D. Pietr'Antonio d'Aragona Vicerè favorì i loro acquisti, ed a' suoi tempi, oltre dell'Ospidale di S. Gennaro fuori le mura della città, ebbe compimento e perfezione il famoso Romitorio di Suor Orsola. Gli Scalzi Eremitani di S. Agostino aprirono sotto il Governo del Marchese de Los Velez, una magnifica Chiesa col titolo di S. Nicolò Tolentino. La morte di Gaspare Romer rinomato mercatante fiamengo, arricchì non pur lo Spedale degl'incurabili, ma il Monastero delle donne Monache del Sagramento. Altri Mercatanti forestieri, non avendo a chi lasciare le loro ricchezze, fondarono nuovi Monasteri, invitandovi Monache loro compatriote ad abitarvi. Si aggiunsero ancora l'eccessive doti ed i vitalizj, che si costituiscono nell'entrar che le Monache fanno ne' Monasteri, ai quali dopo la lor morte le doti rimangono e quando ne' primi tempi fu gran contrasto, se il ricever tali doti fosse simonia, poi si ricevettero senza il minimo dubbio. Fu ancora introdotto, che i Monaci istessi si riserbassero grossi vitalizj, ed a questi ultimi tempi tal riserba è penetrata sino a quelli delle Religioni mendicanti, e poco lor resta d'avanzar quest'altro passo nell'entrare a' Monasteri, cioè di farsi costituire anche proprj patrimonj. A questo fine, in quest'ultimi tempi non si sono vedute più riforme d'antiche Religioni, ma novelle Congregazioni di Preti: si sono scacciati i cappucci, e s'amano ora più le berrette, per menar una vita più agiata, senza coro e senza quelle altre soggezioni ed incomodi, che porta seco l'austero e rigido cappuccio.

Per tanti e sì innumerabili fonti sono derivate in noi sì vaste e smisurate ricchezze degli Ecclesiastici, le quali sono un'evidente cagione della nostra miseria. I pubblici pesi si soffrono da' secolari solamente, e si rendono ora assai più insopportabili, perchè passando continuamente i beni, che prima erano in poter dei laici, in mano degli Ecclesiastici, viene a cadere tutto il peso, che prima era ripartito, sopra il rimanente, che resta sotto al dominio de' laici. Si fa conto dai più esperti e da coloro, che sanno lo stato del Regno, che delle tre parti delle rendite, presso che due si trovano nelle mani degli Ecclesiastici, dalle quali non possono mai ritornare in potere de' laici, per le leggi strettissime fatte a lor beneficio, che l'impediscono. Altri comunemente affermano, che se il Regno si dividesse in cinque parti, si troverebbe, che gli Ecclesiastici ne hanno quattro delle cinque; poich'essi hanno del suolo quasi la metà del tutto e sopra il rimanente, per li Legati, ed altri doni consimili ne hanno un'altra e mezza; perchè niun muore, senza che lasci qualche Legato a qualche Chiesa o Convento. Oltre a ciò fra qualche tempo faranno pure acquisto di tutto il rimanente, perchè abbondando di denari raccolti da' Legati e dagli avanzi delle loro amplissime rendite, fanno del continuo compre di stabili. Tal che gli riflessivi Viaggianti forestieri, che stupidi ammirano tante e sì sterminate ricchezze, e fra gli altri il prudente e savio Burnet, presagirono, che se non vi si pone alcun freno, siccome giungeranno a comprarsi l'intera città, così nel termine d'un secolo diverranno gli Ecclesiastici padroni di tutto il Regno.

Conobbero i nostri maggiori un così ruinoso disordine, e proccurarono por freno a sì sterminati acquisti. Quando in nome della città, Baroni e Regno fu mandato il Reggente Ettore Capecelatro al Re Filippo IV fra l'altre grazie, che si chiesero a quel Monarca, una fu perchè provvedesse e dasse freno agli acquisti de' beni, che si facevano dagli Ecclesiastici nel Regno. E non essendovisi per la morte del Re Filippo data alcuna provvidenza, furono replicate le suppliche al suo successore Carlo II; ma da questo Re riputandosi ciò cosa di gran momento, non se n'ottenne altro, che una promessa di volervi poi più pesatamente provvedere[107]. Ma sotto il felicissimo Governo del nostro Augustissimo Monarca, incoraggita la città ed il Regno dalla sua magnanimità e clemenza porsegli nuove preghiere, nelle quali esprimendo le miserie, che si cagionavano per ciò al Regno, il danno, non men del Regal Erario, che de' sudditi; gl'incontrastabili regali diritti, ch'egli avea di poter ciò comandare e gli esempj degli altri Principi religiosissimi, che ne' loro Reami aveano con prudenti leggi ripressi tali acquisti; istantemente lo pregarono, che lo stesso comandasse egli nel Regno di Napoli, in guisa che gli Ecclesiastici per l'avvenire non potessero acquistare beni stabili nè per se stessi, nè per mezzo di altre persone, e che se per avventura per Legato o per altra qualunque via lor pervenissero beni stabili, debbiano quelli vendere e contentarsi del prezzo. Reggendo in quel tempo, per l'assenza del Re da Barcellona, la Regina Elisabetta, questa savissima Principessa, mossa da queste suppliche, degnossi con suo regal dispaccio, spedito in Barcellona a' 19 marzo del 1712[108] premurosamente comandare al Conte Carlo Borromeo allora nostro Vicerè, che inteso il Collateral Consiglio, ed il Tribunal della Regia Camera l'informasse pienamente con suo parere di quanto occorreva sopra la dimanda fatta, affinchè potesse sopra ciò prender quella risoluzione, che stimerà più giusta e conveniente[109]. In esecuzione di questa regal cedola, che esecutoriata dal Regio Collateral Consiglio fu rimessa alla Regia Camera, fu da questo Tribunale, per ciò che si appartiene a lui, fatta la richiesta relazione, e rimane solamente ora, che lo stesso s'esegua dal Consiglio Collaterale: il quale intanto (ciò pendente) a' ricorsi della città, che invigila ad impedire qualunque novità che frattanto si tentasse dagli Ecclesiastici in far nuovi acquisti, suol ordinare, che con effetto si faccia la domandata relazione a S. M. C. e Cattolica, e frattanto che non s'innovi cos'alcuna.

Non vi è da dubitare, che fra tanti e sì segnalati beneficj, de' quali ha il nostro Augustissimo Principe ricolmo questo suo Regno, tal che sotto tanti, che lo dominarono, non fu veduto mai in istato sì florido e vigoroso, quanto ora, che riposa sotto il clementissimo suo Impero, non s'abbia a sì giusta e gloriosa opera da dare il suo fine e compimento. E tanto più dobbiamo noi ora sicuramente sperarlo, quanto che fra gli altri suoi pregiati beneficj, ha voluto a questi ultimi dì concederne un maggiore, di commettere il Governo di questo Regno al savissimo Cardinal Michele Federico d'Althann, nostro Vicerè, il quale emulando la gloria de' più rinomati e saggi suoi predecessori, fa, che alla cara ed onorata memoria, che a noi è rimasa del giusto e savio Governo del Marchese del Carpio, si accoppii anche la sua, e che siccome pari sono le sollecitudini, che e' tiene in governarci, pari le opere e la sapienza, giusto è, che pari ancora sia la sua gloria e l'immortal suo nome.

FINE DEL NONO ED ULTIMO VOLUME.

[ TAVOLA DE' CAPITOLI] CONTENUTI
NEL TOMO NONO

[LIBRO TRENTESIMOQUINTO] pag. 5
[Cap. I.] Di D. Ferdinando Ruiz di Castro conte di Lemos; e della congiura ordita in Calabria per opera di F. Tommaso Campanella Domenicano, e di altri Monaci Calabresi del medesimo Ordine 6
[Cap. II.] Del Governo di D. Giovanni Alfonso Pimentel d'Errera conte di Benavente; e delle contese, ch'ebbe con gli Ecclesiastici per la Bolla di Papa Gregorio XIV, intorno all'immunità delle Chiese 16
[Cap. III.] Del Governo di D. Pietro Fernandez di Castro Conte di Lemos; e suoi ordinamenti intorno all'Università dei nostri Studi, perchè presso noi le discipline e le lettere fiorissero 27
[Cap. IV.] Del Governo di D. Pietro Giron Duca d'Ossuna; e delle sue spedizioni fatte nell'Adriatico contro Veneziani ch'ebbero per lui infelicissimo fine 37
[Cap. V.] Infelice Governo del Cardinal D. Antonio Zapatta. Morte del Re Filippo III, e leggi che ci lasciò 56
[LIBRO TRENTESIMOSESTO] 63
[Cap. I.] Di D. Antonio Alvarez di Toledo Duca d'Alba, e del suo infelice e travaglioso governo 64
[Cap. II.] Del Governo di D. Ferrante Afan di Riviera Duca d'Alcalà 72
[Cap. III.] Di D. Emmanuele di Gusman conte di Monterey; e degl'innumerabili soccorsi, che si cavarono dal Regno di gente e di denaro in tempo del suo Governo 82
[Cap. IV.] Del Governo di D. Ramiro Gusman Duca di Medina las Torres; e de' sospetti, che s'ebbero di nuove invasioni tentate da' Franzesi 96
[Cap. V.] Il Principato di Catalogna si sottrae dall'ubbidienza del Re, e si dà alla Protezione e Dominio Franzese. Il Regno di Portogallo parimente scuote il giogo, ed acclama per Re Giovanni IV Duca di Braganza. Guerre crudeli, che perciò s'accendono per la ricuperazione della Catalogna; per sostegno delle quali, siccome per quella di Castro, bisogna pure dal Regno mandar gente e denaro 104
[§. I.] Il Regno di Portogallo scuote il giogo, e si sottrae dalla Corona di Spagna 111
[Cap. VI.] Caduta del Conte Duca, che portò in conseguenza quella del Duca di Medina, il quale cede il Governo all'Ammiraglio di Castiglia suo successore 119
[Cap. VII.] Del breve Governo di D. Giovanni Alfonso Enriquez Almirante di Castiglia 126
[LIBRO TRENTESIMOSETTIMO] 133
[Cap. I.] Del Governo di D. Rodrigo Ponz di Leon Duca d'Arcos; e delle spedizioni, che gli convenne di fare per preservare i Presidj di Toscana dalle invasioni dell'armi di Francia 135
[Cap. II.] Sollevazioni accadute nel Regno di Napoli, precedute da quelle di Sicilia, ch'ebbero opposti successi: quelle di Sicilia si placano; quelle di Napoli degenerano in aperte ribellioni 142
[Cap. III.] Venuta di D. Gio. d'Austria figliuolo naturale del Re; che inasprisce maggiormente i sollevati, i quali da tumulti passano a manifesta ribellione. Fa che il Duca d'Arcos gli ceda il Governo del Regno, credendo con ciò sedar le rivolte. Parte il Duca, ma quelle vie più s'accrescono 154
[§. I.] D. Giovanni d'Austria prende il Governo del Regno 162
[Cap. IV.] Di D. Innico Velez di Guevara, e Tassis, Conte d'Onnatte, nel cui governo si placarono le sedizioni, e si ridusse il Regno sotto il pristino dominio del Re Filippo 165
[Cap. V.] Il Conte d'Onnatte restituisce i Presidj di Toscana all'ubbidienza del Re, e rintuzza le frequenti scorrerie de' banditi. Sua partita: monumenti e leggi che ci lasciò 169
[Cap. VI.] Governo di D. Garzia d'Avellana, ed Haro Conte di Castrillo, nel quale il Duca di Guisa con nuova armata ritenta l'impresa di Napoli, ed entra nel Golfo, ma con infelice successo 176
[Cap. VII.] Crudel pestilenza miseramente affligge la città ed il Regno: si estingue, ed al Conte vien dato successore 183
[LIBRO TRENTESIMOTTAVO] 196
[Cap. I.] Il Conte de Pennaranda manda dal Regno soccorsi per l'impresa di Portogallo: reprime l'insolenza de' banditi; e festeggia la natività del Principe Carlo e le nozze dell'Imperador Leopoldo con Margherita d'Austria figliuola del Re: parte indi dal Regno, essendogli dato successore 201
[Cap. II.] Governo di D. Pascale Cardinal d'Aragona 204
[Cap. III.] Morte del Re Filippo II, suo testamento e leggi che ci lasciò 208
[Cap. IV.] Stato della nostra Giurisprudenza nel Regno di Filippo III e IV, e de' Giureconsulti ed altri Letterati che vi fiorirono 213
[§. I.] L'Avvocazione in Napoli si vede a questi tempi in maggior splendore e dignità 226
[Cap. V.] Politia delle nostre Chiese di questi tempi, insino al Regno di Carlo II 236
[§. I.] Monaci e beni temporali 240
[LIBRO TRENTESIMONONO] 249
[Cap. I.] D. Pietro Antonio d'Aragona ributta la pretension del Pontefice promossa per lo Baliato del Regno. Si muove nuova guerra dal Re di Francia col pretesto della successione del Ducato del Brabante con altri Stati della Fiandra, la qual si termina colla pace d'Aquisgrana 250
[Cap. II.] D. Pietro Antonio d'Aragona soccorre a' bisogni della Sardegna per la morte data a quel Vicerè: perseguita i Banditi nel Regno: riduce a perfezione la numerazione de' fuochi: va in Roma a prestar in nome del Re ubbidienza al nuovo Pontefice: nel suo ritorno gli vien dato il successore: monumenti e leggi che ci lasciò 263
[§. I.] D. Federico di Toledo Marchese di Villafranca rimane Luogotenente nel Regno, nel tempo che l'Aragona va in Roma a dar l'ubbidienza al nuovo Pontefice 269
[Cap. III.] Governo di D. Antonio Alvarez Marchese d'Astorga molto travaglioso ed infelice per li disordini, ne' quali trovò il Regno, e molto più per le revoluzioni accadute in Messina 274
[§. I.] Per le rivolte di Messina si riscuoton dal Regno grossi Sussidj 277
[Cap. IV.] Il Marchese de Los Velez nuovo Vicerè prosiegue a mandar soccorsi per la riduzione di Messina, la quale finalmente, abbandonata da' Franzesi ritorna sotto l'ubbidienza del Re 294
[Cap. V.] Il Marchese de los Velez, finita la guerra di Messina, riordina il meglio, che può, il Regno: suoi provvedimenti: sua partita e leggi che ci lasciò 302
[LIBRO QUARANTESIMO] 315
[Cap. I.] Del Governo di D. Gaspare de Haro Marchese del Carpio: sue virtù: sua morte e leggi che ci lasciò 316
[Cap. II.] Governo di D. Francesco Benavides conte di S. Stefano: suoi provvedimenti e leggi che ci lasciò 329
[Cap. III.] Governo di D. Luigi della Zerda Duca di Medina: sua condotta, ed infelicissimo fine 336
[Cap. IV.] Morte del Re Carlo II, leggi che ci lasciò; e ciò che a noi avvenne dopo sì grave ed inestimabil perdita 344
[Cap. V.] Stato della nostra Giurisprudenza, e dell'altre discipline, che fiorirono fra noi nella fine del secolo XVII insino a questi ultimi tempi 368
[Cap. VI.] Politia Ecclesiastica di questi ultimi tempi 378
[§. I.] Monaci e beni temporali 387

FINE DELL'INDICE

NOTE:

[1]. Chioc. M. S. Giur. tom. 1 in fin.