Ma da alcune lettere intercette si scoverse, onde veniva tanta boria e fasto del Papa, che parlava non meno di quello si operasse con tanta pubblicità, ed alla svelata contra il Re e contra il Regno, con animo aperto d'invaderlo. Si scoverse in fine il trattato e la lega ch'egli per mezzo de' Cardinali di Tournon e di Lorena avea fatta col Re di Francia d'assaltare il Regno; anzi si pubblicò allora, che avendovi avuto in ciò anche parte il Principe di Salerno, che da Costantinopoli erasi ritirato in Francia, il Papa, per mezzo del Re Errico, e del Principe, avesse anche fatta lega col Turco, affinchè assaltando costui, o almen travagliando il Regno per via di mare, se gli rendesse più facile l'impresa e la conquista per terra. Fu fama ancora, che per maggiormente ingrandire i suoi nipoti, avesse concertato col Re di Francia di dar Maria sua nipote sorella del Cardinale e del Duca per isposa ad un suo figliuolo, colui che dovea investirsi del Regno, secondo le capitolazioni, che si diranno; e l'investitura fosse come per dote della medesima, e si credette allora, che il matrimonio avrebbe effetto, se le cose della guerra di Napoli gli fossero riuscite prospere; e se Maria, che non era più che di nove anni, non fosse troppo intempestivamente morta.

I Capitoli della lega conchiusa in Roma a' 15 dicembre del 1555, rapportati dal Summonte[127], furono infra gli altri questi.

Che il Re Cristianissimo fosse obbligato difendere con tutte le sue forze la Santità di Papa Paolo IV contra qualsivoglia persona, che lo volesse offendere, e, quando ciò avvenisse, di calare egli, o mandare eserciti in Italia per sua difesa.

Che pigliasse perpetua protezione del Cardinal Caraffa, del Conte di Montorio, e D. Antonio Caraffa suoi nipoti, e loro descendenti; e rimunerasse, e ricompensassegli de' Titoli e beni, che potessero perdere, per conto di questa lega, nel Regno, dando loro altri Titoli e beni in Italia, o in Francia, convenienti alla loro nobiltà ed alla real sua magnanimità.

Che il Re facesse passar in Italia diece a dodicimila fanti forastieri, più o meno, secondo che di comun avviso sarebbe giudicato neccessario, e cinquecento lanze franzesi, e cinquecento cavalli leggieri.

All'incontro che il Papa desse dello Stato della Chiesa, o di altri diecimila fanti più, o meno, secondo che sarà giudicato espediente, co lor Capitani e Generali, e mille cavalli.

Che desse il passo, vettovaglie, artiglierie e munizioni ed altre comodità, che aver si potranno nello Stato della Chiesa, all'esercito della lega per loro denari.

Che la guerra si cominci nel Regno o in Toscana, come sarà più espediente al ben comune.

Che acquistandosi il Regno di Napoli e di Sicilia, il Papa abbia da investirne uno de' Serenissimi figliuoli di S. M. Cristianissima, purchè non sia il Delfino, quando e quante volte ne sarà richiesto dal Re Errico, riserbandosi la città di Benevento e suo Territorio e Giurisdizione; e con condizione ancora, che i confini dello Stato della Chiesa s'abbiano da dilatare e stendere di qua all'Appennino, insino a S. Germano inclusive, ed al Garigliano; e di là dell'Appennino, sino al fiume di Pescara, talmente che tutta quella Terra, ch'è di dentro a predetti confini della Provincia d'Apruzzo, o sia chiamata di qualunque altro nome, o reputata di qualunque altra Provincia fin a Pescara, e nella Provincia di Terra di Lavoro sino a S. Germano inclusive, ed al fiume Garigliano, s'intenda essere, e sia della Giurisdizione della Chiesa; ed i confini del Regno si termineranno con essi fiumi, e con retta linea, dividendo parimente il Monte Appennino da S. Germano al nascimento del fiume di Pescara, ne' quali confini è compresa la Città, Fortezza e Porto di Gaeta, la qual sia della Chiesa, come l'altre Terre e luoghi contenuti fra' sopradetti termini.

Che s'accresca il censo a ventimila ducati di oro di Camera, oltre alla solita Achinea.