Ma mentre che i Cardinali divisi in fazioni, dibattevano in Conclave sopra l'elezione del nuovo Pontefice, verso la fine d'ottobre giunse a noi di Spagna funesta novella, che il Re gravemente infermatosi, dava poca speranza di salute; ma poco da poi giungendo nuovi avvisi, ch'era migliorato, furono dal Vicerè fatte pubbliche magnifiche feste per rallegrar il popolo, e fu veduta la città in tutte le strade arder fuochi per allegrezza e nelle finestre numerosi torchj; tal che per tre sere si continuarono le illuminazioni. Ma miseri nell'istesso tempo, che noi con tanta pompa e gioja celebravamo feste per la ricuperata salute del Re, se n'era già morto il primo di novembre; ed in un punto s'intese la sua morte e l'esaltazione nel trono di Spagna di Filippo d'Angiò. Questo accidente affrettò l'elezione del nuovo Pontefice; poichè congiuntisi insieme i Cardinali Spagnuoli ed i Franzesi, vennero ad eleggere con pluralità di voti il Cardinal Francesco Albani d'Urbino, ch'era stato segretario de' Brevi a tempo del passato Pontefice e non avea più che 51 anni. Fu eletto il dì 23 di novembre di quest'anno 1700 ad ore 18 giorno di Martedì, in cui la chiesa celebra la festività di S. Clemente Papa; onde volle chiamarsi Clemente XI con tutto che fosse stato creato Cardinale da Alessandro VIII.
Il Duca di Medina Coeli nelle tante rivoluzioni di cose, che accaddero dopo l'acerba e funestissima morte del Re Carlo II fu spettacolo insieme e spettatore di varie mondane vicende, le quali in ultimo lo condussero ad un infelice e lagrimevol fine. Di lui oltre i rammentati, ci restano a noi altri monumenti, che si leggono nel V tomo delle nostre Prammatiche, secondo l'ultima edizione 1715.
CAPITOLO IV. Morte del Re Carlo II, leggi che ci lasciò; e ciò che a noi avvenne dopo sì grave ed inestimabil perdita.
I Franzesi per la disperata salute del Re Carlo, sempre più insistendo nella corte di Spagna presso que' Grandi, e sopra ogni altro presso del Cardinal Portocarrero Arcivescovo di Toledo, che sopra quel Re s'avea acquistato grand'opinione di probità e di prudenza, perchè, mancando senza prole, dichiarasse per successore ne' suoi Regni Filippo, secondo figliuolo del Delfino; esageravano non meno i diritti sopra quella monarchia del Delfino per le ragioni della Regina Maria Teresa d'Austria sua madre, e sorella primogenita del Re Carlo, che il loro proprio interesse. Sin dalla guerra mossa per la successione del Brabante, essi s'erano sforzati d'abbattere la di lei rinunzia stabilita con giuramento, ed ogni maggior fermezza e solennità; e sin d'allora aveano pubblicato un libro contenente settantaquattro ragioni per provar la nullità della medesima. Ma essendosi in quella occasione per contrario, con forti e vigorose scritture fatto vedere, quanto quelle fossero deboli e vane: essi aggiungevan ora, che molte di quelle risposte non potevan adattarsi al caso occorso, dove non già la rinunziante, che, trovavasi defunta, aspirava alla successione, ma il di lei figliuolo, al quale non si poteva per colei recar pregiudizio, venendo secondo le leggi chiamato alla successione per propria persona, ed al quale non poteva far ostacolo qualunque rinunzia, che da' suoi maggiori si trovasse fatta. Ma non perciò uscivano d'impaccio; poichè oltre alle pressanti ed amplissime clausole, che in quelle rinunzie s'erano apposte, appunto per render vano quest'asilo; non si dovean tali renunzie regolare secondo le vulgari conclusioni de' nostri Dottori, ma da fini più alti e sovrani, che s'ebbero, quando quelle si fecero: li quali furono la perpetua separazione di queste due monarchie; ed affinchè per qualunque accidente queste due corone non potessero mai congiungersi sopra un sol capo. Per iscansare quest'altro ostacolo, i Franzesi proposero, che tal dichiarazione dovesse farsi, non già in persona del Delfino, ma del Duca d'Angiò suo figliuolo, al qual'egli avrebbe cedute le sue ragioni. In cotal guisa s'evitava l'unione, e mancava il fine, per cui s'eran le rinunzie ricercate. Ma questo concerto, fra di essi cotanto ben ideato, ed aggiustato, non poteva togliere la ragione già acquistata all'Imperador Leopoldo, ed a' suoi figliuoli in vigor de' testamenti de' Re di Spagna, e delle rinunzie, al quale, oltre di non ostare il fine della sempre abborrita unione, ben egli con ceder le sue ragioni all'Arciduca Carlo suo secondo figliuolo, avrebbe ancora avuto più spedito modo di farlo; oltre che s'assumeva da' Franzesi per certo quel ch'era in quistione; poichè quest'appunto si negava, che al Delfino per l'incompatibilità delle corone, si fosse potuto acquistar giammai ragione alcuna, e per conseguenza, niente aveva che rinunziare al Duca d'Angiò suo figliuolo. Ciò, che dunque principalmente spinse gli Spagnuoli ad indurre quel Re, con sommo rincrescimento, a dichiarar per successore il Duca d'Angiò fu il timore, che facendosi altrimente, sarebbe venuto ad effetto il cotanto abborrito partaggio. Ponevano avanti gli occhi di quel piissimo Re le ruine e le calamità, che avrebbero dovuto inevitabilmente soffrire tanti suoi fedeli ed amati popoli, e che la sua pietà non avrebbe permesso d'esporgli a tanti disagi e pericoli. Ricordavangli la grandezza e generosità della nazione spagnuola, la quale sarebbe stata altamente percossa, ed al niente ridotta, se l'avesse lasciata esposta, facendo altrimente, agli oltraggi d'un Re cotanto formidabile e potente. Ma sopra ogni altro gli raccomandavano l'unione della sua monarchia; la quale ingrandita con tanta gloria da' suoi predecessori e ridotta in un'ampiezza, che non avea la simile il mondo, non dovea esporla ad esser così miseramente lacerata e divisa in pezzi, sicchè nelle future età di questa gran macchina appena ne rimanessero le ceneri. Ricordavangli, che il savio Re Ferdinando il Cattolico, ancorchè avesse potuto innalzare al trono, almeno de' regni proprj, e da lui acquistati colle forze d'Aragona, uno del suo casato, volle nondimeno chiamare alla successione di tutti Carlo d'Austria Fiamengo; perchè ben conosceva, che nella persona di quel potentissimo Principe e per quel ch'era, e per quel che dovea essere, poteano quei Regni mantenersi uniti formando una ben ampia monarchia, la quale avrebbe potuto lungamente durare, e non dissolversi con iscadimento della sua gloria, e dell'inclita nazione spagnuola.
Espugnato per tanto il Re ne' principj d'ottobre per queste insinuazioni suggeritegli, fra gli altri, con vigore dal Cardinal Portocarrero, aggravatosi il male, disperarono i Medici della sua salute: e postosi nella fine di quel mese in agonia, spirò il primo di novembre, giorno di Lunedì, di quest'anno 1700. Il martedì fu imbalsamato il suo cadavere, ed il mercoledì fu esposto nel regal palagio in quella medesima stanza dove nacque. Assisterono molti religiosi in una gran sala per li suffragj, dove in molti altari ivi eretti furon celebrati i sacrificj insino al venerdì, nel qual giorno furono celebrate tre messe solenni nelle cappelle regali e da poi una pontificale coll'assistenza di tutt'i Grandi. Fu da poi levato il cadavere e portato nell'Escuriale, accompagnato da tutti i Grandi, da quelli della regal casa e dalle quattro religioni mendicanti: dove se gli diede sepoltura con quelle solennità, che convenivano ad un così grande ed amato Re. Fu seppellito nell'istesso giorno e nell'istessa ora che veniva a compire 39 anni di sua vita. Cominciò egli a regnare da' 6 di novembre dell'anno 1675, nel qual dì finì i quattordici anni della sua età e la reggenza della Regina madre e della Giunta. Nel 1679, ai 30 d'agosto prese per moglie Maria Lovisa di Borbone, e costei morta a' 12 di febbrajo del 1689, prese nell'anno seguente Marianna di Neoburg: di niuna delle quali lasciò prole. Fra le sue virtù furono ammirabili la pietà e la religione: giammai se n'intese parola alcuna ingiuriosa: aveva una somma applicazione al dispaccio, privandosi sovente dell'ore del divertimento, per non mancare alla spedizione di quello: nè mai risolveva cosa, senza che precedesse il Consiglio de' suoi ministri, ed eseguiva i loro dettami con tanta esattezza, che anche le cose, ch'egli ardentemente desiderava, s'asteneva di farle, e sovente ne ordinava di molte, anche contro il proprio sentimento, sempre che così gli era da' suoi ministri consigliato, riputando, che in cotal guisa operando, non avea di che render conto a Dio dell'amministrazione de' suoi Regni. Fu sommamente divoto di Nostra Signora degli Angioli, ed ebbe speziale e costante venerazione al Santissimo Sagramento dell'Eucaristia, tal che non mancava d'assistere all'esposizioni delle quaranta ore circolari.
Lasciò pure a noi questo piissimo Principe alcune sue leggi; e nel 1675, primo anno del suo regnare dopo la Reggenza, ne stabilì una, colla quale comandò, che gli ufficj, senza il suo regale assenso, non potessero nè obbligarsi, nè vendersi, e conceduti in burgensatico, non si stendesse più oltre la concessione, che insino al quarto grado: comandò ancora, che dagl'inquisiti, prima che fossero convinti rei, non potesse esigersi cosa alcuna di giornate, o d'altro, ma aspettarsi la loro condanna: prescrisse i modi e le norme intorno alla fabbrica e lavori di seta, d'argento e d'oro, per toglier le frodi, le quali, come si disse, furono pubblicate dal Marchese del Carpio in tempo del suo governo; e diede vari provvedimenti, che sono additati nella Cronologia prefissa al primo tomo delle nostre Prammatiche, secondo l'ultima edizione.
Concedè pure questo clementissimo Re alla nostra città e Regno molti privilegj e grazie, così quelle cercate in tempo dell'ambasceria di D. Ettore Capecelatro, che ancorchè domandate vivente il Re Filippo IV, ebbero compimento nell'anno 1666 dopo la sua morte; come quelle domandate da D. Luigi Poderico, e da D. Francesco Caracciolo Marchese di Grottola ambasciadori inviati alla corte; ed altre, che si leggono nel II volume de' Privilegj e Capitoli impresso ultimamente nel trascorso anno 1719.
Giunse in Napoli la funesta novella della morte del Re Carlo II a' 20 di novembre di quest'anno 1700, e nell'istesso tempo l'avviso d'aver egli dichiarato per suo successore in tutt'i Regni della monarchia di Spagna Filippo Duca d'Angiò; ed il Duca di Medina Coeli per maggiormente accreditarne la fama, fece tosto imprimere e pubblicare due clausole, che diceansi essere estratte dal testamento del defunto Re, in una delle quali dichiaravasi la successione nella persona del Duca d'Angiò e nell'altra s'esprimeva la Giunta del Governo, ch'egli avea eretta sin tanto che il successore non si fosse portato in Ispagna, Capo della quale si faceva la Regina vedova e li governadori erano il Presidente, o Governadore del Consiglio di Castiglia, il Vicecancelliere, o Presidente d'Aragona, l'Arcivescovo di Toledo, l'Inquisitor Generale, un Grande, ed un Consigliere di Stato. Accompagnò il Medina quelle clausole con una lettera scrittagli dalla Regina e Governadori suddetti, per la quale se gli imponeva, ch'eseguisse ciò che quelle ordinavano e ciò che in simili casi solevasi praticare. I popoli attoniti e sorpresi a tanta novità, commossi dal dolore per la morte d'un Principe cotanto pio e religioso, piansero la comune sciagura per tanta perdita; ed il Medina imitando l'esempio degli altri Regni di Spagna, fece eseguire il comando, tal che senza commozione o scompiglio alcuno fu da noi riconosciuto quel Principe, che la Spagna ci aveva dato.
(Il Testamento del Re Carlo II contenente LIX Clausole, fra le quali le 14 e 15 contengono la successione dichiarata per Filippo d'Angiò leggesi impresso in più raccolte e Scrittori; presso Cassandro Tucelio in Actis Publicis Tom. 5 c. 5 pag. 299, presso Fabri Staats-Cantzeller. tom. 5 pag. 135, nella vita di Carlo III part. 1 p. 95 e nelle Mem. de la Guerre, tom. 2 pag. 253).
Ferirono questi inaspettati avvenimenti altamante l'animo, non meno dell'Imperador Leopoldo[87] per lo gran torto, che pareagli essersi fatto alle sue ragioni, in manifestamento dalle quali fu dato poi alle stampe nel 1703 il libro intitolato: Defense du droit de la Maison d'Autriche à la succession d'Espagne[88]; che degli altri Principi concorsi nel meditato partaggio, i quali tenendosi delusi dalle arti del Re Franzese, e mal sicuri, se permettessero, che tanta potenza e tanti Regni s'unissero nella casa di Francia; e considerando, che tutto il timore della Spagna era di non vedere la loro monarchia divisa, fu risoluto d'impiegare tutte le lor forze, per metter in quel trono Carlo Arciduca d'Austria, figliuolo secondogenito di Leopoldo, al quale perciò, non meno il padre, che il fratello, cederono le loro ragioni[89]: sicchè fu egli dichiarato Re di Spagna, e spinto a condursi in quei Regni per discacciar l'emulo dalla Sede. Gli Olandesi si dichiararono per l'Arciduca: il Re d'Inghilterra, quel di Portogallo, e poi il Duca di Savoja si unirono coll'Imperadore e fecero fra di lor lega per togliere dal possesso degli Stati di Spagna Filippo e riporvi l'Arciduca Carlo. Fu ciò cagione d'una sanguinosa e crudel guerra, fra gli Alleati e la Francia, la quale fu dichiarata l'anno 1701. Ed essendo da poi morto il Principe d'Oranges dichiarato Re d'Inghilterra, sotto il nome di Guglielmo III ch'era entrato in quell'Alleanza; la Regina Anna Stuarda secondogenita di Giacomo II che successe in quel reame, non pur confermò l'alleanza, ma con impegno maggiore impiegò le forze del suo Regno per mettere nel trono di Spagna il Re Carlo. Le sue flotte ve lo condussero: Catalogna fu presa, ed in Barcellona il nuovo Re collocò la sua Sede regia, il qual poi costrinse Filippo, colle forze imperiali, ed inglesi a lasciar la città di Madrid: e se la battaglia di Almanza guadagnata da' Franzesi il dì 25 d'aprile dell'anno 1707 non frastornava il bel disegno, la Spagna sarebbe passata interamente sotto il suo dominio. Non potè avere l'Imperador Leopoldo il piacere di veder così bene impiegate le sue armi, ed esser secondati i suoi voti da sì prosperi successi: era egli già morto, ed in suo luogo eletto nel 1705 Giuseppe I suo figliuolo.