendo (con fare per tutto gravissimi danni) verso lo Stato della Chiesa, misero in grave terrore il Papa; massimamente ricusando l'offerte fatte dal Vicerè di Napoli, e da lui di soldarne una parte, ed agli altri far donazione di denari; ma questo movimento si risolvè più presto che gli uomini non credevano, perchè passato il Tronto per entrare nella Marca Anconitana, nella quale il Pontefice aveva mandate molte genti, ed andati a Campo a Ripa Transona, avendovi dato un assalto gagliardo, perduti molti di loro, furono costretti a ritirarsi; laonde diminuiti molto d'animo e di riputazione, accettarono cupidamente da' Ministri di Cesare condizioni molto minori di quelle, le quali avevano disprezzate.

Intanto vie più crescevano tra Cesare e 'l Re di Francia le male inclinazioni, e Papa Lione, ancor che ostentasse in apparenza neutralita, avendo per sospetta la troppa felicità di Carlo, segretamente trattava col Re di Francia del modo di cacciarlo dal Reame di Napoli, e fra di loro s'erano accordati d'assaltare con l'armi, congiunti insieme, il Regno, con condizione, che Gaeta e tutto quello che si contiene tra 'l fiume del Garigliano ed i confini dello Stato ecclesiastico, s'acquistasse per la Chiesa: il resto del Regno fosse del secondogenito del Re di Francia, il quale per essere d'età minore avesse ad essere, insino ch'egli fosse d'età maggiore, governato insieme col Reame da un Legato appostolico, che risiedesse a Napoli[318].

In questo medesimo tempo invitato il Re dall'occasione de' tumulti di Spagna, e confortato (secondo che poi querelandosi affermava) dal Pontefice, mandò un esercito sotto Asparoth, fratello di Oderico Lautrech in Navarra per ricuperar quel Regno al Re antico, siccome gli riuscì felicemente. E non restava altro per l'impresa di Napoli, che l'esecuzione della capitolazione fatta a Roma tra 'l Pontefice e lui; della quale venendogli ricercata la ratifica cominciò a star sospeso, essendogli messo sospetto da molti, che attesa la duplicità del Pontefice, e l'odio che, assunto al Pontificato, gli avea continuamente dimostrato, era da dubitare di qualche fraude, dicendo non esser verisimile, che il Pontefice desiderasse, che in lui, o ne' figliuoli pervenisse il Reame di Napoli, perchè avendo quel Regno e il Ducato di Milano, temerebbe troppo la sua potenza: per certo tanta benevolenza scopertasi così di subito non essere senza misterio. Avvertisse bene alle cose sue ed agl'inganni, e che credendo acquistare il Regno di Napoli, non perdesse lo Stato di Milano: perchè mandando l'esercito a Napoli, sarebbe in potestà del Pontefice, che aveva seimila Svizzeri, intendendosi co' Capitani dell'Imperadore, disfarlo, e disfatto quello, che difesa rimanere a Milano? Queste ragioni commossero il Re in modo, che stando dubbio del ratificare, e forse aspettando risposta d'altre pratiche, non avvisava a Roma cos'alcuna, lasciando sospesi il Papa e gli Ambasciadori suoi.