In cotal guisa si stette sino all'anno 1530, quando Sforza, che con l'assenso dell'Imperador Carlo era già divenuto Duca di Milano, cedè al medesimo Carlo tutte le ragioni riservate, e pretensioni, ch'egli avesse potuto mai avere sopra gli Stati suddetti; onde l'Imperadore divenutone interamente Signore, fece nuova investitura de' medesimi alla Regina Bona, ristretta però mentr'ella vivea; e nel 1536, la investì anche del Castello di Bari con la medesima limitazione di tempo; onde da lei e dal Re Sigismondo suo marito furon da poi governati[155].
Rimasa poi vedova la Regina Bona per la morte accaduta del Re suo marito nell'anno 1548, ancorchè col medesimo avesse procreati quattro figliuoli, un maschio che fu successore nel Regno, chiamato Augusto, e tre femmine: nulladimeno non passarono molti anni, che la Regina col suo figliuolo venne a manifeste discordie. Al Re non piacevano i modi troppo licenziosi di sua madre: all'incontro ella per vivere più libera, prendendo occasione d'essersi Augusto con suo disgusto sposato con una sua vassalla, benchè molto gentile e bellissima, risolvette abbandonar il Regno, ed i figli e ritirarsi in Bari nel suo Stato. Augusto la lasciò andare, onde partita nel 1555 con fioritissima Corte, viaggiò per terra da Craccovia sino a Venezia, dove da quella Signoria fu ricevuta con Real pompa e maravigliose accoglienze: e fra le orazioni del Cieco d'Adria se ne legge ancora una, recitata dal medesimo In Venezia in occasione di questo passaggio[156]. Da Venezia su le Galee della Repubblica si portò a Bari, dove fu accolta con sommi onori e feste grandissime.
Visse in Bari meno di due anni, e frattanto comprò da varj Baroni Campurso, Noja e Trigiano, Terre a Bari vicine, fortificò il Castello, fabbricandovi alcuni nuovi baloardi. Venuta a morte fece il suo testamento, nel quale avendo lasciato a Giovan-Lorenzo Pappacoda suo intimo Cortigiano, che per molti anni l'avea ben servita, ed in Polonia ed in Bari, le Terre suddette; ad insinuazione del medesimo dichiarò in quello, che il Ducato di Bari ed il Principato di Rossano, erano ricaduti per la sua morte al Re Filippo II, ne' quali ella per ciò lo istituiva erede. Morì nel mese di novembre di quest'anno 1557, e fu sepolta nel Duomo di Bari, dove dopo molti anni gli fu fatto innalzare dalla Regina Anna di Polonia sua figliuola, e moglie del Re Stefano Battori, un superbo tumulo, con iscrizione che ancor ivi si vede.
Il Re Augusto, ricevuto avviso della morte della Regina sua madre, e del testamento, fortemente se ne dolse e portò le sue querele all'Imperador Ferdinando suo suocero, pretendendo non aver potuto la madre privarlo di quegli Stati con disporne a favor del Re Filippo, e che l'investitura comprendeva lui anche. Filippo intanto se gli avea già fatti aggiudicare come a se devoluti, e per gratificare il Pappacoda di questo buon servigio, avea dato al medesimo titolo di Marchese sopra Capurso; ed avendo avuto avviso dall'Imperador suo zio delle pretensioni del Re di Polonia, si contentò che così quelle, come le sue, s'esaminassero avanti dell'Imperadore, e secondo quello che a' suoi Savj paresse, si determinasse. Fu accettato il trattato: onde da amendue le Parti si mandarono in Germania famosi Giureconsulti per sostener le loro ragioni. Piacque al Re Filippo II mandar per se da Napoli Federico Longo, eccellente Dottore di que' tempi, e che esercitava allora la carica d'Avvocato Fiscale della Regia Camera; ma questi partito per Vienna, ove risedeva l'Imperadore, giunto a Venezia s'ammalò gravemente, ed a' 24 ottobre del 1561 vi lasciò la vita: fu il suo cadavere riportato a Napoli, dove nella Chiesa di S. Severino gli fu data onorevole sepoltura[157]. Si pensò ad altra persona, e fu scelta quella di Tommaso Salernitano Dottor non men rinomato e Presidente della Regia Camera, il quale portatosi in Germania, e ben ricevuto dall'Imperadore, difese così bene le ragioni del suo Re, mostrando l'investitura della Regina Bona essersi estinta colla sua morte, nè venire in quella compresi i figliuoli, che ne riportò sentenza favorevole, e fu con ciò posto a questa lite perpetuo silenzio. Il Re Filippo rimase cotanto ben soddisfatto del Presidente Salernitano, ch'essendo per la morte del Reggente Francese Antonio Villano nel 1570 vacata quella piazza, lo fece Reggente di Collaterale, dove presiedette sino a 10 giugno del 1548, anno della sua morte[158].
In cotal maniera tratto tratto s'andavano estinguendo nel nostro Regno que' vasti Dominj e Signorie, che sovente rendevano i Possessori sospetti a' Re, e quasi uguali, particolarmente nel Regno degli Aragonesi piccioli Re, i quali oltre di quello di Napoli, non aveano fuori altra Signoria. Erano per ciò sovente soggetti alle congiure ed all'insidie de' Baroni potenti, ed a' continui sospetti, che i malcontenti non invitassero i Franzesi, perpetui competitori, all'acquisto, e che, o con sedizione interna, o guerra esterna, non loro turbassero il Regno. Gli Spagnuoli, secondo che la congiuntura portava, devoluti gli Stati o per morte o fellonia, estinguevano Signorie sì ampie: non rifacevano in lor vece altri, ma, ritenuta la città principale nel Regio Demanio, partivano in più pezzi il rimanente, e delle altre Terre che prima componevano lo Stato ne facevano più investiture: d'uno che n'era o Principe, o Duca, o Marchese, ne facevano molti, concedendo separate investiture; onde si videro nel Regno loro, cominciando dall'Imperador Carlo V e da Filippo II sino al presente, multiplicati tanti Titoli e Baroni, che il lor numero è pur troppo sazievole. Così venne ad estinguersi il Principato di Taranto, il Principato di Salerno, il Ducato di Bari, il Contado di Lecce, il Contado di Nola e tanti altri Ducati e Contee, e per provvido consiglio degli Spagnuoli, ritenute le città principali nel Regio Demanio tutte le Terre e Castelli, onde quelle si componevano, essendo state investite a diversi, siccome assai più nel Regno si multiplicarono i piccioli Baroni, così si proccurò d'estinguere i grandi.
§. II. Morte della Regina Maria d'Inghilterra, e terze nozze del Re Filippo, il quale si ritira in Ispagna, donde non uscì mai più.
Intanto al Re Filippo, mentre queste cose accaddero nel nostro Reame, avea la morte dell'Imperador Carlo suo padre (accaduta, come si è detto, in quest'anno 1558) rapportato non poco dolore, onde non solo in Brusselles (dove allora trovavasi il Re Filippo) in Germania ed Ispagna, ma in tutti i Regni di sì vasta Monarchia, si celebravano pomposi funerali; ed in Napoli nel medesimo anno, mentre governava il Cardinal della Cueva, se ne celebrarono assai lugubri e con grandi apparati. Ma assai maggior dolore sofferì questo Principe, quando, poco da poi della morte dell'Imperadore, a' 17 novembre del medesimo anno, vide l'irreparabil perdita della Regina Maria d'Inghilterra sua moglie, dalla quale non avea procreati figliuoli[159]. Morte che ruppe tutti i disegni, che avea concepiti sopra quel Regno: poichè se ben egli in vita di quella, disperando di prole, per tener un piede in quel Regno, avea trattato di dar Elisabetta sorella di Maria, che dovea succederle del Regno, a Carlo suo figliuolo, natogli dalla prima moglie Maria di Portogallo[160]; o come narra il Tuano[161], avea proccurato con Ferdinando suo zio, che la prendesse per moglie Ferdinando uno de' figliuoli del medesimo, e dapoi, che poca speranza vi fu della vita di Maria, avesse ancora gettate diverse parole di pigliarla esso in matrimonio: nulladimeno la nuova Regina, come donna prudente, avendo scorti questi disegni, e 'l desiderio degl'Inglesi, i quali mal soddisfatti del governo passato, volevano totalmente separarsi dagli Austriaci, appena assunta al Trono assicurò il Regno con giuramento di non maritarsi con forestiere[162]. Ed essendo dall'assunzione sua al Trono incominciati i disgusti, che poi finirono in una total divisione tra lei ed il Papa, il Re di Francia vie più gli andava nutrendo e fomentando, perchè temendo non seguisse questo matrimonio tra lei ed il Re Filippo con dispensazione Pontificia, stimò bene assicurarsene con fomentar le discordie, esagerando al Pontefice non doversi fidare di Elisabetta, anzi abborrirla, come colei, ch'era nutrita colla dottrina de' Protestanti, e quella apertamente professava: onde gli riuscì troncare sul bel principio le pratiche tra la nuova Regina e la Corte di Roma. Così Filippo, deposta ogni speranza, si quietò; e tutti i suoi pensieri furon poi rivolti a stabilire la pace, che meditava ridurre ad effetto con Errico II Re di Francia, la quale sin da' 14 di febbrajo del nuovo anno 1559 s'era cominciata a trattare nella città di Cambrai; ed essendovi per Filippo intervenuti il Duca d'Alba, il Principe d'Oranges, il Vescovo di Aras (poi Cardinal di Granvela) ed il Conte di Melito; e per parte del Re di Francia, il Cardinal di Lorena, il Contestabile, il Maresciallo ed il Vescovo d'Orleans, finalmente a' 13 aprile del detto anno fu conchiusa e stabilita con due matrimonj: poichè al Re Filippo si diede per moglie Isabella primogenita del Re Errico; e la sorella al Duca di Savoja[163]. Pace, che rallegrò tutta Europa, ed in Napoli dal Cardinal della Cueva furono celebrate feste e giostre superbissime. Ma in Parigi queste feste finiron in una lagrimevol tragedia; poichè il Re Errico correndo in giostra, ferito d'un colpo mortale vi lasciò la vita; onde a quel Trono fu innalzato Francesco II. Ed intanto il Re Filippo, partito da' Paesi Bassi per mare, passò in Ispagna, dove fermatosi colla novella sposa, si risolvè di non più vagare[164], ed ivi chiudendosi, non ne uscì mai più, governando dal suo gabinetto la Monarchia.
CAPITOLO III. Del governo di D. Parafan di Rivera Duca d'Alcalà, e de' segnalati avvenimenti, e delle contese ch'ebbe con gli Ecclesiastici ne' dodici anni del suo Viceregnato; ed in prima intorno all'accettazione del Concilio di Trento.
Il Re Filippo fermato in Ispagna con risoluzione di non più vagare, avendo quivi con maravigliose feste fatte celebrare le nozze della nuova Regina Isabella, poco da poi fece anche solennemente giurare da' Popoli di Castiglia per Principe di Spagna, e suo successore nella Corona D. Carlo suo figliuolo; e così poi di mano in mano fece dargli giuramento da' popoli del Reame di Napoli, e degli altri Regni della sua Monarchia. Intanto il Cardinal della Cueva Luogotenente in Napoli, partito per Roma, a' 12 giugno di quest'anno 1559, per invigilare più a presso agli andamenti del Pontefice Paolo IV, essendo accaduta ai 18 agosto la morte del medesimo, bisognò trattenervisi per l'elezione del successore, e fu non molto lontano, che la sorte cadesse in sua persona; ma ostandogli l'essere spagnuolo, e parzialissimo di quella Corona, fu rifatto in luogo di Paolo il Cardinal Giovan-Angelo de' Medici, che Pio IV nomossi. Il Cardinal della Cueva pochi anni dapoi morì in Roma nel 1562, dove nella Chiesa di S. Giacomo della Nazion spagnuola si vede il suo tumulo.
Ma il Re Filippo, che nella scelta de' Ministri mostrò sempre un finissimo accorgimento, avea già molto prima destinato per lo governo di Napoli D. Parofan di Rivera Duca d'Alcalà, il quale allora si trovava Vicerè in Catalogna, uomo d'incorrotti costumi, savio, accorto, coraggioso e molto pio[165]. Giunge egli in Napoli in quel dì appunto, che partì per Roma il Cardinale, dove fu ricevuto con molto apparecchio, e con desiderio uguale all'espettazione, che s'avea della sua rinomata prudenza e giustizia. Ebbe egli ne' primi anni del suo governo a schermirsi da molti colpi di fortuna, nè vi bisognava meno che il suo coraggio per superarli. Si vide il Regno in una estrema penuria di grani, ed i Cittadini camminar pallidi e famelici per le strade dimandando del pane: gli spessi tremuoti, che si facevan sentire, non meno in Napoli, che nelle Province, particolarmente in Principato e Basilicata, riempivano gli animi non meno d'orrore, che le città e Terre di danni e ruine: le contagioni, le gravi malattie, ed in fine tutti i Divini flagelli pioverono sopra il Regno in tempo del suo governo, a' quali però egli colla sua prudenza e pietà diede opportuno e saggio riparo.