Mostrava intanto Filippo di venire a questa cessione unicamente per gratificare il Duca; ma nell'istesso tempo pensava (ritenendosi le Isole adjacenti) rendersi con nuovi presidj vie più forte in Italia, affinchè potesse resistere a qualunque forza d'esterior nemico, e cingere in questa maniera Italia: per ciò col permesso dell'Imperador suo padre, risolvè di concedere, ed investire il Duca dello Stato di Siena con alcuni patti e condizioni; laonde per mezzo di D. Giovanni Figueroa allora Castellano del Castel di Milano, che per questo effetto lo costituì suo Proccuratore, fu stipolato istromento col detto Duca, sotto li 3 luglio del 1557, col quale si concedeva a costui lo Stato con molte condizioni, fra le quali fu convenuto, che in detta concessione non s'intendessero compresi Port'Ercole, Orbitello, Talamone, Mont'Argentario, ed il Porto di S. Stefano. Da questo tempo a spese del Regno si mandarono in quest'Isole milizie spagnuole per ben presidiarle, e da Napoli vi si manda ancora un Auditore per amministrar giustizia a quegli abitanti, i quali però vivono secondo gli Statuti e costumi de' Sanesi loro vicini, e per ciò quel Ministro ritiene ancora il nome d'Auditore de' Presidj di Toscana.

Fu in questo trattato compreso anche Piombino, e fu fedelmente eseguito, siccome non meno il Chioccarelli[151], che il Tuano[152] ne rendono a noi testimonianza.

Fra quell'Isolette, ve ne è una chiamata l'Isola di Fanuti, per la quale in questi tempi fu lungamente disputato, se apparteneva al Re Filippo, ovvero fosse compresa nella concessione dello Stato di Siena fatta al Duca di Fiorenza. Furono per ciò per sostenere le ragioni del Re, fatte dalla Regia Camera due consulte, una sotto il primo di giugno del 1573, l'altra sotto li 26 agosto del medesimo anno, che si leggono nel tomo 18, de' M. S. Giurisd. di Bartolommeo Chioccarello.

Poichè la sovranità dello Stato di Siena dagl'Imperadori d'Alemagna si pretende appartenere ad essi, l'Imperador Rodolfo II per maggiormente stabilire ciò che il Re Filippo II, avea fatto, al primo di gennajo del 1604, spedì privilegio al Re Filippo III col quale confermandogli il Vicariato di Siena, Portercole, Orbitello, Talamone, Monte Argentario e Porto di S. Stefano con titolo di Duca e Principe dell'Imperio, confermò anche la concessione, ed infeudazione fatta di detto Stato di Siena dal Re Filippo II a Cosmo di Medici Duca di Fiorenza; ed ecco come i Presidj di Toscana s'unirono alla Corona de' Re di Spagna[153].

§. I. Ducato di Bari, Principato di Rossano acquistati pienamente al Re Filippo per la morte della Regina Bona di Polonia.

In questi medesimi tempi al Re Filippo ricadde il Ducato di Bari, e 'l Principato di Rossano, li quali, toltone la sovranità, lungamente erano stati sotto la dominazione, o de' Duchi di Milano, de' Re di Polonia.

Da poi che Ferdinando I d'Aragona spogliò il Principe di Taranto de' suoi Stati, fra' quali era il Ducato di Bari, per rimunerazione di quegli ajuti, che più volte gli avea somministrati Francesco Sforza Duca di Milano, e per contemplazione del matrimonio d'Eleonora sua figliuola, destinata per isposa a Sforza Maria Visconte terzogenito del detto Duca Francesco, investì nel 1465 il detto Duca Francesco della città di Bari e suo Ducato. Ma essendosene poi il Duca morto nel seguente anno 1466, con nuova licenza e concessione del Re Ferdinando, lasciò il Ducato di Bari, non a Galeazzo suo primogenito, che succedè nello Stato di Milano, il quale fu poi marito d'Isabella d Aragona figliuola d'Alfonso II, ma a Sforza Maria Visconte e suoi futuri figliuoli legittimi, acciò che quello, che per lo matrimonio contraendo dovea divenire genero del Re di Napoli, avesse con la sua prole da possedere nel di lui Regno il Ducato di Bari. Il nuovo Duca Sforza mandò tosto in Bari un suo Luogotenente con titolo di Viceduca per governare la città e 'l Ducato, ma essendosi disciolti gli appuntati sponsali con Eleonora d'Aragona per le molte e gravi infermità del Duca Sforza, tanto che Eleonora fu data poi per moglie al Duca Ercole di Ferrara, fu lasciato sì bene il Ducato al Duca mentre visse, ma morto poi nel 1479, essendo ricaduto al Re, fu quello insieme col Principato di Rossano in Calabria donato a' 14 agosto del medesimo anno a Lodovico Moro fratello del morto Duca e a figlj, che da legittimo matrimonio fossero da lui nati. Possedè Lodovico questi Stati; ma quando poi si seppe l'invito da lui fatto a Carlo VIII Re di Francia per la conquista del Regno di Napoli, Alfonso II oltre aver richiamato il suo Ambasciadore, che per lui risedeva in Milano, e mandato via quello di Lodovico che risedeva in Napoli, fece sequestrare tutte l'entrate degli Stati di Bari, e di Rossano, acciò non capitassero nelle mani d'un suo dichiarato nemico. Ritornato poi il Regno per la partita del Re Franzese, sotto il Re d'Aragona, e seguita la pace con Lodovico, costui dal nuovo Re Federico chiese una nuova conferma, ed una nuova investitura del Ducato di Bari e del Principato di Rossano, il quale cortesemente glie la spedì sotto la data de' 6 decembre dell'anno 1496. Nell'anno seguente fece Lodovico al Re nuova istanza, dimandando, che investisse di questi Stati di Bari e Rossano il secondogenito nomato Sforza, fanciulletto ancora di tre anni, a cui esso gli cedeva; ed avendo il Re a ciò acconsentito, creò nuovo Duca di Bari e Principe di Rossano il fanciullo a' 20 giugno del 1497 con condizione, che a nome di lui governasse questi Stati Lodovico suo padre, fin che il vero Duca giungesse ad età più matura.

Intanto essendo D. Isabella d'Aragona, figliuola di Alfonso II, rimasa vedova di Giovanni Galeazzo, al quale portò in dote centotrentamila scudi, ed avendo il nuovo Re di Francia Lodovico IX mossa nuova guerra in Italia con impegno di vendicarsi di Lodovico suo capital nemico, e spogliarlo del Ducato di Milano; questi intimorito, se ne fuggì in Germania e prima di partire assegnò alla mentovata D. Isabella per li ducati centotrentamila della sua dote, il Ducato di Bari ed il Principato di Rossano. D. Isabella prese di questi Stati il possesso, e lo ritenne fin che visse; poichè quando Federico fu costretto uscir del Regno, quello passato in potere de' Franzesi e de' Spagnuoli, e finalmente sotto Ferdinando il Cattolico, niuno le diede molestia, e la lasciarono godere di questi Stati senza un minimo turbamento. Venne ella nel 1501 a risedere in Bari, dove lasciò di se molte memorie, ampliando, e nobilitando quella città con magnifici edificj[154].

Avea ella di Galeazzo suo marito procreato un figliuol maschio chiamato Francesco, ed una bambina di nome Bona, ma essendo Francesco premorto in Francia giovinetto, rimase Bona unica erede, la quale veniva allevata da sua madre in Bari con grande agio e carezze: divenuta già grandetta, pensò darle marito; l'Imperador Carlo V, a richiesta d'Isabella, se ne prese cura e trattò il matrimonio con Sigismondo Re di Polonia, che allora si trovava vedovo e senza figliuoli maschi; fu quello conchiuso nel 1517, e mandò il nuovo sposo a prendersi Bona, la quale imbarcatasi a Manfredonia, a' 3 febbrajo del seguente anno 1518, fu ricevuta dal Re in Polonia con real pompa e grande celebrità. Ritiratasi da poi D. Isabella da Bari in Napoli, non passò guari, che infermatasi d'idropisia, rese lo spirito nel 1524, e fu seppellita nella Chiesa di S. Domenico, dove ancora oggi si vede il suo tumulo.

Per la costei morte nacque discordia intorno alla successione del Ducato di Bari, e del Principato di Rossano tra Bona sua figliuola ed erede, e Sforza figliuolo di Lodovico Moro. Costui, allegando l'investitura a se fatta dal Re Federico, pretese per se gli Stati, e diceva che Lodovico suo padre per non essere di quelli che un semplice Governadore, non poteva assegnargli a D. Isabella per le sue doti. L'Imperador Carlo V pretese ancora, che Lodovico non solamente non avea potuto dispor di quelli, come non suoi, ma anche perchè quando gli assignò a D. Isabella non richiese assenso da Federico Re di Napoli, a cui, ed a' suoi successori in caso di vacanza, doveano ricader quegli Stati. In fine dopo varie consulte e trattati fu stabilito, che il Castello di Bari s'aggiudicasse a Carlo V come a diretto padrone, e successor legittimo del Regno; e che la città di Bari col suo Ducato, e gli altri Stati in Calabria s'assignassero alla Regina Bona per tutto il tempo di sua vita, salve però le ragioni di Sforza, alle quali per questo accordo non si recasse pregiudizio veruno. Ciò stabilito l'Imperadore mandò subito Colamaria di Somma Cavaliere Napoletano per Castellano nel Castello di Bari; e la Regina, che accettò le condizioni, vi mandò per Viceduca Scipione di Somma per reggere la città e 'l Ducato.