Ma non meno in Fiandra, che in Italia ebbero a questi tempi le gloriose armi imperiali felici avvenimenti. Non pur si tolse l'assedio a Turino ma in un tratto fu occupato lo Stato di Milano, Mantova, e l'altre piazze della Lombardia; tal che i Franzesi furon costretti abbandonar l'Italia, e ritirarsi colle loro truppe in Francia. Aveano i Franzesi per soccorrere il Milanese lasciato voto il nostro Regno di loro truppe; onde s'ebbe opportunità di tentarne l'impresa con felicissimo successo. Per la natural affezione di questi popoli all'augustissima casa d'Austria, bastò al Conte Daun con un sol distaccamento dell'esercito imperiale, che l'Imperador Giuseppe teneva in Lombardia, entrar, senza esservi chi gli facesse opposizione, nel Regno, ed a' 7 di luglio di quest'anno 1707 felicemente impossessarsi, in nome del Re Carlo, della città di Napoli, gli Eletti della quale corsero insino ad Aversa a presentargli le chiavi. L'esempio della Metropoli fu tosto imitato dalle altre città del Regno: i castelli tutti si resero alle vittoriose insegne: Pescara parimente fu resa: sola Gaeta, dove eransi ritirati gli Spagnuoli, fece resistenza; ma in men di tre mesi, dopo breve assedio fu presa per assalto e saccheggiata. In breve con universal giubilo e contento furono ricevute le imperiali armi e senza commozione, senza scompiglio e senza que' disordini, che sogliono cagionare le mutazioni di nuovi dominj, il Regno tutto pacatamente ed in somma tranquillità passò sotto il dominio del Re Carlo, che teneva allora collocata la sua Sede regia in Barcellona.

Furono ritenute le medesime leggi, i medesimi magistrati, (sol mutandosi le persone di coloro, ch'eranvi dal suo emolo fra que' sette anni stati esaltati) li medesimi stili nelle segretarie all'uso di Spagna, ed i medesimi istituti. Gli Spagnuoli, che vollero rimanere, furono mantenuti ne' loro posti: furono ne' Tribunali conservate le alternative, ch'essi godevano nelle toghe: in breve, toltone i Vicerè di nazion tedesca, e gli ufficiali militari, che aveano il comando delle loro truppe, in niente fu alterata la politia del Regno.

Ricevette però non picciol vantaggio dall'aver fatto ritorno sotto il dominio di questa augustissima famiglia, per le tante concessioni e privilegi, che a larga mano, sopra tutti gli altri Re suoi predecessori, gli furon conceduti da un sì grato ed indulgentissimo Principe. Egli mosso dalla fedeltà e prontezza mostrata in quest'occasione, concedette alla città e Regno nuove grazie, e tutte considerabilissime, e quel ch'è più, la pronta esecuzione dell'antiche. Onorò la città, ed i suoi Eletti con nuovi e più speziosi titoli. Preferì i suoi nazionali nelle cariche, beneficj e negli uffizj, escludendone i forestieri. Con più sue regali cedole stabilì l'importante diritto dell'Exequatur Regium in tutte le Bolle, Brevi ed altre provvisioni, che ci vengono di Roma: vietò rigorosamente l'alienazione dei fondi delle entrate regali: sterminò affatto ogni vestigio d'Inquisizione: con suoi Regali editti comandò, che in tutt'i Beneficj, Vescovadi, Arcivescovadi, ed altre Prelature del Regno ne fossero affatto esclusi i forestieri, nè che in lor beneficio sopra quelli possano imporsi pensioni o altre gravezze; confermò tutti i privilegi e grazie concedute al Baronaggio, ed al Regno, da' Re suoi predecessori; tolse la Ruota del Cedulario: volle, che contro il suo Fisco militasse la prescrizion centenaria, anche nelle regalie, nelle cose giurisdizionali e nelle altre sue ragioni fiscali: stese la succession feudale a favor de' Baroni per tutto il quinto grado. Nè dee riputarsi picciol giovamento quello, che si ritrae dal venire ora il nostro Regno compreso nelle tregue, che si fanno dall'Imperio col Turco: e dal commerzio, al quale è inteso d'aprire colla Germania ne' nostri Porti, con scale franche; ciò, che dagli Spagnuoli non era da desiderare, non che da sperare. In fine concedè a noi tante rilevanti grazie, le quali non senza nostra confusione insieme e contento, leggiamo ora nel II volume delli Privilegi e Grazie fatto imprimere nell'anno 1719 dalla nostra città, perchè non meno si sappiano i suoi pregi, che la munificenza di un tanto Principe, de' quali gli è piaciuto di profusamente arricchirla.

Intanto fu provveduto il nostro Re Carlo III d'una non men savia, che avvenente Principessa per moglie Elisabetta Cristina di Wolffembutel, la quale da' suoi Stati, traversando la Germania e l'Italia, si condusse in Barcellona al suo sposo; nel qual tempo i progressi delle sue armi in Ispagna, sotto la condotta del Conte di Staremberg, fecero maravigliosi acquisti, penetrando co' suoi eserciti insino a Madrid; e se il Duca di Vandomo, al quale era stato conferito il comando delle truppe di Spagna, non si fosse valorosamente opposto all'esercito nostro, costringendolo a ritirarsi in Catalogna, la guerra di Spagna sarebbe allora gloriosamente finita. Gli Olandesi e gl'Inglesi dall'altra parte aveano interamente rotti i Franzesi in Fiandra, nella battaglia, che lor diedero vicino ad Oudenarde sopra la Schelda, la quale portò in conseguenza la presa di Lilla e di Gant; e poi l'anno seguente quella di Tournai e di Mons; tal che costrinsero Lodovico XIV a far proposizioni di pace, le quali, ancor che fossero svantaggiose alla Francia, nelle conferenze che si fecero in Gertruidemberg fra i Plenipotenziari della Francia, dell'Inghilterra e dell'Olanda, non furono accettate.

Ma la morte accaduta in quest'anno 1711 a' 17 di aprile dell'Imperador Giuseppe, in età di 32 anni, otto mesi e ventitrè giorni, senza lasciar di se prole maschile, ruppe tutti i disegni, e fece mutar sembiante allo stato delle cose. Tutti i Principi d'Alemagna richiamavano il nostro Re all'Imperio, tal che, stando egli in Barcellona, fu dal comun lor consenso in Francfort eletto Imperadore, e Carlo VI sempre Augusto Imperador Romano fu universalmente acclamato. Gli convenne perciò, lasciando la Regina Elisabetta in Barcellona al Governo di Catalogna di ritornare in Alemagna e prender il possesso dell'Imperio. Ed intanto il Re di Francia, profittandosi di tal mutazione, e più per aver ridotta la Regina Anna d'Inghilterra con vari negoziati e lusinghe a' suoi voleri, promosse con maggior calore nuovi trattati di pace. Indusse da principio quella Regina ad acconsentire ad una sospension d'armi fra la Francia e l'Inghilterra, tal che fece ella ritirare le sue truppe, che avea in Fiandra, dall'esercito degli Olandesi; il qual essendo divenuto più debole a cagion di questa ritirata, fu assalito dall'esercito Franzese guidato dal Maresciallo di Villars, e stretto sì vivamente a Denain, che dopo una considerabil perdita, i Franzesi s'impadronirono del campo nemico, presero poi S. Amando e Marchienna, fecero levar l'assedio da Landrecì, e costrinsero la città di Dovay e quella di Quesnoy alla resa.

Questi vantaggi costrinsero gli Alleati ad ascoltare le proposizioni di pace; onde furono nominati dall'una e dall'altra parte i Plenipotenziarj, i quali portatisi in Utrech (dopo essersi a' 14 marzo, tra il nostro Imperadore ed il Re di Francia, accordato un armistizio per Italia e l'evacuazione della Catalogna e di Majorica[90]) conchiusero la pace il dì 11 del mese di aprile dell'anno 1713 fra l'Inghilterra, l'Olanda, Portogallo, Savoja, Prussia, Francia e Spagna. Fu tra di loro stabilito, che col mezzo della rinunzia fatta da Filippo alla Corona di Francia, tanto per se, quanto per li suoi discendenti, e di quella del Duca d'Orleans alla Corona di Spagna, a Filippo rimanessero le Spagne e l'Indie. La Sicilia fu data al Duca di Savoja, al quale anche fu promessa la successione al Regno di Spagna, come pure a' suoi eredi, in caso venisse a mancare il ramo di Filippo. Il Regno di Napoli ed il Ducato di Milano rimanesse al nostro Imperadore. Gli Elettori di Baviera e di Colonia furono restituiti nel possesso de' loro Elettorati. La Regina Anna fu riconosciuta Regina d'Inghilterra, e dopo la di lei morte il Principe d'Annover e suoi eredi. Che le fortificazioni di Doncherc dovessero demolirsi. Le Piazze della Fiandra spagnuola furono date in potere degli Olandesi, per essere restituite alla Casa d'Austria; e Lilla, ed Aire furono restituite al Re di Francia.

Il nostro Imperadore non volle ratificar questo trattato per non pregiudicare le sue ragioni sopra la Spagna, nè volle colla medesima trattar pace, per ciò ne fu fatto un altro particolare tra lui e la Francia, in Rastat il dì 6 di marzo del seguente anno 1714[91], col quale si confermarono le condizioni precedenti a riguardo di tutte le altre Potenze, ma non già di cedere le sue ragioni e titoli sopra quella monarchia, da poterle, quando che sia, sperimentar coll'armi. Fur per tanto questi trattati di pace eseguiti con ogni sincerità (toltone la Spagna) fra tutte le Potenze, che vi concorsero. Al Duca di Savoja fu data la Sicilia; se bene avendo poi la Spagna voluto romper questo trattato, con tentar d'occuparla di nuovo per se, questa mossa è stata cagione, che lo scambio, che poi se ne fece, sia riuscito in maggior vantaggio del nostro Monarca; poichè vindicata colle sue armi, dalle mani degli Spagnuoli, si diede al Duca in iscambio della Sicilia l'Isola di Sardegna, tal che la Sicilia rimane ora unita al nostro Regno, come prima, sotto un medesimo Principe.

(Gli articoli accordati nel campo vicino Palermo per l'evacuazione de' Spagnuoli dal Regno di Sicilia e di Sardegna a' 6 maggio del 1720 tra il Conte di Merus per l'Imperadore e tra il Marchese di Lede General comandante degli Spagnuoli, si leggono presso Lunig[92], siccome gli articoli accordati da' medesimi nel campo suddetto a' 8 dello stesso mese, riguardanti l'evacuazione del Regno di Sardegna, si leggono presso lo stesso pag. 1435. Per esecuzione de' quali, usciti da quella gli Spagnuoli, ne presero il possesso le truppe Cesaree, ed in vigore dell'Artic. II della quadruplice Alleanza, la maestà di Cesare per mezzo del Principe di Ottaiano suo plenipotenziario costituito a questo atto, diede il possesso del Regno col titolo di Re al Duca di Savoja, il quale dall'ora avanti deposto il titolo di Re di Sicilia, assunse quello di Re di Sardegna).

Fu evacuata la Catalogna, e l'Imperadrice Elisabetta ritornò in Alemagna, nell'imperial Sede di Vienna, a ricongiungersi col suo Augusto marito, di cui già gravida, diede poi alla luce un Principe; ma morte troppo acerba, crudele ed inesorabile a noi presto cel tolse, lasciandoci in amari lutti e pianti.

Fu per tanto per lo governo di questi Regni di Spagna, che rimanevano all'Imperador Carlo, eretto in Vienna un supremo Consiglio, composto non men di Consiglieri di toga, che di Stato, e nel quale non v'hanno parte alcuna Ministri tedeschi. A questo dal nostro Regno si manda un Reggente, come già praticavasi sotto il governo degli Spagnuoli di mandarsi in Madrid. Si serbano per ciò i medesimi istituti e le segretarie rimangono ancora all'uso di Spagna: in quella lingua vengon dettate le regali cedole ed i dispacci, ed i Ministri spagnuoli, che seguirono il nostro Augustissimo Principe ritengono in quel Consiglio la lor parte, di cui ora è Capo e presidente l'Arcivescovo di Valenza, che sopra tutti gli altri è distinto nella fedeltà e zelo del servigio del suo Signore.